la paura

«L’africano, negroamaro viene in mente di chiamarlo per contraddire la buonanima degli angeli biondi, il capo rincagnato sul collo della sua giacca a vento azzurra, ondeggia ora su una gamba ora sull’altra, quasi sapesse che il moto alterno del peso sui piedi giova alla spina dorsale e invece si tratta di freddo, nelle due mani regge due fasci di ombrelli differenti, convenzionali gli uni, e da borsa i restanti; egli attende. La pioggia arriverà, lo sa bene. Per questo si ritiene fortunato, la posizione è buona, nel vasto androne di un palazzo antico, gli è parso così a giudicare dal ferro battuto del cancello che chiude ai passi indiscreti un giardino molto privato […] Piove alla fine come si deve, l’africano si aspetta che almeno qualcuno corra a ripararsi dove lui sta in guardia come i suoi progenitori hanno fatto per secoli, con fatica e abilità, in attesa di un animale disposto a farsi olocausto per centinaia di denti bianchi, di neri affamati e, più alto dei suoi ombrelli, egli attende non una preda, ma di vendere. La nascita della tragedia.»

(da Pasquale D’Ascola, L’Ombrellaio, dalla raccolta I venticinque racconti della signorina Conti, IPOC, Milano 2014)

Perchè abbiamo paura (e su questa paura qualcuno cerca di trarre consenso)? Sono convinto che questa paura nasca dalla consapevolezza, mai espressa apertis verbis, che sono disperati e quindi sono in qualche modo istintuali nel cercar di sopravvivere. Noi (che pronome terribile), abituati ad esser protetti, tutelati o quantomeno compatiti, non siamo più avvezzi a lottare in quel modo primordiale. Io credo che la paura abbia sempre una ragione profonda, ma una profondità biologica, chimica. Sfugge al nostro vocabolario di frasi fatte. Ogni squilibrio fra esseri umani puo’ far scattare slanci istintivi, a volte anche amicizia, compassione, ma più spesso paura, fastidio. Conoscerci, è importante, senza dare nulla per scontato, altrimenti ogni buona intenzione suonerà fasulla.

Informazioni su diegod56

meno scrivo, meglio è
Questa voce è stata pubblicata in ironia culturale. Contrassegna il permalink.

8 risposte a la paura

  1. lector ha detto:

    Un aneddoto, purtroppo assai affine alla situazione di cui stiamo trattando, mette tragicamente a nudo la complessità del problema.
    Una scialuppa di salvataggio con una capienza limitata porta un certo numero di persone. I profughi sulla barca cominciano a raccogliere altri dispersi. Prima uno, poi un altro e così via, finché la barca si riempie a tal punto che non regge più il peso di quelli che sono a bordo, affonda e muoiono tutti annegati o divorati dagli squali.
    Domanda: è più morale che muoiano tutti o sarebbe preferibile che quelli già sulla barca non caricassero gli altri e così si salvassero?
    (PS in relazione al contenuto del tuo post, a mio modestissimo avviso, più che la paura del “nero” la gente vede lo spettro della miseria già vissuta che ritorna e la esorcizza nei modi che descrivi. Come le orribili maschere apotropaiche che in certi luoghi s’appendono ancora di fronte agli usci domestici per spaventare i demoni).

    • diegod56 ha detto:

      in effetti, buon lector, qui mi sono soffermato sull’aspetto psicologico, antropologico del rapporto con «gli altri»; se invece leggiamo la tematica dell’immigrazione da un punto di vista più sociale e politico, la questione è complessa anche se, a mio avviso, una qualche regolazione dei flussi umani è indispensabile; però non credo che ci sia solo la scialuppa, quella dei poveri, ma anche la barca, molto, molto comoda dei ricchi, che è una delle vere cause del naufragio

  2. lector ha detto:

    Di solito, però, amico Diego, queste guerre le lasciano combattere ai poveri. I ricchi, chiusi nelle loro torri eburnee, possono anche permettersi di apparire “buoni”, tanto a loro non costa nulla. Sulla barca dei ricchi, semplicemente montano da sempre solo loro.

  3. Pasquale D'Ascola ha detto:

    L’autore del testo citato si limita a ringraziare Diego di tanta citazione. P.

    • diegod56 ha detto:

      se era per me lo ricopiavo tutto, perchè è un racconto bellissimo, ricco di rimandi, da cui ho dovuto, a malincuore, estrapolare solo un dettaglio seppur importante

  4. E’ importante anche conoscere il passato del nostro paese: non molto tempo fa, erano gli italiani, i “negri” del mondo.

    • diegod56 ha detto:

      è vero Princy carissima, però una conoscenza storica e non emotiva, altrimenti accade che in taluni il ricordo di esser stati i «negri» si volge nella paura di ridiventarli

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...