capire la musica del Novecento, forse

Prima della musica la platea del teatro frigge di nervosa allegria. Saluti, fugaci resoconti di vita. Se gli spettatori sono in buona parte esterni al ristretto circolo degli iniziati, si respira il clima scanzonato della scolaresca che aspetta il nuovo professore o, ancor meglio, la giovane supplente. Spente le luci dopo i rituali due avvertimenti, inizia il gioco. Beethoven e Tchaikovsky scorrono bene, forse non tutti colgono le finezze o gli ardimenti di un’ottima orchestra da camera, ma il gioco è semplice. Cambia l’atmosfera con la musica di Mieczyslaw Weinberg (ovvio che me lo sono copiato prima di scriverlo, nessuno pensi che lo so a memoria). Una musica che richiama Prokofiev, almeno così posso ardire. Quando si ascolta musica del Novecento l’effetto di esserci, lì ad ascoltare, è più potente. La violoncellista che quasi tormenta quelle corde, l’onda dei suoni che da sinistra verso destra si propaga per contagio fra i violini, l’attesa che non puo’ esser soddisfatta dell’accordo che chiude, rassicura, riposa le nostre orecchie di non colti spettatori, tutto incute un senso potente dell’esperienza della musica. Ascoltando Beethoven non ci fai caso al gesto fisico dell’archetto, alla mano rapida che pizzica il contrabbasso, invece con certe musiche è più cosciente il senso teatrale, il gioco: loro sul palco per suoni non scontati, noi in platea ad ascoltare davvero l’evento sonoro. Forse comincio a capire la musica del Novecento? Uscendo nella sera, verso casa, ero avvolto nella calda sciarpa di Tchaikovsky, ma ora, dopo giorni, dentro, rimane, sottile, quell’altra musica.

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meno scrivo, meglio è
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6 risposte a capire la musica del Novecento, forse

  1. redpoz ha detto:

    Credo in questa stessa logica potremmo inserire anche la “sagra della primavera” di Stravinskji….
    Forse persino la “Grande fuga” di Beethoven.

  2. Carlo Congia ha detto:

    Grazie davvero Diego per avermi fatto conoscere Weinberg: non lo conoscevo assolutamente.
    Sono in debito :)

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