il tempo e la piazza

Il tavolino tondo, il cappuccino, in questo angolo d’intonaco rosso del caffè. È il mio protettivo esser nessuno, sul lato mare della piazza. Transenne, nastri arancio, tubi di ferro. Faticano tutto il giorno questi operai. Pelli diverse, due lati dello stesso Mediterraneo. La piazza faticosamente muta, cambia grazie a questa fatica. Mi garba, se un giorno (nel caso strano io raggiunga la vecchiaia) potrò dire: «Mi ricordo sai, di quando la piazza era diversa». Amo il mutamento, rapprende nei ricordi il precedente, puntella l’edificio sghembo della memoria, che è fatta sempre del prima e del dopo.

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meno scrivo, meglio è
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