aux moules

A sinistra il viale, le macchine dei gitanti, a destra il mare e le luci, le tante luci d’un mare d’agosto. Non so se davvero son così buoni questi spaghetti aux moules. Ma questo tavolone da sagra m’induce pacata allegria e l’appetito semplifica ogni dubbio, al diavolo le prudenze dietetiche. I francesi, due quarantenni e due bambini finalmente non obesi, paiono gente semplice. Forse ho troppo preconcetto sulla spocchia d’oltralpe. Aux moules, mi ricordo che a Parigi vanno matti per queste cose e per le ostriche. I bambini non hanno mangiato molto, ma la mamma non li opprime all’italiana per rimpinzarli. Sorpresa, sono perfino educati e vanno loro a gettare nell’apposito bidone le stoviglie di plastica. Non so se le due o tre banalità in francese le hanno gradite, ma pazienza, perfino mangiando un vanitoso rimane tale. Vino bianco, poco che poi devo guidare, ma l’acqua minerale proprio sui muscoli non va. Una sera azzeccata, le luci del mare, una piccola scorta di piacere da conservare, lenitivo per i momenti neri.

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5 risposte a aux moules

  1. Sara ha detto:

    Non ho capito se sei in vacanza o se i francesi erano qua…

    • diegod56 ha detto:

      si puo’ leggere in due modi cara Sara, perchè il breve racconto nasce dalla combinazione di entrambe le esperienze, anche se quella «locale» è l’ultima e più vivida

  2. buoni anche “mules frites”…. muscoli e patate fritte!

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