fra i muri di tempera azzurra

Ha un bel giardino davanti alla portafinestra della cucina. La vedo qualche volta, mentre cura le piante. La signora ha circa settant’anni e sa vestirsi con estrosa eleganza. La sento, ora che le finestre sono aperte all’incipiente primavera. È sola. Non è sola, in verità, la sento che gli parla. In filobus verso il centro mi racconta. Me lo racconta forse perchè si fida (dovevo fare il prete, io, lo so). Sorride e mi racconta che più volte le parla nel corso del giorno, la rassicura, le dà consiglio sul da farsi. Lo amava tanto, come puo’ amare una donna. Lui è morto che sono almeno dieci anni. Lei mi racconta che scriveva poesie d’amore per lui, e gliele nascondeva nelle tasche della giacca, mentre andava al lavoro. Per forza che lui c’è ancora, fra i muri di tempera azzurra. Un grande amore cresce dentro di noi, negli anni, e anche se la persona muore, rimane il calco, la forma racchiusa, come anche il suono della voce, riemerge nei silenzi del pomeriggio. La signora è sola. Non è sola, in verità.

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meno scrivo, meglio è
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