Hic sunt forcones

Le rimostranze della propria casta (piccola o grande che sia) le definiamo giuste rivendicazioni. Quelle di coloro che son fuori dal nostro protetto recinto le definiamo «forconi». Nella geografia limitata delle italiche menti corporative, appena fuori dal proprio ambito, come nelle vecchie carte geografiche sta scritto «Hic sunt Forcones». In realtà l’italica schiatta è forconica per natura.

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meno scrivo, meglio è
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10 risposte a Hic sunt forcones

  1. redpoz ha detto:

    Il corporativismo è il più grande male d’Italia.

    Pensa che appena un paio di sere fa ho dovuto sostenere un’accesissima discussione con un amico che sosteneva che come programma politico (sai già di che partito parliamo) avremmo dovuto parlare alla gente degli sprechi dello Stato e delle tasse troppo alte, perché questa è la preoccupazione principale della gente oggi, non trovando lavoro.
    Vanamente ho cercato di spiegargli che se noi facciamo un ragionamento così, fra noi e i forconi i cittadini sceglierebbero i forconi….

    • diegod56 ha detto:

      direi che sono d’accordo, red

    • lector ha detto:

      Non riesco a comprendere perché “parlare alla gente degli sprechi dello Stato e delle tasse troppo alte” per certa Sinistra sia tuttora un tabù.
      E’ un po’ come quando la Chiesa inibiva ai laici la lettura diretta della Bibbia per paura che scoprissero quante fandonie erano state loro raccontate.

      • diego ha detto:

        per me non è un tabu, caro lector; personalmente sono convinto però che ci voglia equilibrio, nel senso che l’economia ha bisogno per funzionare di una certa quota di spesa pubblica, specie nei periodi di crisi (diciamo Keynes per capirci), anche se sono d’accordo che la spesa improduttiva e/o il banale privilegio di taluni è un male, un male grave

        ovviamente nel mio post ho lanciato una piccola provocazione ironica, il tema è complesso

      • redpoz ha detto:

        No, lector, non è un tabù in sé.
        Il problema è come se e parla: o siamo in grando di parlarne in modo concreto, presentando problemi specifici e soluzioni reali, oppure facciamo lo stesso discorso del i forconi.
        E fra la copia e l’originale chiunque preferisce l’originale.

        E’ inutile, quindi, parlare degli “sprechi” e delle “tasse troppo alte”: dobbiamo dire quali sprechi, quali tasse, perché e come li vogliamo cambiare. Allora sì rendiamo un servizio alla comunità.

        • lector ha detto:

          Mi sembra un po’ come per Tangentopoli. Lo sapeva chiunque come funzionava il sistema, tranne gli ingenui, i disinformati o quelli in malafede. Scoppiato lo scandalo, grandi meraviglie! Pareva che tutti cascassero dalle nuvole.
          Vogliamo parlare in modo concreto?
          Ecco due piccoli – neanche poi tanto – esempi tra i mille:
          1. Qui;
          2. e qui.
          Ma c’è anche Alitalia, Poste Italiane, Trenitalia, le ASL, gli Enti Locali. Ma lo sapete quanti primari ospedalieri ricevono doppi e addirittura tripli stipendi, per ammontari che arrivano anche ai 350.000 euro annui, su falsi incarichi di copertura posti vacanti e trasferte? Avete mai visto gli stipendi incredibili dei “dirigenti” di certi comuni di quattro anime? Non vi siete mai accorti che negli enti pubblici per un lavoro che richiede una persona ne vengono impiegate normalmente quattro? Ma vi siete mai chiesti perché vengono fatte pubblicità assolutamente inutili, su organi a stampa o televisioni, di istituzioni pubbliche in regime di totale monopolio, con costi di milioni di Euro? E quanti altri “casi concreti” vi potrei citare!
          Cosa pensate, che tutti questi parassitismi non siano devastanti per il bilancio del settore pubblico allargato?
          Se poi si vuol minimizzare perché tali assunti non sono congeniali alla propria parte politica d’appartenenza, allora non ho proprio argomenti di replica: non c’è peggior sordo, ecc.
          Dal mio canto, non ho ideologie ma solo idee, di tal fatta che non mi sento vincolato da qualsivoglia giuramento di fedeltà a nessuno. E dico le cose come stanno.
          Anche perché me ne intendo parecchio. Credetemi.

          • diego ha detto:

            sono abbastanza al corrente, caro lector, e purtroppo so anche che anche il partito cui aderisco (non con molto entusiasmo) fornisce esempi di questo tipo (ne ho, non li scrivo, ma li ho…)

            in fondo la protesta incanalata in taluni movimenti nasce da queste cose, ne è la conseguenza «naturale»

          • redpoz ha detto:

            Lector, scusa, ma perché mi accusi di minimizzare? Io non minimizzo affatto: sono ben conscio del danno che ciascuno di questi singoli comportamenti comporta per il paese e dell’effetto devastante che complessivamente hanno.

