Come finisce il libro

Come tutti i giovani affascinati dalle letture intorno ai vent’anni scrissi un brutto e acerbo libro. Essendo pigro la forma prescelta furono gli aforismi, che si prestano tanto alla presunta genialità quanto alla reale scarsa attitudine alla fatica (quale componente prevalga dipende dalle qualità dello scrivano). Credo che l’umanità possa proprio fare a meno di quegli scritti, in questa sede voglio ragionare invece sui supporti materiali dove il modesto secreto delle meningi andava a riposarsi, la nicchia sicura per resistere al meritato oblìo. In un cassetto (tutti hanno un brutto libro nel cassetto) ho ritrovato una copia cartacea (fotocopie) e un superbo floppy disk da 400 k. Quale di questi due supporti consente, a distanza di qualche anno, la rilettura senza problemi di quel capolavoro? La risposta è scontata.

La mia ingloriosa vicenda autoriale è riemersa dalle vergogne della giovinezza grazie alla lettura di un buon testo. Si tratta di «Come finisce il libro» edito presso Minimum fax e scritto da Alessandro Gazoia. Questo brioso scrivano è anche un blogger, anzi direi che è prima un blogger e poi uno scrittore, e il dettaglio non è ininfluente sui ragionamenti con cui tedierò gli amici in lettura.

La fine dei filtri?

Quanto l’avvento del web ha inciso su quel fenomeno variegato che definiamo «letteratura», quanto l’avvento di questo traboccante vaso di Pandora digitale ha sconvolto il presente e il futuro dei libri? Anzitutto bisogna focalizzare sulla funzione dell’editore, figura imprenditoriale e culturale al contempo. Per lunghi anni è stato il crudele filtro fra i cassetti colmi di manoscritti incompresi e gli scaffali delle librerie. Sull’argomento negli anni ’90 fu abbastanza discusso un articolo di Umberto Eco sulla rivista elettronica «Golem». Rispondendo alla lamentela di un volenteroso scrittore inedito per la scarsa o nulla considerazione rivolta ai suoi manoscritti, il supercelebrato Eco nazionale ebbe a spiegare che, nonostante qualche cantonata, il filtro degli editori è utile e opportuno. Anche i respingimenti famosi, come quelli subiti da Proust o da Tomasi di Lampedusa, vanno considerati come eccezioni, errori statisticamente possibili, di un meccanismo nel complesso funzionante. Peraltro poi, a soccorrere lucrando l’irresistibile desiderio di vedersi pubblicati, ci sono gli editori a pagamento, figure non illegali ma su questi quivi sorvoliamo. Questa situazione consolidata non significa affatto che gli editori oggi riescano a «fare argine» al progressivo decadimento della letteratura. A furia di pubblicare il libro del calciatore, del cantante, del cuoco e del parrucchiere famoso, per potersi permettere la pubblicazione in perdita dei libri «veri», il livello generale si abbassa, si appiattisce, la funzione di coscienza d’un’epoca che la letteratura ha offerto per secoli sbiadisce sempre più. Comunque, la consolidata posizione dell’editore come intermediario ineludibile del prodotto letterario si incrina con l’arrivo dell’internet e il Gazoia individua almeno due fasi distinte.

L’avvento dei blog

Una prima fase la potremmo definire quella dei blog. Dalla pubblicazione su un blog deriva il fenomeno Saviano, che all’inizio del nuovo millennio incarna una nuova strada, una nuova palestra di scrittura da cui gli editori possono attingere le penne di qualità. In qualche modo l’editoria comincia a dover inseguire chi, bene o male, ha un mezzo di pubblicazione gratuito, potente, che salta a piè pari la fatica e il costo del supporto cartaceo. Certo non tutti i blogger sono grandi scrittori, però la breccia nella città fortificata dell’editoria tradizionale appare evidente. Anch’io sono convinto che le evoluzioni tecnologiche comportano sempre dei nuovi modi non solo di agire, ma anche  e soprattutto di pensare.

Gli ebook autopubblicati

Dopo la fase dei blog, circa dieci anni dopo il fenomeno Saviano, ecco l’avvento degli ebook e dell’autopubblicazione. Non solo viene aggirato il tradizionale filtro dell’editore per farsi conoscere, per esordire e affacciarsi al mare (affollato) dell’offerta di lettura, ma viene superata, oltrepassata, sterilizzata la figura stessa dell’editore (che non seleziona più talenti ma al massimo li recluta dopo il loro iniziale successo). L’autore si sofferma sulla piattaforma Kindle Direct Program, la piattaforma di autopubblicazione organica all’ “ecosistema» Amazon, che consente (come altre piattaforme on line) di vendere direttamente il frutto del proprio talento letterario (o per meglio dire il frutto del proprio fiuto commerciale che è un’altra cosa).

