I racconti radiofonici di W. Benjamin

Sul tappeto, a fianco del divano letto (non evevo una camera tutta per me), poggiavo due o tre volumi dell’enciclopedia «Conoscere», un grande e meritato successo editoriale. Prima di dormire leggevo e sfogliavo le tavole colorate (disegni a tempera di illustratori di gran pregio). Questa fu la mia prima formazione culturale. La sequenza degli argomenti era apparentemente casuale, ed ogni argomento fioriva su due belle pagine aperte che costituivano un’unica grande tavola. Si passava dalla legione romana alla storia delle ferrovie, dalla scoperta dell’America alla storia delle abitazioni umane, dal sistema solare alla vita delle api, e così via. Mi addormentavo sazio di sapere, mai più ho provato lo stesso appagamento.

Questo episodio personale è riaffiorato nel leggere un economico e prezioso volumetto della BUR dal titolo «Burattini, Streghe e Briganti». Molto più esplicito il sottotitolo «Racconti radiofonici per ragazzi, 1929-1932». L’autore di questi racconti è Walter Benjamin, che si cimentò in questa serie di trasmissioni dai microfoni delle radio di Berlino e Francoforte. Il legame di questo grande pensatore con l’infanzia è ben noto a chiunque abbia letto ad esempio la sua giustamente celebre «Infanzia Berlinese». Benjamin ama il mondo dell’infanzia e i suoi oggetti, i libri illustrati, i giocattoli, gli abeccedari per la loro capacità di rendere l’atmosfera del passato e per la tenace resistenza che il ricordo dell’infanzia oppone alle logiche spietate del mondo adulto. Sono conversazioni radiofoniche di circa venti minuti, dagli argomenti più disparati, dove comunque si possono individuare due filoni principali. Un aspetto è il ricordo d’infanzia, legato soprattutto alla città di Berlino, ai suoi luoghi, le sue genti. Molta attenzione è rivolta al mondo del piccolo commercio e delle botteghe. Non è comunque un caso che Benjamin traducesse Proust, l’affinità è palese. Vediamo ad esempio a proposito dei mercato coperto, luogo denso di fascino.

«Da bambino mi divertivo un mondo a recarmi assieme ai grandi nel mercato coperto di Piazza Magdeburgo, ove d’inverno c’era un bel tepore, mentre nelle afose giornate d’estate si aveva un gran refrigerio. […] Ma soprattutto ci sono gli odori: di pesce, di formaggio, di fiori, della carne cruda e della frutta; odori che, al chiuso, si mescolano in tonalità ben diverse da quelle che dominano all’aria aperta, adattandosi magnificamente (per il carattere indefinibile e per i toni tenui) alla luce che piove dalle vetrate opache incastonate nelle plumbee strutture metalliche.» (p. 74)

Dei ricordi abbiamo detto, ma l’aspetto fondamentale di queste trasmissioni (e delle trascrizioni qui riportate) è quello educativo, e non solo per i ragazzi dai dieci ai quindici anni cui erano indirizzate, ma anche per gli adulti che, a quanto risulta, ascoltarono con grande interesse. Nella bella prefazione, il curatore e traduttore Giulio Schiavoni riferisce giustamente di un «illuminismo antiautoritario». Specie verso il termine di quel ciclo radiofonico appare evidente come Benjamin avverte l’incombere di una nube minacciosa sulla Repubblica di Weimar e quindi cerca di stimolare un atteggiamento vigile sugli oscurantismi, i pregiudizi, le facili propagande. Fra i tanti argomenti è davvero esemplare la trasmissione dedicata alla Bastiglia, la celeberrima prigione fortezza. Infatti l’autore spiega con chiarezza il vero motivo del furore popolare, reazione non ad un carcere, per quanto duro e severo nelle sue regole, ma ad un potere ostentato. Un potere che si manifestava nell’arbitrarietà degli arresti ma anche e soprattutto nel lusso in cui viveva il Governatore, nella sfrontata opulenza di ispezioni che erano in realtà lussuose occasioni mondane per ricevimenti e banchetti. La rabbia popolare non si scatena verso un’autorità severa, ma soprattutto verso una manifestazione di profonda ingiustizia.

