il risoluto proponimento

Per vile istinto di autoconservazione, istintiva protezione delle mie mucose gastriche, seguo molto poco i proclami governativi. Così di sfuggita però m’è giunta l’eco di un mirabile sforzo per sbloccare i debiti della pubblica amministrazione verso le imprese creditrici. Mi domando: possibile che quello che sarebbe un atto dovuto, cioè pagare il lavoro a chi l’ha eseguito, divenga motivo di un coraggioso e risoluto proponimento? Mi ricordo da ragazzo un tale pseudoamico ebbe da me un prestito di cinquemila lire. Erano gli anni della paghetta dei miei, la cifra non era irrilevante. Un giorno gli chiesi se per caso potesse restituirmi le palanche (racimolavo il necessario per comprarmi una chitarra usata). Con aria drammatica mi rispose: hai ragione, sento il dovere di restituirti quei soldi, ci penso sai! Credo abbia smesso di pensarci, ormai sono passati almeno 40 anni.

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meno scrivo, meglio è
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7 risposte a il risoluto proponimento

  1. lector ha detto:

    Ciao Diego.
    Purtroppo è un problema di Patto di Stabilità. Pagando o compensando i propri debiti nei confronti dei privati, la PA sballerebbe tutti i parametri derivanti dagli impegni assunti con la UE, con le conseguenze che ci sono note.
    Da buon “contraente forte”, la soluzione più semplice è quella di non pagare i “contraenti deboli”.

  2. diegod56 ha detto:

    In effetti è abbastanza ridicolo il senso «religioso» di questo Patto, patto fra chi? a spese di chi?

  3. Sara ha detto:

    Più che altro spero che paghino i debiti di tutti,in modo speciale quelli più deboli appunto, non solo degli super imprenditori amici. Mi sembra un po’strumentale questo tema.

    • diegod56 ha detto:

      è evidente, cara Sara, che ogni misura «proclamata» ha in sè un elemento di propaganda, frammisto ad elementi concreti; sicuramente, e questo molto accade a livello locale, le amicizie hanno il loro peso oltre il dovuto

  4. lector ha detto:

    “patto fra chi? a spese di chi?”

    E’ l’effetto della moneta unica. In mancanza di unità politica e dunque d’un organismo unitario d’indirizzo e di governo, i singoli stati partecipanti all’UE sono stati esautorati della loro sovranità nazionale per quanto riguarda la possibilità di spesa. Poiché non possono più battere liberamente moneta né attuare altre misure che avrebbero sicuro impatto inflattivo su tutta l’area euro (tipo pagare i debiti dei fornitori alla PA) – cosa che spaventa a morte i nostri partners tedeschi – dobbiamo rassegnarci a prendere atto della nostra povertà “comparata”; la quale esisteva assai prima dell’euro, ma veniva opportunamente mascherata con sistematiche azioni inflazionistiche a discapito delle generazioni future (che poi siamo noi e i nostri figli). Con l’unificazione monetaria s’è creato un inevitabile effetto “vasi comunicanti” che ha messo a nudo tutta la debolezza del sistema economico italiano (e degli altri paesi deboli) rispetto a quelli forti (principalmente la Germania).
    C’è una favoletta di Esopo che metteva in allerta rispetto a simili alleanze e, se non sbaglio, parlava di una pecora, una capra e una giovenca che fecero un patto scellerato con un leone …

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