Facile entrare, difficile uscire.

Gazoia è molto critico nei confronti di Amazon e riferisce dell’allarme di molti osservatori del mondo editoriale di fronte ad un soggetto molto forte, aggressivo commercialmente, che si pone come unico referente per il lettore. Il tutto in una evidente asimmetria per cui Amazon sa moltissimo del proprio cliente e il cliente sa pochissimo di Amazon, di quel che avviene nei suoi magazzini, delle trattative con gli editori, della strategia fiscale lussemburghese. In effetti fa riflettere l’adozione di un sistema proprietario, uno standard che tende a rinchiudere il cliente nonostante lo si coccoli e lo si gratifichi in ogni modo. Facile entrare, difficile uscire.

«La famiglia Amazon Kindle, sola contro tutti, non legge il formato epub; adotta infatti il formato proprietario mobi, decisamente inferiore all’epub per numerose e precise ragioni tecniche. […] La rivoluzione del libro digitale di Amazon è quindi anche un forte livellamento verso il basso di ogni cura tipografica, e questo è tanto più doloroso poiché esiste ed è adottato da tutti gli altri concorrenti il formato aperto epub. […] Al momento credo che le principali ragioni per l’utilizzo del mobi [il formato del Kindle] siano di ordine culturale e commerciale: suprema indifferenza per la tipografia e volontà di rendere comunque disagevole la trasportabilità.» (p. 139)

La morbida distopia

È vero che il libro elettronico offre grandi potenzialità, opportunità editoriali a costo davvero ridotto, ma non si puo’ essere acriticamente benevoli verso ogni novità nel timore di sentirsi superati, antiquati, tagliati fuori dal futuro. Ma quale futuro? Quale lettore è disegnato nelle strategie dei nuovi padroni dell’editoria?

«Ritengo pericoloso confondere la libertà dei lettori e la promozione della lettura con la facoltà di comprare milioni di libri all’interno di un oscuro negozio globale e di un “ecosistema” digitale chiusissimo. Questa è una falsa democratizzazione, pure quando la si consideri sotto il profilo del singolo isolato cliente; anzi è una perfetta distopia “morbida”, dove il lettore, conosciuto in ogni dettaglio, viene tenuto in uno stato di euforica minorità, tra alte mura pitturate con colori vivaci, a nascondere la vista di quello che c’è fuori, e coccole azinedali che addormentano il senso critico, a favore del compra-ora-con-un-click e della condivisione di informazioni con Amazon.» (p. 202)

In gioco non è solo il futuro del libro, ma soprattutto la sua capacità di condensare arte e coscienza critica del proprio tempo. L’editoria che è in gran parte «di genere» ha perso la sua funzione culturale.

Il testo di Gazoia contiene anche interessanti confronti fra la diffusione digitale del libro e la diffusione digitale della musica, sfatando alcuni luoghi comuni e inquadrando con chiarezza le differenze storiche e tecnologiche spesso trascurate fra i due ambiti, ma ovviamente non posso render conto di tutto in queste mie già sovrabbondanti noterelle.

Sono miei ed io appartengo a loro

Per quel che mi riguarda, continuerò a comprare e leggere libri di carta. Quando sarò morto, voglio che i miei libri siano conservati, regalati, letti oppure anche buttati al macero, ma senza che qualcuno possa, con gelida e desolante prosa contrattuale, ricordare che erano solo licenze d’uso. No, sono miei ed io appartengo a loro. Ultima avvertenza: l’orrido libretto della mia gioventù non sarà mai pubblicato, quindi amici, tranquilli.

 

Informazioni su diegod56

meno scrivo, meglio è
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10 risposte a Come finisce il libro

  1. Julo d. ha detto:

    Gli ebook li trovo favolosi in autobus. E solo lì!!!
    C’è anche da dire che, soprattutto con Amazon, quando paghi un ebook non l’hai acquistato, ma hai pagato solamente il diritto di leggerlo. È questo il principale motivo, a mio avviso, del persistere di Amazon sul suo formato.

    Comunque nell’era del digitale, sempre più quando paghiamo non diventiamo proprietari di niente, ma solamente acquistiamo la possibilità di usufruire di un qualchecosa (ciò che abbiamo pagato, cioè musica, libro, foto, ecc) fino a quando chi ha riscosso i nostri soldi ce lo lascia fare.

    Pace e benedizione
    Julo d.