Non è un caso che di lì a poco un caporale dall’ottima retorica oratoria conquisterà il potere. E Benjamin propone ai ragazzi una puntata dedicata ad un grande imbroglione, uno dei più famosi della storia: Cagliostro. Con impareggiabile efficacia descrive la psicologia del grande imbroglione, così utile anche per capire il nostro tempo.

«Non si deve pensare che un tizio che voglia unicamente vivere bene e mangiare e bera a volontà impegni energie e fantasia per tenere l’Europa con il fiato sospeso per vent’anni con le proprie invenzioni. A Cagliostro importava del potere e della regalità fantasticata dai massoni per lo meno altrettanto del denaro. A ciò vanno poi aggiunti altri fattori. Nessun individuo puo’ lasciare per alcuni decenni tutta la propria vita in balìa di idee fantasiose, parlare della vita eterna, della Pietra dei sapienti, del Settimo libro di Mosè, e di altri segreti consimili (che egli pretende di aver scoperto) senza crederci, alla fin fine, un pochino anche lui. O più precisamente e più correttamente: di sicuro Cagliostro non credeva in quello che raccontava alla gente, però era sicuramente convinto che il suo potere di far ritenere le più mirabolanti fandonie fosse in realtà altrettanto meritevole della Pietra dei sapienti, della vita eterna e del Settimo libro di Mosè presi insieme. Ed è proprio questo il vero punto nevralgico delle sue fandonie. Cagliostro era davvero tremendamente potente grazie alla fiducia in se stesso, alla fede nella propria forza di persuasione, nella propria fantasia e nella propria conoscenza degli uomini» (p. 240)

Davvero il grande intellettuale berlinese, che pure considerò queste sue attività radiofoniche come produzioni minori, sa regalarci una vera e propria «enciclopedia» ricchissima di spunti, notizie, riflessioni. Queste sere, mentre mi gustavo uno dei tanti capitoli del libro, ho provato lo stesso appagamento di quando ero bambino, e sfogliavo l’enciclopedia raccolta con pazienza, fascicolo dopo fascicolo, dal mio babbo. Tornare bambini, per capire meglio, questo dobbiamo fare un po’ tutti.

Walter Benjamin
Burattini, streghe e briganti.
Racconti radiofonici per ragazzi (1929-1932)

Curatore e traduttore G. Schiavoni
BUR 2014
p. 387

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6 risposte a I racconti radiofonici di W. Benjamin

  1. Bello e interessante: fa riflettere.

  2. mariella1953 ha detto:

    Ciao
    Non conoscevo questo scrittore di cui parli e ho cercato qualche notizia sulla wikipedia….interessanti questi racconti che spaziano tra i più svariati argomenti proprio come fa conoscere…
    Pure io mi sono incantata a sfogliare e leggere questa bellissima enciclopedia,avevo pure “la vita meravigliosa”pure quella fantastica!
    Ho iniziato ad amare la lettura su quelle enciclopedie e sui libri per ragazzi Salani e Capitol

    • diegod56 ha detto:

      non conosco i tuoi interessi culturali, cara mariella53, ma ti posso dire, anche dal «basso» della mia preparazione amatoriale, che Benjamin è un pensatore e scrittore importantissimo

  3. Pasquale D'Ascola ha detto:

    Segnalazione da gourmet: grazie Diego
    P.

    • diegod56 ha detto:

      grazie a te Pasquale, aggiungo, visto che tu sei anche un artista della parola «scenica», un fatto che non ho ben evidenziato, cioè che le trasmissioni radio erano proprio condotte dal Benjamin stesso, con la sua viva voce

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