il risparmio e la virtù [genovesità]

Mi perdonino gli amici genovesi, io amo Genova e i genovesi; è una storia intrisa di benevola ironia (oltre a tutto è gratis)

Era un rappresentante di materiali per arti grafiche. Un ometto con gli occhiali, tutto sommato distinto. L’accento genovese favorisce nel lavoro del rappresentante, perché un genovese capisce se discuti a lungo per un piccolo sconto, con lui non ti vergogni d’essere avaro (loro dicono «concreto», la parola «avaro» non la conoscono). Concretezza genovese anche nell’argomento sesso. Non ricordo il percorso della conversazione, ma ad un certo punto, sbirciando con gli occhi sopra gli occhiali in celluloide grigia: «Mia moglie è l’unica che me la dà». Ovviamente intendeva dire gratis, e credo fosse un marito fedele, coniugando virtù e risparmio. Se ne andava col suo borsone e il taccuino, non era ancora il tempo dei tablet. Non so che fine ha fatto, ma la sua composta sobrietà mi garbava, era rassicurante. Una volta gli dissi: «vieni che ti offro un caffè». Rispose che aveva molti giri, che ringraziava ma lo aspettavano a Recco (a quel tempo c’era una grossa tipografia). Certo, farsi offrire un caffè poi c’è il rischio di dover ricambiare. Non si sa mai, l’unico caffè, anche quello, glielo dava sua moglie. Credo che davvero amasse sua moglie, ma certo senza trascurare la convenienza.

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14 risposte a il risparmio e la virtù [genovesità]

  1. poetella ha detto:

    … e meno male che gliela dava…
    a certi la moglie non gliela da.
    ma magari, non essendi genovesi, possono sempre organizzarsi, no?
    E se no… cavoli loro!
    (sic)

  2. mariella1953 ha detto:

    Ha fatto di avarizia virtù!un’amante costa troppo!

    • diegod56 ha detto:

      un’amante in effetti era molto costosa al tempo di quella conversazione, non so se adesso ci sono soluzioni low cost, cara Mariella, adatte ai liguri

  3. lector ha detto:

    Veramente bello e ben raccontato questo aneddoto.
    C’è una considerazione analoga su sesso e avarizia, anche se trasposta in un contesto totalmente differente, in “Vita standard di un venditore provvisorio di collant” di Aldo Busi, a proposito dell’imprenditore Celestino Lometto. uno dei protagonisti del romanzo.

    • diegod56 ha detto:

      grazie lector, non ho mai letti neanche una riga del busi, se scrivi una recensione sul tuo blog la vengo a leggere volentieri

      ovviamente come ogni aneddoto è un poco rimpolpato di fantasia assemblando ricordi anche diversi

      • lector ha detto:

        Leggilo, soprattutto i suoi primi libri. E’ scioccante e iconoclasta – roba per stomaci forti – ma ha una prosa superba.
        Inoltre, i suoi scritti trasudano d’una enorme umanità scevra di qualsiasi concessione al conformismo e ai luoghi comuni.

  4. Sara ha detto:

    una volta fui invitata a pranzo a casa di un giovane genovese, il quale portò in tavola una caraffa di plastica per servire l’acqua, una cosa che credo avesse rimediato dal ferro da stiro.
    E una bottiglia di vino già aperta.

    • diegod56 ha detto:

      cara sara, pensa che il fatto che ti abbia invitato a pranzo è già di per sè uno slancio azzardatissimo, probabilmente avevi davvero fatto colpo!

  5. Prof. Woland ha detto:

    Caro Diego,
    l’avarizia è una malattia ma sobrietà e frugalità (che pure, ahimé, non mi appartengono troppo) possono essere considerate delle virtù. Mi permetto, eccezionalmente, di segnale sull’argomento un mio post.

  6. Fulvio ha detto:

    Vedo proprio che non conosce x niente i Genovesi.

    • diegod56 ha detto:

      ne conosco qualcuno, e mi sono simpatici, qualcuno assomiglia agli stereotipi, qualcuno ovviamente no, ma certo due righette di ricordi personali non sono certo un trattato sociologico; buon Fulvio, grazie del commento, ma non mi prenda troppo sul serio; Genova è una città magnifica, questo sì

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