dentro o fuori del gioco

Breve salita per la stazione, i passi frettolosi dei pendolari, le borse piene delle scartoffie, il via vai. A metà salita, nella nicchia della porta dismessa della vecchia mensa, dorme ancora sul materasso. Del resto non è che abbia molta fretta di andare. Andare dove? Scura la pelle, chissà se sua madre, da qualche parte in Africa, si ricorda di lui, uno dei tanti, troppi, figli. I francesi, nella truffaldina lingua che si sono inventati, dicono clochard, che suona bene, non turba quanto homeless. Ogni uomo è dentro o fuori del gioco in base all’importanza che gli altri gli attribuiscono, più è solo, più diventa irrilevante, trasparente. L’appartenenza alla specie non garantisce nulla, anzi, non godi nemmeno della pietà che evoca l’animale. L’aria fresca del mattino, è fine settembre, sgombra rapidi i pensieri dalla fronte, le scartoffie e tutto il resto riprendono il posto d’onore, fino alla pausa caffè.

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meno scrivo, meglio è
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2 risposte a dentro o fuori del gioco

  1. un bel ritratto che la “civiltà” non dovrebbe più permettere.

    • diegod56 ha detto:

      e invece, cara Princy, la divaricazione fra gli esclusi, i marginali e più ricchi tende ad aumentare, quasi una polarizzazione che si accentua

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