e-book di Riace

L’internet è un ottimo mezzo per pubblicare testi ed immagini con poca o quasi nulla spesa. Qualche dubbio continuo a nutrirlo intorno alla figura dell’e-book. Certo ve ne sono di buona fattura, e in due occasioni ne ho anche scritto le mie irrilevanti noterelle. Ma sono persuaso che l’e-book sia ancora pensato come variante moderna, economica, veloce, pratica del libro cartaceo. L’e-book è ancora un acerbo concetto, soffre d’una specifica «nostalgia» della carta. Ma si evolverà, credo, in qualcosa d’altro, qualcosa che non puo’ essere che davvero incardinato nelle caratteristiche del mezzo. Io credo che per esempio un blog tematico possa essere il vero «libro» dell’internet. Un «libro/luogo», una creazione in divenire, che si nutre ad esempio dei commenti dei lettori, coautori del blog stesso. Se un blog è più efficace di un e-book, perché scrivere un e-book e non un blog? Se ogni post di un blog lo concepiamo come una piccola opera a sè stante, allora è il post la vera opera di scrittura del nostro tempo? Non so se questo blog è un’opera d’arte, ma certo questo suo divenire incessante è caratteristica che un e-book non possiede. Nel libro stampato è giusto così, ma l’e-book odierno, non evoluto, a mio avviso è un’idea del passato replicata nel presente. Come un bronzo di Riace in poliuretano espanso.

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meno scrivo, meglio è
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4 risposte a e-book di Riace

  1. lector ha detto:

    Ho paura che il futuro – neppure tanto remoto – ci riservi ben di peggio che i bronzi di Riace in poliuretano espanso, Almeno stando al contenuto di questo brano , che trova conferma anche in alcuni documentari televisivi e nella rivista Science.
    L’evoluzione del libro sarà forse il testo telepatico?
    Aridatece le edizioni Hoepli in folio nella loro bellissima carta a tino di Fabriano e carattere Garamond!

  2. Pasquale D'Ascola ha detto:

    Si sa che Gutenberg finì male; il suo primo socio Fust, con il quale fondò la società per realizzare la stampa della Bibbia, lo buggerò e spedì al tribunale dei fallimenti, aprì con un operaio una sua tipografia, diede così il via alla prima impresa tipografoeditoriale d’occidente e, si dice, fece dei bei soldini. Gutenberg tentò di rimettersi in piedi da solo, ma fu travolto da altri disastri e infine morì. In ogni modo inventò il modo per permettere agli scrittori di essere letti da molti e alle opere di essere divulgate (150 copie la prima bibbia). Prima sappiamo come andavano le cose, eppure si scriveva, si scriveva. Mi pare che l’epub sia un gran bel modo di diffondere la letteratura; il guaio è che pochi sanno di che si tratta e meno ancora sanno leggere. Quindi mi pare che contribuisca all’omologazione di cui la tecnologia ha bisogno per diffondere sì ma sè medesima. Inflazione di mezzi; osservare per credere le decine di ipad nei treni del mattino su cui si gioca il solitario e si sfogliano le pagine della gazzetta dello sport. Risparmio di foreste certo ma abuso di metalli nobili per i chips. Credo inoltre che l’epub incoraggi la dissoluzione della sintassi; l’ordine tipografico Diego , tu che sei del mestiere, è ordine estetico, a mio modo di vedere, è ordinare il pensiero che non si vede, in modo che si veda, che sia tangibile, che abbia una forma senza l’ausilio della voce, che non solo è il primo strumento di diffusione di esso, ma la forma tangibile con cui esso si fa carne per gli altri. Ciò nonostante sto leggendo Céline su un sony preistorico ormai, ha due anni pensate. Per studiare va proprio bene però. Non andrebbe messo in mano alle menti in formazione, già, la domanda è se ce ne sono. Un caro saluto.

    • diegod56 ha detto:

      un commento smisuratamente interessante, più interessante del post stesso che ho messo in pista;

      l’e-pub ha delle qualità tutte sue, mi ci sono anche cimentato un po’, ma ha per esempio fra le caratteristiche la dissoluzione del concetto di «pagina», ritornando al rotolo dei libri antichi, e già questo meriterebbe una riflessione ad hoc

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