saggistica e letteratura, ragioni d’una preferenza

Grande è il mio rispetto per la letteratura, nullo il valore del mio giudizio su quel che viene scritto, vista la mia incompetenza. Posso dire però che leggo più volentieri un saggio rispetto ad un romanzo. La buona saggistica non è fredda, è invece innervata della passione, del sacrificio, dell’entusiasmo dello studioso. Il saggio non viene scritto per piacere al lettore attraverso il rapimento, il coinvolgimento, ma per trasmettere e accompagnare l’amore per la conoscenza (e non solo la conoscenza positiva, ma anche quella forma di conoscenza più profonda che è il dubbio, il problema). Non amo i mondi inventati, già è un intreccio di misteri il mondo che c’è. Forse il racconto antico, il racconto dell’epoca lontana in cui religione, narrazione, conoscenza erano inscindibili non soffre l’artificio che io avverto nella letteratura. Quanta passione, quanto amore, quanta vita che c’è in un libro che narra di scoperte, esplorazioni, osservazioni! Quanto stupore, nonostante il rigore, trapela da un buon libro di divulgazione scientifica, antropologica, storica! Lo so che ci sono romanzi bellissimi, ma la vita è già di per sè bellissima e terribile, mi pare freddo ed evanescenze l’inventato rispetto al compreso, all’indagato. Di certo qualcuno puo’ obiettare: ma ci sono grandi romanzi che grazie al racconto fanno conoscere con grande efficacia un tempo, una cultura, una condizione umana. Lo so, ma sono pochi, isole benedette in un mare di parole inutili. Un’opinione molto personale, chi mi è amico mi perdonerà. I libri a forte contenuto autobiografico sono un mondo a parte, ci torneremo su.

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meno scrivo, meglio è
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10 risposte a saggistica e letteratura, ragioni d’una preferenza

  1. Grazia Bruschi ha detto:

    anch’io, in questo periodo, preferisco leggere saggi. tuttavia, come per i romanzi, la qualità o l’originalità non è sempre garantita, anzi.
    ci sono tanti saggi che di “saggio” hanno ben poco, altri che sono vere e proprie veline, taglia e incolla di idee altrui.

    • diegod56 ha detto:

      cara Grazia hai scritto un’osservazione molto interessante, sulla quale rifletterò come merita

      in effetti alcuni assemblaggi (definiti «marchette» editoriali) sono prodotti a scopo esclusivamente di cassetta, per sfruttare il nome di moda

  2. dafnevisconti ha detto:

    Interessante quello che dici, per quanto mi riguarda vado a periodi, a volte ho bisogno dell’immaginazione del romanzo, altre della realtà della conoscenza.

    • diegod56 ha detto:

      certo cara dafne sono questioni soggettive, quel che però mi preme sottolineare è che la saggistica non è necessariamente fredda e priva di pathos

  3. smilablomma ha detto:

    non ci avevo mai ragionato su da questo punto di vista. in effetti può essere condivisibile.
    alla fine però, potendosi svincolare dal contenuto informativo, il romanzo può giocare tanto con la forma, che io spesso trovo più avvincente ed emozionante della trama. e alla fine è da quella che mi faccio rapire più che da tutto il resto.

