cartongesso

Storica merceria del centro. Ricordavo esserci stato anche da bambino, al seguito di mia madre sarta. Improvvisamente è tutto cambiato, mesi fa: musichetta idiota, corsetteria leopardata, tutto finto. Tanto, tanto cartongesso per il nuovo look.

Questa vicenda anche banale, consueta, mi è tornata in mente, proprio leggendo un libro interessante e attuale: «Cartongesso» di Francesco Maino. Un libro che si sviluppa in un unico, compatto, racconto/confessione. Michele Tessari è l’io narrante. Avvocatuccio presso il Foro della Serenissima e il Tribunale di Insaponata, località immaginaria ma proprio per questo radicalmente autentica, paradigmatica d’un territorio devastato. La devastazione, l’irrimediabile guasto, è anzitutto la concreta devastazione del suolo, cementificato, asfaltato, lottizzato, depredato. Ma la devastazione della superficie è conseguenza (e poi anche causa, in irrimediabile avviluppo) della devastazione delle coscienze, del modo di stare al mondo, dei desideri, delle bramosìe sempre più volgari. Ma non sono i costruttori senza scrupoli, gli inventori delle tante residenze «dei sogni» abbellite (si fa per dire) dai timpani e dai fregi in cartongesso, i peggiori. Perfino i politici non sono i peggiori, nonostante il livello culturale e morale incredibilmente basso, molto più basso del terreno già basso rispetto al livello del mare. I peggiori sono gli avvocati, che infestano a frotte i labirinti orrendi dei tribunali, come topi. Ci sono gli avvocati piccoli, galoppini malpagati, e quelli che invece hanno fatto gli sghèi, grazie ad una mancanza totale di umanità, ad una istintiva capacità di depredare.

«Li guardo e non riesco a non pensare: sto in mezzo a una pletora di lucertole vibratili, con le stesse combinazioni, bluetto e grigietto, righette o pallini, nuche rasate, omologo rigore provinciale, gemelli di madreperla, fazzoletto sul taschino, iniziali sulla camicia, BackBerry, scarpe a punta, e i servi attorno a prendere ’sti appunti, segnare ’sti rinvii, rinvii dei rinvii, a reggere borse che contengono certificati di morte, tutti rettili rugosi e distinti che non sembrano sudare mai, che effettivamente no sudano mai, neanche a ferragosto, […] rettili, penso, il cui sangue nelle vene ghiaccia, che non usano mai le borse, ma solo qualche busta in vera pelle molto elegante portadocumenti, sono varani verticali con la lingua a forma di lametta e la parola alla stricnina, affamati di carcasse o deleritti umani da ripulire, lentamente, cinicamente, codici alla mano, affamati di case da porre all’incanto, di giocattoli da pignorare ai tosatelli, di sommette da recuperare a qualunque costo, bava alla bocca, cazzo duro all’arrivo dei bonifici, clienti trattati come orinatoi, cessi da autogrill, roba avariata, ipoteche su baracche degli attrezzi, polpa di carne da strappare dai femori vivi, titoli esecutivi alla mano, di famiglie da distruggere semplicemente aprofittando della cecità dei coniugi, dell’idiozia della procedura, […] Inculare. Inculare. Inculare. Uccidere. Uccidere. Uccidere. Nessuna pietà.» (p. 134)

Ma in questa pianura veneta devastata, il piccolo avvocato Tessari come se la cava? Male se la cava, rimane cosciente del disastro, ma anche cosciente della sua impotenza, della sua incapacità di agire. Non fugge da questa pianura/prigione e nel contempo non sa adeguarsi ad un modo di essere e di vivere che percepisce estraneo, al massimo cerca di mimetizzarsi, di non esserci. Difende gli straccioni, questo sì, ma quasi più per punirsi che per agire a fin di bene.
Una scrittura potente, caustica, ironica. Un po’ Kafka, forse Joyce, una buona spruzzatina di Svevo. Maino è coltissimo, per quanto non lo voglia far capire, ma si capisce benissimo. Non è vero che il Veneto è morto, se ci sono scrittori di questa potenza.

Francesco Maino
Cartongesso
Einaudi, 2014
pp. 248

Informazioni su diegod56

meno scrivo, meglio è
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4 risposte a cartongesso

  1. poetella ha detto:

    incuriosita…

    • diegod56 ha detto:

      di solito, cara Poetella, non mi occupo di letteratura pubblicata da grandi case editrici, ma è stato il consiglio di un amico; sicuramente su questo libro puoi trovare recensioni anche di maggior livello della mia

  2. lector ha detto:

    Io ci ho visto anche molto Aldo Busi; il primo Busi, quello potente, iconoclasta, nichilista di “Vita standard”, de “La Delfina Bizantina”, di “Seminario sulla gioventù”.
    Grande recensione per un libro che non concede nulla alla solita piaggeria nostrana ed è come un diretto allo stomaco del lettore.

    • diegod56 ha detto:

      grazie lector, in effetti di Busi non ho mai letto una sola riga, è raro che io legga letteratura se non super super classici

      è duro il libro eppure qualche dolcezza «nascosta» c’è, per esempio un ricordo magnifico d’infanzia legato alla speranza di ricevere in regalo le scarpette da calciatore marcate «Boniek»; inoltre seppur molto sottotraccia c’è una nervatura di sincera moralità, e di amore per quella gente semplice che «fraccava» tutto il giorno; comunque, la cifra fondamentale è quella della durezza, certo

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