            Forse nel mio primo commento, per ragioni di sintesi, non sono stato troppo chiaro. Premesso che ritengo opportuno e doveroso parlare di ciascuno di tali casi, il problema che si poneva durante la discussione menzionata era esattamente che io invitavo l’interlocutore a portarmi dei casi concreti (e, nello specifico, ben localizzati, visto che si dibatteva di politica comunale) e lui continuava a ragionare in astratto.

            Vedi, io sto imparando che perché le discussioni abbiano un senso, devono esser fatte nell’auditorio giusto: se parliamo dello scandalo Alitalia io e te in piazza, potremmo indignarci e prometterci di non votare Tizio o Caio. Stop. E sai come me che se questo accade a distanza di tempo dalle elezioni, difficilmente la gente se ne ricorderà…
            Ma se lo facciamo in Parlamento, con un deputato etc. etc… insomma, coi diretti decisori, avremmo maggiori possibilità di incidere sulla questione.
            Similmente se parliamo di ASL….
            Focaliziamo il dibattito con gli interlocutori opportuni.

            Insomma, io vorrei che la discussione, l’informazione, avesse un riscontro pratico nella politica.
            Se sono in una piazza qualsiasi, cercherò gli argomenti più prossimi a quella piazza, a quegli interlocutori. Gli argomenti più immediati, quelli su i quali loro potranno farsi sentire con maggiore impatto.

            Un conto è dire ai quattro venti che ” negli enti pubblici per un lavoro che richiede una persona ne vengono impiegate normalmente quattro”, un conto ben diverso è dire al cittadino X del paese Y che l’ente Z del suo paese fa uno spreco simile.
            Perché non facciamo questo invece di parlare sempre in generale?

            Altrimenti, il discorso generico rimane astratto e populista.

            Spero di essermi spiegato, anche se son cosciente che il mio ragionamento non è chiarissimo.
            Ad ogni modo, sempre a disposizione.

  2. diego ha detto:

    io avrei per lector un altro quesito; che vi siano questi fenomeni di malcostume e privilegio è assodato e che debbano essere conosciuti è sacrosanto; ma io domando: la crisi economica in cui ci dibattiamo, è conseguenza di questi fatti? Oppure questi fatti sono incresciosi ma la crisi è strutturale, dipende da una crisi insita nel capitalismo globalizzato? Questo secondo me è il quesito di fondo: è colpa di questi ladri, oppure c’è comunque un problema «di sistema» di cui tutti siamo chi più chi meno responsabili?

  3. lector ha detto:

    @–>Redpoz
    Avevo frainteso il senso del tuo discorso iniziale e mi scuso.
    Allo stato attuale dei fatti italiani, tuttavia, non sono d’accordo sulla dialettica di confronto politico che suggerisci. Troppo spesso, infatti, la richiesta di “prove concrete”, caso per caso, è stata un’abile mossa della casta per inibire i potenziali detrattori. Si arriverà al punto in cui alla sistematica richiesta di “prove concrete” la folla affamata risponderà come il 14 luglio 1789: col sangue.

    @–>Diego
    Di solito i disastri conseguono a un insieme di concause, o “sfortunate coincidenze”, mai a un unico fattore. Né si può dire senza tema di smentita e con totale certezza quale sia l’elemento primigenio d’un fenomeno (spesso, infatti, si tratta di concatenazioni d’eventi che traggono reciproco impulso).
    Le questioni sulle quali mi focalizzo io appartengono indubbiamente a un contesto più ampio.
    Se tu vivessi in condominio e sapessi che il tuo amministratore perde sistematicamente i soldi che versi a titolo di spese condominiali per giocare al casinò, ti sentiresti colpevole nel non versarle o, piuttosto, ti sentiresti un idiota se le versassi? Di converso, in quello stesso condominio, a fronte di gente onesta che s’indigna a ragione perché i propri soldi vengono sperperati da un amministratore briccone, ci saranno senz’altro altrettanti furbi per i quali la vicenda dell’amministratore disonesto costituirà un ottimo pretesto per non versare il dovuto. Quest’ultimi trarranno profitto nel campare grazie ai versamenti altrui, beneficiando gratuitamente di riscaldamento, pulizie, luce comune, ascensore, manutenzioni.
    Come si risolve una situazione di tal fatta? E’ chiaro che bisogna agire simultaneamente su più fronti, in primis licenziando su due piedi l’amministratore, e poi recuperando gli arretrati, colpendo i disonesti. Quello che non si può assolutamente fare, in una simile situazione, è lasciare che quello stesso amministratore proceda nei confronti di chi non paga, adducendo pretesti vari, poiché non ha la credibilità per poter agire.
    La “pubblica moralità” in Italia sì è completamente perduta. Nessuno, oggi, può vantare la credibilità necessaria per far uscire il paese dalla crisi strutturale nella quale è precipitato, agendo su tutti i fattori che debbono essere coinvolti per sperare di riuscirci.
    Che poi, a fronte di una presunta crisi dell’economia globalizzata sulla quale poni l’accento, una simile azione possa essere sufficiente, è questione tutta da vedere. Certo è che, presi come siamo presi, per ora non posiamo sperare di andare da nessuna parte.

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