rappresentazione astuta del sottile pentimento

Persone oltre le cose. Così lo slogan d’una campagna pubblicitaria fatta anche piuttosto bene. Sono i pubblicitari i veri ed efficaci intellettuali organici del nostro tempo. In quello slogan, al di là delle intenzioni dei filosofi del marketing, emerge, a mio avviso, come un sottile pentimento (o, forse, la rappresentazione astuta del sottile pentimento). Come dire: vi abbiamo sommerso di cose, di robe, inutili spesso, e ce ne rendiamo conto. Allora, per evitare che vi ribelliate, magari col nefasto intento d’acquistare il meno possibile, si rievoca, come certi film restaurati, l’umano, le persone. Comprate, mi raccomando, ma in sovrappiù portiamo, meglio di qualunque buono sconto, di qualunque prendi sette paghi uno, l’essere umani, le persone. Troppo tardi, pentimento tardivo: noi, appendice carnosa del nostro bancomat, a furia di comprare, consumare, ingurgitare e basta, non siamo più persone. Persone, sotto la montagna di cose (e la montagna dei rifiuti delle cose obsolete) sarà dura trovarne. Cose oltre le cose.

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meno scrivo, meglio è
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10 risposte a rappresentazione astuta del sottile pentimento

  1. Biuso ha detto:

    Insomma, caro Diego, “il feticismo della merce” è di grande attualità.
    Forse tenere conto di Marx, invece che degli esperti di marketing e di televisione, farebbe bene ai partiti che si proclamano “di sinistra”.
    Complimenti per il testo, esplicito ed efficace.

    • diegod56 ha detto:

      Grazie caro Alberto, il riferimento a Marx è evidente. Per quanto riguarda la parola «sinistra», molti la usano opportunamente depotenziata con aggettivi del tipo «sinistra moderna», «sinistra pragmatica», «sinistra adogmatica», in modo da evitarne il sinistro richiamo alla propria pochezza.

  2. Filippo Scuderi ha detto:

    La Massa , vittima inconsapevole dei media, il consumismo, portato, pilotato a un conformismo distruttivo , dove il Dio bancomat , il diavolo sotto forma di carte di credito, dove la massa, vittima senza rendersi conto di esserlo, è stata messa nella rete da un razionalismo positivismo, dove nonostante i tentativi, di mantenere alta la guardia e non finire nella rete del consumismo a tutti i costi, a favore dei capitalisti, nonostante tutto ciò non è ancora consapevole di essere una vittima e non un vincitore , transazione eseguita , è più profonda di quello che a primo acchito si protegge immaginare, ma la massa consumatore non lo sa.  

  3. Sara ha detto:

    Mi viene in mente il racconto di Calvino nelle Città Invisibili, in cui in una di queste i cittadini, accumulavano e subito gettavano via, quanto poco prima acquistato.
    Io credo che chi più chi meno, ci caschiamo tutti nelle lusinghe del vitello d’oro. Mi è preso il dubbio se questo sia veramente un male morale, a parte l’inquinamento che ne deriva. Forse le cose riempiono il vuoto che in altri tempi era colmato dal vino. Sto guardando i registri delle Sentenze del giudice conciliatore di un secolo fa e indicativamente il vino è secondo solo agli affitti non pagati, come causa di liti.

    • diegod56 ha detto:

      Interessante davvero questa considerazione «documentata» sulla questione del vino. Sì, cara Sara, penso che le «smanie» umane siano sempre le stesse e la differenza stia solo nella pianificazione delle vendite molto più scientifica. Tu che hai accesso per professione a questi preziosi archivi potresti scrivere degli articoli bellissimi.

  4. dascola ha detto:

    Non so tu don DIego, ma qui, quando abitavo nella mela bacata di milano, la totalità dei pubblicitari che ho per avventura conosciuto era un gauchiste afflitto più di chiunque altro dall’ignoranza dei padroni che serviva con devozione e guadagni stratosferici, lagnandosene sì, ma contribuendo in toto alla diffusione dello stesso male di cui si lagnavano e per di più soffrendo come michelangioli. Le cose non sono cambiate.

    Tanto tempo fa scrissi uno spettacolino per una, nota adesso,e premiata attrice, Ida Marinelli; dalla massa rutilante di giochi di parole che allora usavo molto più di adesso compiacendomene assà, usciva un attacco diretto, siamo nel 1984 dell’era craxi, al mondo da bere, ai bei ragazzi della televisione, alla pubblicità in quanto tale e al suo linguaggio da puttana, cioè frigido e da maria goretti, cioè sterile, altro che innovativo, come qualche alberon delli alberoni si è piaciuto di affermare qualche volta. Insomma, vennero a vedere lo spettacolino due pubblicitari allora conoscenti, oggi sconosciuti per mia grazia e se ne andarono alla fine e non li ho mai più rivisti. Seduti nella pizzeria accanto al teatro dopo lo spettacolo erano in vetrina a mangiare. Feci ciao ciao. Non mi salutarono. Che bellezza. Colpii il bersaglio.
    Hasta luego.

  5. dascola ha detto:

    Il marxeting

  6. diegod56 ha detto:

    «Marxeting». Efficace la descrizione dei pubblicitari, anche se non ne conosco direttamente di alto livello. Mi è venuta da pensare un’idea, Pasquale carissimo: che il teatro (ufficialmente finzione) è molto più vero della cosiddetta realtà come viene venduta.

  7. dascola ha detto:

    Ne è la supereffettazione mi pare, da un parte, e peraltro è, dà luogo ed è il luogo, come la letteratura, l’arte nel complesso, proprio di un’altra realtà. Per questo è sopportabile e anzi se ne ha bisogno. Noi voglio dire noi che siamo nevrotici per necessità.

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