sbirciando i compagni di banco

…la mente non ha occhi nè mani nè strumenti, se non per metafora; e alla meccanica del fare esterno non puo’ accompagnarsi se non per via di successive rappresentazioni. (da Giovanni Gentile, La filosofia di Marx, Ediz. Le Lettere, 2003, pag. 74)

Niente male, questo filosofo non troppo frequentato, oggidì.

È ben chiaro che d’ogni accadimento non conosciamo che la nostra rielaborazione. Ma noi stessi, l’oggetto più prossimo alle nostre percezioni, è forse quello la cui rielaborazione riesce peggio. Raccontiamo noi stessi non tanto guardando dentro di noi, che è impossibile, ma guardando gli altri, i più prossimi. Il tema della nostra vita è in gran parte scopiazzato, sbirciando i compagni di banco, col terrore del foglio vuoto.

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meno scrivo, meglio è
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6 risposte a sbirciando i compagni di banco

  1. poetella ha detto:

    mica per tutti è così…
    Consapevolezza…
    consapevolezza…e andiamo avanti.

    • diegod56 ha detto:

      cara Poetella, in effetti tu scrivi delle belle poesie, dove è indubbia una efficace introspezione, quindi non metto in dubbio la tua consapevolezza

      rimango però dell’idea (non troppo semplice ad estrinsecarsi, ammetto) che al centro di noi ci sia come un vuoto, un po’ a metafora direi l’occhio del ciclone

      • poetella ha detto:

        sì. Al centro di molti. Arrivare all’occhio del ciclone, come lo chiami tu, non è cosa facile. C’è bisogno di una forte dose di coraggio, nonché di altrettanto notevole predisposizione a farlo e cura. Ci si deve allenare e, soprattutto, si deve volerlo. Se no…non ci si arriva! Si scappa!
        io…voglio arrivarci. E ci arrivo. Indomita!

  2. Francesca ha detto:

    Questo mi fa tristemente pensare a quanto per anni ho visto e vissuto me stessa attraverso gli occhi degli altri. O, se non altro, quello che credevo essere l’altrui percezione. E anche adesso, che effettivamente m’illudo di scrivere da sola, mi rendo sempre conto di quanto sia più comodo (o semplicemente necessario, non so) dipendere dalle parole di qualcun altro.
    Dentro di noi c’è l’occhio di un ciclone, certo. Un nucleo di cui nemmeno noi abbiamo piena consapevolezza. Ne sono pienamente convinta. Le parole degli altri non sono tanto un riflesso di questo nucleo, ma di tutto ciò che gli ruota intorno e non sempre ci corrisponde – anzi, quasi mai. Infatti è anche per questo che spesso e volentieri gli altri non ci capiscono. Siamo i primi a non volerci far comprendere, forse.

    • diegod56 ha detto:

      grazie della sentita e non banale riflessione, cara Francesca; è che in fondo la nostra essenza è anche la relazione, le relazioni, di cui siamo parte, che ci costituiscono e che nel contempo costituiamo, in continua oscillazione

      • Francesca ha detto:

        Grazie a te :) è un piacere confrontarsi. Noi non siamo isole, siamo praticamente un compromesso vivente. Ed è inutile girarci intorno, siamo un animale sociale, da soli non possiamo sopravvivere. Eppure… dovremmo avere più rispetto l’uno dell’altro e cercare di rendere più visibile il nostro nucleo. A noi e agli altri…

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