    • diegod56 ha detto:

      grazie Julo carissimo, tu sei un competente

      mi pare che tu abbia centrato uno dei temi principali del libro (che contiene tante altre questioni ma che non potevo includere per brevità); secondo me sarebbe auspicabile avere il libro cartaceo e la versione digitale compresa nel prezzo

  2. mariella1953 ha detto:

    Ho un kobo Mondadori e si legge bene,preferisco comunque il cartaceo e i miei autori preferiti li ho sempre presi “di carta”

    IBS per alcuni libri acquistati ,per ora pochi,da la possibilità di scaricare pure ebook ma non gratuitamente ,mi pare €2….

    Visto che si acquista non un libro ma un diritto a leggerlo teoricamente non si potrebbe neppure prestarlo…..però togliendo le protezioni…..!

    Ciao

    • diegod56 ha detto:

      «teoricamente non si potrebbe neppure prestarlo» questo secondo me è un limite importante, anche concettuale, cara mariella53

  3. Post molto interessante che “ribloggo” sul mio blog. Sostanzialmente sono d’accordo su tutto. Nella mia condizione, però, non posso che benedire l’ebook. Opto, quindi, per la duplice pubblicazione, cartaceo/ebook.

  4. ops, non riesco a “ribloggare”…

  5. lois ha detto:

    Come tutte le cose che accodono velocemente e nella contemporaneità, la discussione è spinosa perché mette in gioco molteplici fattori.

    In linea di massima l’ebook è pratico da portare in giro, riduce lo spazio delle biblioteche (anche se poi mi chiedo che cosa tramanderà una familgia lettrice ai propri pargoli! un lettore multimediale e basta?), riduce il costo del volume e consente in tempo istantaneo la scelta infinita di tutto lo scibile umano (e non!).

    La “fine dell’editore” ha provocato l’invasione senza filtro -come dici- con le conseguenze che ben conosciamo, inducendo poi le grandi casi editrici che hanno sentito la terra franare sotto i piedi, a pubblicare cose impubblicabili che però evidentemente fanno gola a chi di letture classiche probabilmente non ne ha mai fatte. Ed allora ecco che in prima linea sugli scaffali trovi biografie di anonimi personaggi passati in tv per “Il quarto d’ora di celebrità” oppure di ragazzetti calciatori che con vent’anni di vita si sentono già in diritto di raccontare la propria vita. A vent’anni?? e negli altri 60/70 cosa pubblicheranno enciclopedie?

    Critiche a parte, io sono dalla parte della carta. La mia libreria è ormai stracolma ed è strasbordata anche tra le camicie dell’armadio. Al volume fisico non c’è sostituto ne paicere paragonabile. E poi vuoi mettere gli appunti scritti a penna o a matita di fretta su alcuni passaggi? e il piacere di ritrovare all’interno segni del nostro passaggio… biglietti d’autobus, segnalibri, numeri…

    Purtroppo per quanto positiva la tecnologia, dovrebbe camminare di pari passo e con intelligenza con la cultura, ma ormai “così dicono gli specialisti” i nativi digitali hannoun pensiero veloce e non c’è consolidamento delle informazioni che restano impresse visivamente dall’altro parte dello schermo.
    Dopotutto lo stesso accade con i quotidiani. Siamo ormai pochissimi (nell’ambito nazionale) a leggere il cartaceo che sicuramente dopo poche ore sa già di stantio, ma ha degli approfondimenti che solo la lettura attenta consente di comprendere mettendo poi in moto il pensiero, il ragionamento, la discussione e via discorrendo…

    PS di libri nel cassetto ne ho anche io tanti, e qualcuno ancora su carta (all’epoca mancavano ancora le pendrive ed il floppy era già passato), ma concordo con te sul fatto di tenerli privatamente nascosti! Buone letture

  6. dascola ha detto:

    Apprezzato molto il tuo appunto, Diego; non rispondo ché sto lavorando ma, come ho già avuto occasione di dirti nell’aforisma sei molto intenso e acuto. La tua vocazione riflessiva e filosofica apre molte finestre all’aria fresca. Spiegami come faccio a ribloggarti. Non conosco queste opportunità. P.

  7. Biuso ha detto:

    Molto interessanti, caro Diego, questo libro e la tua recensione.
    L’ebook presenta numerosi vantaggi e degli ovvi e grandi limiti.
    Sulla questione rimango tranquillo, anche perché il libro è come la forchetta: un oggetto perfetto non ulteriormente migliorabile (se non nei particolari secondari) e quindi insostituibile.
    Lo si vede anche da questo esatto e divertente filmato: https://www.youtube.com/watch?v=iwPj0qgvfIs

  8. diegod56 ha detto:

    marina carissima, caro lois, caro pasquale, caro alberto, per ora grazie dei bei commenti, sono in un nascosto eremo a respirare, ma presto riapparirò in queste mie paginette

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