come salvare l’Europa

La mia modesta proposta per salvare l’Europa.

Sarebbe assai efficace un reddito di cittadinanza europeo. In vece dei molti quattrini per finanziare opere più o meno utili, amministrati in modo più o meno onesto dai governanti locali, questa somministrazione diretta ad ogni cittadino europeo sarebbe assai convincente. Ogni europeo penserebbe che tutto quel gigantesco carrozzone burocratico, avviluppato ad un altrettanto e ancor più opaco agglomerato di potere bancario e finanziario, è giustificato dal «privilegio» di esser un po’ protetti tutti quanti, in quanto europei. Sono convinto, fra l’altro, che il lavoro per tutti (il vecchio schema: un reddito connesso ad un lavoro) sia tramontato, nell’era della sovrapproduzione tecnologica. Si produce sempre moltissimo reddito, ma con sempre meno braccia, quindi ridistribuire va fatto senza l’ipocrisia retorica del lavoro «per guadagnarsi il pane». L’Europa è di tutti gli europei? Ecco il modo per dimostrarlo.

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meno scrivo, meglio è
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2 risposte a come salvare l’Europa

  1. lector ha detto:

    Presumo la proposta sia ironica, eppure contiene un fondamento di realismo. Quello che la Sinistra più oltranzista non ha proprio mai compreso (e la colpa è di essersi affossati nelle teorie di Marx, a mo’ di testo sacro, senza studiare con apertura mentale quel che è venuto dopo, perché reputato eretico) è che, per poter disporre d’un reddito, risulta necessario e indispensabile che questo reddito venga prima prodotto. Il reddito (individuale o collettivo) non è altro che una somma di beni e servizi. Questi beni e servizi prima devono essere prodotti e solo dopo possono venir distribuiti, remunerando i vari fattori che concorrono alla suddetta produzione. A differenza che in altri paesi, dove l’azione sindacale si è sempre manifestata come azione di categoria, in Italia tale soggetti hanno concentrato le forze dei lavoratori su obiettivi prevalentemente ideologici, con ciò perdendo la grande opportunità di rivincita sociale che veniva loro offerta negli anni d’oro del boom economico. In Germania e negli Stati Uniti, ad esempio, i lavoratori, prevalentemente per il tramite dei sindacati o dei loro fondi pensione e tramite l’azionariato diffuso, sono i veri padroni delle grandi realtà industriali e dei profitti che queste producono. L’operaio o l’impiegato, una volta dismessa la tuta o le mezze mezzemaniche, si veste da azionista e incassa i dividendi, con l’unico accorgimento di star attento a che i top managers posti ai vertici aziendali non lo derubino.
    Da noi, invece, i sindacati hanno approfittato a man bassa delle enormi risorse che furono date loro da amministrare (INPS, INAIL, Casse edili varie, ASL, ecc.) depredando i propri iscritti e impedendo di fatto la crescita sociale degli stessi.
    Ricollegandomi al tuo post, desideravo proprio sottolineare come – assodato che i sindacati hanno oramai perso quest’autobus – debbano necessariamente venir studiate nuove forme per consentire che le ricchezze prodotte (i redditi) vengano equamente distribuite al maggior numero possibile di persone, senza tuttavia con ciò distruggere il tessuto economico e produttivo che ne consente la produzione.
    La forza politica che raccoglierà questa sfida e saprà gestirla con successo, sarà la vera forza leader di domani.

  2. diegod56 ha detto:

    grazie caro lector, dell’articolata considerazione

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