Il principio passione

Son contento di morire, ma mi dispiace… Mi dispiace di morire, ma son contento… Il nonno Umberto, pura schiatta livornese, tamburellava le nodose dita da operaio canticchiando la vecchia canzone di Petrolini. Impasto beffardo di gioia e tristezza, questo era il suo stare al mondo. Dai dolori ineludibili d’una vita il guizzo incoercibile della gioia, nonostante tutto. Questo sentimento irrisolto, e proprio per questo vivo e tenace, è tornato alla mia mente (nell’indimenticabile figura del nonno), leggendo un bel libro di teologia: «Il principio passione» di Vito Mancuso.

La domanda che mette a disagio.

La domanda iniziale, che mette a disagio chiunque sia sincero credente è quella sul motivo del male nel mondo. Se Dio è amore, perchè consente il male, il dolore? Se il dolore è quello degli innocenti, la domanda brucia, non puo’ trovare risposte facili o, peggio ancora, convenzionali. Il libro, seppur vivo e pregno dei sentimenti, dell’esperienza umana dell’autore, è anche un trattato di teologia e di investigazione colta sui testi sacri del cristianesimo. Còlto ma scritto in modo nitido, con chiarezza e, se occorre, con coraggio nell’affrontare a viso aperto le risposte inadeguate del catechismo ufficiale. La Chiesa cattolica ha assunto a dogma la creazione ex nihilo. Appare evidente, anche al profano, il problema di conciliare la presenza del male con un mondo creato da Dio, per definizione sommo bene, somma luce, lògos assoluto. Mancuso spiega, come utile prospettiva per capire quel che è accaduto, il vero motivo di questa opzione per la creazione dal nulla. Molte eresie dei primi tempi del cristianesimo abbracciavano un netto dualismo: ad esempio per gli Gnostici si presentava un’insanabile alterità fra materia e spirito. Il mondo, la materia, la carne erano il male, un male senza possibile redenzione e le anime trovavano salvezza in un Dio che è puro spirito. Una religione dove la salvezza è salvezza dal mondo e non del mondo nella sua interezza. L’influsso platonico in queste posizioni è palese. Una creazione ex nihilo riconduce tutto, anche la materia, i corpi, la vita biologica, alla volontà divina. In realtà, e su questo il bel testo di Mancuso ci documenta con scrupolo e forza argomentativa, nella Bibbia moltissimi passi fondamentali, a partire dalla stessa Genesi, riportano ad un magma, un caos, un abisso iniziale e l’ex nihilo è invece tratto, forzatamente, da un testo secondario e decontestualizzato. Qui ovviamente non posso scendere nel dettaglio, ma nel testo la nitida penna dell’Autore ci accompagna con efficacia nella spiegazione. Ma torniamo alla domanda iniziale: Se Dio è amore, perchè consente il male, il dolore?

Le figure del male.

Evocare la figura del diavolo, dell’angelo superbo decaduto, come anche un peccato originale, sono risposte che ricadono sempre in contraddizione: se Dio ha creato tutto, riesce difficile capire perché avrebbe creato anche il male nelle sue manifestazioni. Per altro, la trattazione delle molte epifanie del male e del diabolico nell’Antico e nel Nuovo Testamento è un appassionante percorso, una lettura interessante e ricchissima di stimoli, a mio avviso anche divertente.

Un diverso concetto di creazione.

Il passaggio chiave, lo sforzo di Mancuso per risolvere il problema, è un diverso concetto di creazione. Una creazione continua, un atto che non è risolto una volta per tutte all’inizio dei tempi, una dialettica, una lotta ininterrotta, fra il magmatico caos che continuamente distrugge, disperde, e il lògos, l’amore, l’armonia, l’aggregazione. In questa visione l’autore mette insieme la lunghissima e affascinante storia della materia e la sua ultima e più sorprendente aggregazione: una materia che pensa, la materia che diviene pensiero.

«è stato necessario un immenso lavoro cosmico per la comparsa della vita, un processo che ha richiesto la sconfinata vastità dell’universo per poter produrre gli elementi chimici pesanti alla base della vita; allo stesso modo  è stato e continua ad essere necessario un immenso lavoro biologico per la nascita della libertà. Senza il lavoro di chissà quanti miliardi di organismi, dai batteri agli insetti, dai pesci ai mammiferi passando per la variegata processione dei vegetali, senza questo lavoro infinito e ininterrotto della vita come bios, su questo pianeta non avrebbe potuto sorgere la libertà, cioè la mente consapevole in grado di scegliere e di essere responsabile, né potrebbe continuare a sussistere. Ne viene che la preziosa consapevolezza di esistere e di determinarsi responsabilmente data ad Homo sapiens, è il frutto del lavoro di tutti gli organismi viventi, vegetali e animali, per questo ho detto che la nostra anima spirituale non è nostra. Essa è la vita che si è data coscienza di sé su questo minuscolo pianeta.» (pag. 390)

La libertà.

Dunque il male, il caos, il dolore, sono il prezzo, la condizione, della libertà, la quale esiste solo laddove c’è la fatica, la passione per le nostre mete morali. Passione nel senso ambivalente di questa parola: sofferenza ma anche gioia, fatica ma anche profondo amore per la vita. Molto è l’influsso di Kant, in queste riflessioni.

Non so quanto Mancuso possa convincere il non credente. Non so quanto possa convincere il credente arroccato sulle comode formule del dogma. Di sicuro ha convinto me, in questo libro, del suo grande amore per la vita, della sua sincera e profonda passione. Certo, vivere è gioia e dolore insieme, come canticchiava, con giocosa ironia tutta livornese, il mio vecchio nonno Umberto.


Vito Mancuso
Il principio passione
Garzanti, 2013

pag. 495

 

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4 risposte a Il principio passione

  1. Libro meraviglioso che dovrebbe essere letto da chi non crede e, soprattutto, da chi crede.

    • diegod56 ha detto:

      un libro appassionante e molto ricco, piacevolissimo anche alla lettura; se proprio devo trovare un difetto è in un paio di frasi su Nietzsche che stanno dentro una lettura un po’ convenzionale di un filosofo così complesso e immenso, ma davvero è un dettaglio, perchè l’opera di Mancuso è davvero poderosa, appassionata, ricchissima di spunti e contenuti, un libro da non perdere, il pensiero del credente nella sua manifestazione più avanzata e degna di rispetto

  2. libera.mente ha detto:

    mi hai fatto venire voglia di leggerlo (da sbattezzata mai pentita)

    • diegod56 ha detto:

      per alcuni aspetti puo’ sorprendere chi è abituato a credenti di stampo tradizionale, in quanto è sicuramente un credente molto libero nei suoi giudizi, penso che sia una buona idea leggerlo

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