questo nostro dio

Ho letto che i Pigmei non conoscono il denaro. Ovviamente quei pochissimi che ancora vivono di caccia e raccolta negli spazi residui alla distruzione delle foreste. Anch’io detesto il denaro, lo voglio affermare con chiarezza, anche se questa affermazione presta il fianco alla penosa obiezione: «allora non sei coerente, perchè ti fai pagare?». A questa obiezione banale ed espressa spesso in malafede qui non rispondo. Detesto il denaro perchè sento quanto è in grado di falsare i rapporti reali, le relazioni fra un uomo e il suo ambiente, fra un uomo e gli altri umani, fra un uomo e gli altri animali non umani. Perfino quando lavoro e mi pagano (per un grafico esser pagato ha spesso dell’evento miracoloso ma ne scriveremo in altra sede) provo vera soddisfazione se chi mi paga è contento, apprezza il mio lavoro, vi intravvede un’abbondanza di bellezza e qualità che non è compresa nel prezzo. Questo «non pagato» rientra nel piacere della relazione, dell’amicizia. Ma credo che se ognuno di noi osserva le reali relazioni umane, anche se incardinate in un rapporto commerciale, si accorge di come trabocca, traspare, questo desiderio di apprezzamento, di dialogo amichevole. Classico esempio il ristoratore che apprezza l’elogio del commensale e, nella gran parte dei casi, non è solo per la certezza di conservare un cliente. Il problema del denaro è la freddezza del potere che condensa in quella banconota o, ancor peggio, in quella tesserina magnetica, o peggio ancora in quel computer d’una corazzata «city». Un potere senza morale, assoluto, un sigillo che marchia a fuoco colui che il denaro non ha rispetto a colui che ne ha in sovrabbondanza. Un potere che non scade, non marcisce, non ha il problema della conservazione materiale. Faccio un esempio: chi ha un orto che produce buone zucchine in abbondanza rispetto alle sue esigenze, facilmente ne regalerà ai suoi vicini, agli amici, perchè tanto se non le usa, marciscono. Invece il denaro non marcisce e scivola velocissimo nelle reti telematiche, da un continente all’altro. Guai a chi vuol frenare il denaro, viene tacciato d’essere un antiquato protezionista. Il movimento del denaro è sacro. Mentre il movimento delle creature umane è fastidioso, inelegante, specie quando annegano malamente fra due sponde del Mediterraneo. I Pigmei non conoscono il denaro, e non sanno che la foresta è stata distrutta per lui, per questo nostro dio mostruoso e insensato.

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meno scrivo, meglio è
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12 risposte a questo nostro dio

  1. mariella1953 ha detto:

    Riuscire a far scender questo dio dal suo piedistallo è un’utopia…..dargli il giusto valore nella vita di ogni giorno si può fare….buon pomeriggio

    • diegod56 ha detto:

      nella vita d’ogni giorno ovviamente si cerca un compromesso, non essendo noi in grado di cavarcela come i pigmei

      buona serata, cara m.

  2. Julo d. ha detto:

    Giustamente scrivi ‘dio’ in minuscolo. Io direi piuttosto che è un idolo (ma nella sostanza non cambia). E quello che dici che fa è vero. Ma la cosa più tragica è quello che fa a chi lo ‘adora’: gli succhia letteralmente la vita.

    Il guaio è che ormai sappiamo il prezzo delle cose, ma non ne conosciamo il valore. Abbiamo finito per credere sinonimi due termini che non lo sono proprio per niente: prezzo e valore. E alla fine crediamo che tutto abbia un prezzo, anche l’amicizia, anche l’amore, anche un sorriso.

    Buona domenica.
    Pace e benedizione
    Julo d.

  3. diegod56 ha detto:

    prezzo e valore, mi piace molto questa distinzione, grazie julo carissimo

  4. Sara ha detto:

    mi zio era missionario in Tanzania e nelle sue memorie ha scritto che la gente di villaggi poverissimi, non conosceva il furto.

  5. lector ha detto:

    Il denaro non è altro che l’espressione numeraria di rapporti di forza tra individui che sono sempre esistiti. Il confronto nel possesso di danaro, non significa altro che confronto di potenza sessuale, di capacità di riprodursi, di perpetrare i propri geni a discapito di quelli altrui.
    Dire che nelle comunità primitive questi rapporti non esistono, significa avere una visione molto romantica della vita che – malauguratamente – si fonda proprio sulla prevaricazione del forte sul debole, per cui il debole, il più delle volte, finisce per essere la pietanza del forte.
    In natura, l’individuo più forte ha territorio, cibo, femmine. Nella società umana, ha il denaro.
    Come si vede, in fondo, non è cambiato nulla.
    Non eccepitemi che non è giusto. Lo so benissimo. Solo che non possiamo farci nulla. E’ così e basta.

    • diegod56 ha detto:

      lector carissimo, la tua lettura hobbesiana ha qualche limite, ma ci torneremo su quando scriverò due righette sul testo dal quale ho preso spunto per i pigmei

  6. Pasquale D'Ascola ha detto:

    Non so come commentare, Diego, quindi, per ovviare alla tristezza incontrovertibile dell’assunto, non commento che con una facezia delle mie: impagabile.
    Un abbraccio
    P.

  7. babajaga ha detto:

    Sicuramente vivono molto meglio i Pigmei,noi per questo pseudo idolo ci siamo disumanizzati,siamo tante marionette coinvolte in un meccanismo che sa di marcio.Per fortuna ci sono ancora persone che la pensano come me a quanto sento e leggo.Teniamoci stretti. Un saluto

    • diegod56 ha detto:

      io penso che per noi è impossibile «tornare indietro» ma è sicuramente possibile usare ragionevolezza e riportare il denaro ad una funzione di semplice strumento; grazie per il commento babajaga

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