lo zio Arturo

Lo zio Arturo era uno che sapeva vivere. Stessa famiglia povera, come i suoi fratelli, ma fin da giovanissimo si capiva che era diverso. Una volta mi raccontò (era già ammalato d’un male che allora non dava scampo) della raccolta delle olive. Lui e i suoi fratelli raccoglievano le olive nelle terre altrui per un pezzo di pane. Ma in senso letterale. Si lanciava un pezzo di pane o focaccia un po’ più avanti, si raccoglieva curvi le olive, si dava un morso al pezzo di pane, si rilanciava il pezzo di pane, si raccoglievano altre olive, un altro morso e via. Dopo il primo lancio Arturo fuggiva, forse nei campi con qualche ragazza, perché piaceva, come piacciono quelli che sognano altre vite. Quando lo conobbi io era un signore di mezza età, sempre elegante, certe domeniche ci portava a mangiare alla trattoria in collina, con la macchina a noleggio, una grande Alfa Romeo. Non era di sinistra come il resto della famiglia, non credeva al riscatto d’una classe intera. Si era ribellato da solo, lasciando i fratelli curvi ad inseguire quel pezzo di pane, fra gli ulivi altrui. Non era un uomo privo d’ombre, ma era comunque l’incredibile zio Arturo, sempre elegante, sull’Alfa Romeo.

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meno scrivo, meglio è
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7 risposte a lo zio Arturo

    • diegod56 ha detto:

      grazie Princy, nel tuo bel libro e nel bel film a te dedicato ha una grande importanza (affettiva, artistica, gastronomica) una zia

  1. poetella ha detto:

    m’hai fatto venire voglia di scrivre di zio Mario…
    chissà, magari lo farò…

  2. Un bellissimo ritratto… Però mi ha colpito soprattutto l’idea di lanciare il pane più in là, oltre le olive da raccogliere, quasi fosse un traguardo per il quale dimenticare la fatica stessa…

    • diegod56 ha detto:

      Purtroppo son ricordi che risalgono al 1967 o giù di lì, io credo che il «lancio» non fosse una strategia decisa dai raccoglitori ma un obbligo imposto, almeno io così interpretai il racconto. Nessuno c’è più di vivo che possa confermarmi, quindi sono mie supposizioni, caro Allegria.

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