il racconto di Joss

fotoJOsselabow
«Joss» archivio fotografico DoubleJ – La Spezia

In prima persona, narra la sua storia. E nel leggerlo entri nel mondo di Joss, capisci le sue emozioni, i suoi sentimenti, il suo modo di sperimentare la vita. Le emozioni sono conoscenza. Sono la forma più profonda della conoscenza. Joss è un cane che racconta, ma l’espediente non lo umanizza banalmente, non scivola in stucchevole antropomorfismo. Leggi e leggi davvero il suo pensiero, il suo approccio. Un libro intriso di sentimenti, talvolta commovente, ma anche un mezzo di conoscenza. Il libro ci fa scoprire una creatura così interessante, complessa, così capace d’interagire, di convivere (nel senso proprio del vivere assieme) col proprio «Lui».

Diego è un grande conoscitore del cane e della storia della sua collaborazione con la specie umana. E nel racconto di Joss affronta il fascino e la complessità di questo adattamento, di questa potente fiducia che lega le due creature, diverse e complementari.

«Tantissimi anni fa noi eravamo molto ma molto diffidenti. Inseriti in un contesto di sopravvivenza, la diffidenza, che ho appreso essere il controaltare della Fiducia, si presentava quale salvezza. Ma poi tutto è cambiato, piano piano, lentamente, con un fare tipico di tutte le forme di condizionamento, ci hanno addomesticato, ci hanno avvicinato, ci hanno impiegato per nobili fini, ci hanno affidato compiti meno nobili, ci hanno comunque mutato, ci hanno conquistato, ci hanno finalmente fatto cambiare idea. Perché diffidare, perché? Sono pronti a tutto per noi, veramente a tutto! Fantastico, fiabesco, irreale!» (p. 22)

Non solo temi generali, il tema centrale è un amore personale. L’affetto per Joss è il motivo per cui è stato scritto il libro. Un affetto descritto più volte, reso «dalla parte di Joss» con naturalezza e verosimiglianza. Sembra davvero che sia Joss a raccontare. Vediamo l’emozione del loro primo incontro:

«Iniziai un’ascesa, tra le sue mani, fino a che i miei occhi raggiunsero l’altezza dei suoi, uno sguardo dritto, da pupilla a pupilla e poi le sue labbra che avvicinarono l’attaccatura delle mie, una sensazione familiare, proprio come faceva spesso mamma Dora con me. La sua attenzione mi abbandonò per un attimo, con lo sguardo andò su un mio fratellino! Il mio cuore già batteva forte […] ma neanche il tempo di formulare brutti pensieri che mi sono ritrovato al di fuori del serraglio.» (p. 17)

La narrazione, con lieve tratto ed anche sottile umorismo, è comunque un’occasione ben colta per insegnare molto sulla mente di un cane. Una mente diversa, con specificità che vanno comprese e che, per paragone, ci permettono anche di individuare le peculiarità che sono invece del tutto umane.

«Il nostro cervello si differenzia molto da quello del mio lui ad esempio. Per gran parte, il nostro, si occupa dell’attività sensoriale e di riconoscimento! Quello dei lui invece è prevalentemente utilizzato per l’associazione di idee. Sembrerebbe però che siamo molto simili durante il sonno! Io un sacco di volte durante il sonno mi muovo, mugolo, mi rovescio sulla schiena! Quando sentii parlare di sistema libico e onda beta capii il meccanismo: anche noi, come tutti i lui, quando dormiamo siamo capaci di sognare e di rilassarci.

La zona del nostro cervello responsabile dell’olfatto conta un numero di cellule nervose 40 volte superiore a quelle presenti nella stessa zona del cervello dei lui. Sempre per “sparare” dei numeri, noi abbiamo circa 220 milioni di recettori olfattivi, i lui circa 5 milioni. Possiamo contare su circa 7 metri di membrana nasale contro i  50 centimetri! Per questo possiamo captare odori che neppure il più sofisticato dei sistemi tecnologici potrebbe intercettare.

Mi sono spesso reso conto che noi mai saremo in grado di apprendere concetti astratti, ma abbiamo una grande capacità nel fare delle associazioni che ci permettono di apprendere.» (p. 35)

Il testo è avvincente ed istruttivo per il lettore profano, ma è denso anche di critiche senza sconti verso alcuni presunti «esperti». Del Soldato è uomo sincero e schietto, anche nello scrivere. Nel racconto di Joss ci sono numerose riflessioni sui problemi che ha ingenerato un certo modo di selezionare ed addestrare i cani, allontanandosi dalla loro natura. Conoscere e rispettare una razza canina significa non forzarne le caratteristiche per ottenere campioni fasulli e, sostanzialmente, privi delle qualità che rendono unico e ricco il rapporto fra un cane e il suo «lui»

«Attualmente proliferano fior fior di allevatori, tutti dichiarati quali massimi esperti della razza, profondi conoscitori delle nostre più ataviche caratteristiche. Eppure? Qual è il risultato? Da una parte ci sono alcuni miei parenti, che mi vergogno persino definirli tali, incapaci di attivarsi, fannulloni, vagabondi, apatici, menefreghisti… che… quando li vedo, mi verrebbe voglia di morderli tutti quanti in quella strabordante ciccia malefica che si portano appresso quale elemento distinguente di bellezza. Dall’altra, vi sono assatanati lavoratori che definirei kamikaze devoti alla morte, che agiscono senza sapere il perché delle loro azioni. Eh si!, tutto questo grazie ad eccezionali “conoscitori” di razza!» (p. 62)

Molte sono le esperienze che Joss ci racconta, ovviamente qui posso solo esortare alla lettura del testo. Parte fondamentale dell’esperienza di vita di Joss sono le emozioni. Le emozioni sono conoscenza, una forma autentica di conoscenza. Molto Diego ha insegnato a Joss, ma molto Joss ha insegnato a Diego: Joss è «davvero» l’autore di queste pagine. Joss purtroppo da tempo ha concluso la sua splendida esistenza, ma di certo questo libro gli rende un grande ed affettuoso tributo.

Per ora, il libro è disponibile alla Spezia presso la libreria «Contrappunto».

Diego Del Soldato
Dove ti porta il cane
Ferdeghini Tipografia Edizioni
ISBN 9788898100057
pag. 164

Informazioni su diegod56

meno scrivo, meglio è
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2 risposte a il racconto di Joss

  1. Boh ha detto:

    parlare di animali con affetto è sempre emozionante anche per chi legge. Buone feste Diego

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