cosa resterà in lui delle voci

C’è gente, nel bar. Tavoli in formica, bancone acciaio inox, qui nessun designer è stato interpellato per creare atmosfera. Niente finto storico, niente strano high-tech futuribile. Un bar e basta. Qualche coppia anziana che aspetta la terapia (la mutua è lì vicino), due o tre operai in sgargiante casacca della raccolta differenziata, due bellocce oltrecinquantenni che fumano, sulla porta. Quasi in fondo, seduta, una bionda dall’aria paciosa, il fagotto in grembo. Nel brusìo delle voci e il tintinnar di tazze, dorme. Piccolo piccolo, avrà 20 giorni al massimo. Chissà cosa resterà in lui delle voci di questo bar, della radio che parla dei morti a Parigi, del profumo di caffè, del sibilo intermittente della compattatrice, là fuori.

Quel bar drogheria, sotto la Stazione, c’è ancora. Una ragazzina, a volte entrava con me in braccio, dormivo come questo piccino del 2015. Ma quelli che c’erano le mattine del ’56, è facile sian tutti morti. In un bar, si incrociano storie davvero lontane. Forse la vita è un curioso gioco a incastro delle volte che vai al bar, ad annusare il profumo e i suoni del mattino.

Informazioni su diegod56

meno scrivo, meglio è
Questa voce è stata pubblicata in ironia culturale e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

7 risposte a cosa resterà in lui delle voci

  1. poetella ha detto:

    pensa se fossi qui… e s’andasse al Caffè greco…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...