non c’è nessuno da salvare

Davvero ci interessa conoscere? O forse l’immenso mare di quel che non sappiamo ci attira perché consente di non soffermarci troppo su noi stessi? Grande e meritoria la conoscenza, per carità, ma credo che la spinta principale sia in fondo la paura di quel sottile sibilo che è la sensazione di esistere. Come ben spiega Heidegger, quell’esserci in funzione del nostro non esserci (essere per la morte). Qualche filosofo, di quelli tosti, inverte la rotta, cerca di riportarsi all’isola da cui è partito. Per quanto grande sia il mare, il vero mistero è il pontile di partenza, è il nostro stesso navigare. La partita con la morte la possiamo vincere solo se smettiamo di essere, e ridiamo del nostro stesso io, inganno della corteccia. Se non siamo non possiamo morire, perchè siamo noi il motivo vero della nostra morte.

Sia chiaro: tutto questo non significa che non possiamo godere, il vento, l’acqua, il sole e ogni vibrazione e percezione che ci attraversa. Ma senza angoscia, cerchiamo d’essere tutt’uno con le nostre sensazioni, ma nella loro effimera epifania. Sotto quel mare increspato dei sensi, non c’è nessuno, nessuno che valga la pena di salvare ad ogni costo.

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meno scrivo, meglio è
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2 risposte a non c’è nessuno da salvare

  1. Pasquale D'Ascola ha detto:

    Sotto quel mare increspato dei sensi, non c’è nessuno, nessuno che valga la pena di salvare a ogni costo…
    P.

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