gusti diversi e incomprensibili, c’è soluzione?

Affronterò un tema sgradevole, ma che, in qualche modo, reclama una riflessione. Tutti sappiamo che in alcuni paesi asiatici (mi pare ad esempio la Corea) è d’uso mangiare i cani. Ovviamente questo provoca a me, e penso a chiunque stia leggendo questa noterella, un senso di disgusto.

La questione, però, ci interroga sulla complessità del rapporto fra gli umani e le altre creature non umane. Perchè il cane no e, per esempio, un agnello sì? È evidente che la scelta è intessuta nel contesto culturale, per cui quelli che sono per il singolo gusti individuali, sono inclinazioni che sono state scolpite nel suo corpomente dall’ambiente, dall’educazione, dal linguaggio, contenuti culturali che costituiscono l’individuo che a sua volta, anche inconsapevolmente, se ne fa portatore.

Però le differenze fra il cibarsi delle carni d’un animale o di un altro, in base a contesti culturali, ci fanno intravvedere che, superata l’eventuale stretta necessità di sopravvivenza, la scelta migliore sarebbe il non cibarsi affatto d’altri animali senzienti (la parola è gravida di molte considerazioni, ma per ora la usiamo così).

Io non sono vegetariano, però ammetto che, nel contesto culturale attuale, forse la scelta vegetariana è l’unica che non incorre in contraddizione, non soffre dell’attrito, della tensione che ci comporta il giudicare, comprendere, apprezzare o disprezzare, usanze di popoli lontani. Teniamo conto che la globalizzazione ha lacerato il velo protettivo delle lontananze.

Insomma, i vegetariani sono gli unici che possono usare lo stesso metro nel giudicare chi si ciba di cani, gatti, conigli, maiali, galline, bovini, insomma di qualsiasi mansueta e incolpevole vittima.

In termini di coerenza, in questo nostro pianeta globalizzato, hanno ragione loro.

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15 risposte a gusti diversi e incomprensibili, c’è soluzione?

  1. poetella ha detto:

    culturalmente, forse…
    Dal punto di vista nutrizionale, invece…

    L’uomo è animale onnivoro. E le proteine animali gli sono indispensabili. Pare…

  2. Julo d. ha detto:

    Noi non mangiamo i cani, ma mangiamo carne di cavallo (cosa che in Inghilterra sarebbe impensabile) o di coniglio (impensabile in USA, ma da quando è diventato animale da compagnia inizia ad essere impensabile anche qui).
    È un puro fatto culturale.
    Non sono vegetariano, e non sono tanto d’accordo con te (anche se ho ridotto, e di molto, il consumo di carne): non ritengo chi si ciba di certi animali né superiore né inferiore a chi degli stessi animali non se ne ciberebbe mai.
    Come non reputo né superiore né inferiore chi sceglie di essere vegetariano, o vegano. Sono scelte culturali tutte legittime e tutte egualmente degne di rispetto.

  3. tramedipensieri ha detto:

    Concordo sia un fatto culturale.
    Ma non ne capisco, appieno, la coerenza poichè io non giudico.
    Avverto un certo fastidio quando una persona vegetariana mi fa la testa tanto per convincermi a mangiare come loro, o farmi sentire quasi “colpevole” di mangiare carne.

    Condivido quanto scrive Julio d. : tutte scelte culturali legittime e tutte egualmente degne di rispetto.

  4. diegod56 ha detto:

    grazie cara trame, caro Julo e cara Poetella, per i commenti interessanti. Concordo che le scelte sono scelte culturali, e tutte legittime. Io però mi sono soffermato sul fatto che vi sono «gusti» nello scegliere le carni di cui cibarsi che, secondo la cultura dalla quale giudichiamo, possono farci addirittura ribrezzo. La scelta vegetariana, in qualche modo, «salta» il problema ponendo tutte le forme di vita animale sullo stesso piano. Sono d’accordo con trame sul fatto che sono da evitare atteggiamenti troppo inquisitori.

    • Julo d. ha detto:

      Non so se la scelta vegetariana “salti” il problema. A mio avviso solo lo sposta: la vita vegetale è a servizio/disposizione di quella animale.
      Se non mangio carne per rispetto della vita animale, perché non dovrei ugualmente rispettare la vita vegetale?
      Lo so che il mio ragionamento è un portare ai limiti un’idea. Ma a mio avviso la soluzione di un problema non consiste nel spostare i termini.

      Buon anno

      • diegod56 ha detto:

        su questo punto, in effetti, caro Julo, io avrei una risposta; secondo me la crudeltà si puo’ ravvisare nell’uccidere creature dotate di un sistema nervoso sensibile e di un cervello; questo non significa che non bisogna portare rispetto al creato tutto (che il Padre Eterno ci ha dato in custodia e non in possesso senza freni), ma che effettivamente molti animali sono senzienti, quindi fai del male a «qualcuno»; certo, è giusto il tuo ragionamento ma io penso che la mia risposta sia quantomeno adeguata.

  5. Si, però l’uomo nasce cacciatore e carnivoro.

    • diegod56 ha detto:

      sì, cara Princy, penso anch’io che la scelta del vegetarianismo sia di carattere etico/culturale; difatti se leggiamo la bella autobiografia di Gandhi (La mia vita per la libertà, ediz. Newton Compton), anche il Maestro narra come fu un’evoluzione appresa e non una inclinazione spontanea dall’infanzia; questo naturalmente non implica di sminuirne la portata, ma definirla con più esattezza; talvolta i vegetariani insistono sulla “naturalità” della propria scelta, ma a mio avviso su questo sono in errore.

  6. lector ha detto:

    Due segnalazioni.
    1. La recentissima bufala in merito all’importabilità della carne di cane (qui) che ha imperversato per un paio di giorni su tutti i principali mezzi d’informazione.
    2. Un interessante articolo sugli sviluppi prossimi venturi della ricerca in materia di nutrizione che (forse) consentiranno presto d’affrancarci dalla schiavitù dell’animalicidio per scopi alimentari (qui.
    Personalmente non sono vegetariano ma considero estremamente macabro dovermi cibare di cadaveri e quando lo faccio non debbo pensarci.
    Un’ultima chiosa: Finché la popolazione mondiale non inizierà pregiudizialmente a imboccare un trend in discesa, si tratta solo di discorsi che lasciano il tempo che trovano. Con questi ritmi di crescita, fra qualche decennio, per sopravvivere si dovrà tornare al cannibalismo.

  7. Pannonica ha detto:

    Sono d’accordo, la scelta è culturale e soprattutto etica e non “naturale”, e lo dico da vegetariana. la carne mi piaceva quando la mangiavo e non ho cambiato gusti, ho solo cambiato comportamenti. se vivi quotidianamente a stretto contatto con animali con i quali sviluppi affezione, credo sia “naturale” che, prima o poi, tu smetta di nutrirtene, visto che ne puoi fare a meno. questo è ciò che è successo a me.

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