  4. Pasquale D'Ascola ha detto:

    Non credo Diego sia il caso di rinnovare la prassi di fare classifiche di importanza e rilievo tra le cose che appartengono al mondo della creazione, sia essa nel campo delle indagini sistematiche sul reale, siano esse nel campo delle intuizioni sul reale. Per questo potremmo citare Croce che pure distinguo di importanza, idealisticamente ne fece ma, tutto sommato, gusto suo disprezzare Pascoli e preferirgli Carducci.Tra un pensiero formalizzato ai fini di conoscenza sistematica e riflessione e quello formalizzato ai fini di una creazione la distinzione è direi quella che Stanislavskij indicava per gli attori: “Non ci sono grandi o piccole parti ma grandi e piccoli attori”. Dunque il distinguo sta secondo me tra letteratura e “scrivitura” e tra scienza e divulgazione. Leggere Freud è fondamentale come leggere Marx per chi pensa, come leggere Planck, a capirli. La divulgazione mi ha sempre trovato freddo. Preferisco rinunciare a leggere che l’usato sicuro. Orbene occorre distinguere, dico, tra letteratura che è forma diversa ( ma il discorso vale un po’ per l’arte in generale) e di indagine e di intuizione del reale. In egual misura sistematica, ché la scrittura è metodo, in egual misura indagatoria, benché indaghi immaginando teatri, scenari che facilitino un po’ l’indagine mettendo sotto il macroscopio ( in luogo del microscopio) il reale e isolandolo, come si fa in laboratorio del resto, da disturbi altri. È bene ricordare che la malattia della signora Bovary darà luogo a un termine della scienza, il bovarismo. Che i grandi della psicologia abbiano attinto dalla letteratura e dalla pittura i fuochi di molte loro indagini, si sa. Si veda quanto Lacan ha citato i classici e oltre fino a Joyce. Mi pare giusto ricordare quanto l’arte sia al centro del discorso di Jung sul concetto di libido e di persona.
    Mutatis mutandis so benissimo che la psicologia analitica è parte intrinseca del mio narrare. Ciò mi è stato confermato da fonti del mestiere.
    Poi, non tutta la scrivitura è da buttare, fa passare il tempo in treno, aiuta i malati in ospedale, a volte diverte intensamente. È meglio della televisione per esempio, anche se non sempre. Io ho letto quasi tutto Salgari da ragazzino. Qualcosa devo avere imparato anche da lui. Per esempio a non scrivere come lui. Guerra e Pace e I Promessi sposi La ricerca del tempo perduto (a partire dal titolo) , L’anno della morte di Ricardo Reis, sono un’altra cosa. Leggere costoro è molta fatica, non sono comodi non più comodi che leggere lo Zarathustra. La questione è dove vogliamo ficcare il nostro naso di segugi.
    Un abrazo P.

    • diegod56 ha detto:

      il tuo commento è troppo importante per congedarlo con una battuta, del resto il mio post è solo l’innesco di una eventuale discussione

      i tuoi racconti, il libro anche da me segnalato, è un altro pianeta rispetto a quel che c’è in giro

      il problema quale è? ti confesso una cosa «grave»: io non amo leggere, io amo conoscere, quindi amo leggere solo quando ci vedo qualcosa di «forte» sotto la scrittura (i libri di Alberto, il tuo libro, la storia autobiografica di Marina ed anche dell’amico Filippo), insomma il libro deve possedere qualcosa, qualcosa per me, altrimenti io non leggo per il piacere di leggere

      sono stato anche cinque anni di seguito senza leggere nulla, solo i libri che come tipografo facevo io, poi improvvisamente, dopo la scoperta del web, mi è venuta una voglia di leggere potentissima, ma di leggere per sapere

      adesso voglio leggere poco, poco e bene, ovviamente tu ci sei

  5. Pasquale D'Ascola ha detto:

    Ti ringrazio Diego ma non pensare che fossi implicato di persona se non come accanito sostenitore della letteratura ( e dell’arte in genere) quale metodo di cui bla bla qui sopra. Avrei potuto prendere in considerazione La meninas di Velasquez come fece Foucault. Il risultato è uguale ma non sono Foucault (duretto da leggere il ragazzo). Ciò che ho ti ho scritto alle corte, lo dico per esteso in vari modi ai miei studenti e senza tirare in ballo me. Sono peraltro d’accordo anche con te se dici che tra un romanzetto e una biografia di Camus preferisci la seconda. Ho tirato a caso, solo perchè io per esempio amo le biografie e la storia.(non scherzo digeriti tre tomi di 1000 pagine sulla persecuzione dei Catari). Nella saggistica pure, ognuno ha le sue predilezioni. È così mi pare. Ecco tutto. Si legge di certo sempre per sapere. Ma anche leggere così per fare, direbbe forse Alberto, è meglio che Le jene, o come si scrive. Sai che non guardo mai la tv e non compro i quotidiani del regime e non so un sacco di cose del quotidiano di cui non me ne importa una beneamata fava ( con tutto il rispetto vegetariano per gli ottimi legumi). Un abbraccio
    P.
    p.s. a me interessano molto questi brevi dibattiti perchè anche questi sono fonte di piccoli saperi.
    Il tipografo che magnifico mestiere. Roba da compagni. Appunto.

    • diegod56 ha detto:

      purtroppo l’arte tipografica è stata demolita dalla tecnologia globalizzata

      sì i brevi dibattiti sono una forma bella del sapere, o forse dell’esistere

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