invidia

Il cacciatore va a caccia per invidia. Tenta di tornare ad essere un evento naturale, come la nebbia del bosco, come il vento, come il fiume. Ma gli è precluso. Esser uomini significa esser caduti per sempre da quella pienezza. Il cacciatore va a caccia per invidia.

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meno scrivo, meglio è
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10 risposte a invidia

  1. Biuso ha detto:

    Caro Diego, probabilmente ci sarà anche questo sentimento nel cacciatore. Ma la mia impressione è che le tue parole diano sin troppo credito a un fenomeno che nella società industriale contemporanea (non dunque nel Paleolitico, in Amazzonia o nei deserti australiani) si spiega in modo più banale: non invidia ma sadismo, non “tornare ad essere un evento naturale” nel senso che indichi ma in quello della naturale legge del forte contro il debole, dell’armato contro l’indifeso, della tecnologia più agguerrita contro i cicli della terra.

    • diegod56 ha detto:

      Grazie caro Alberto, del commento che mi permette di chiarire meglio. Invidia non è un termine «leggero», è un termine pesante. Il cacciatore è, come esemplificazione estrema, la manifestazione dell’angoscia implacabile dell’essere usciti dall’ «ambiente» ed esser precipitati nel «mondo». Di qui il tentativo, goffo e crudele, di rientrare nella natura ma nel modo peggiore possibile, prendendo il ruolo della morte. Alberto carissimo, ciò che scrivi è vero, ma io penso che il «tornare ad essere un evento naturale» sia un tentativo fallito, goffo e crudele. Ma comunque un segnale da interpretare.

      • diegod56 ha detto:

        Io sono contrario alla caccia, ma in effetti non era lo scopo di questo brevissima riflessione il manifestarlo. Certo, così, c’è forse il rischio di «sdoganarla» un po’, e per questo hai giustamente puntualizzato.

  2. Biuso ha detto:

    Caro Diego, ti ringrazio molto del chiarimento. Non avevo comunque alcun dubbio che tu fossi contrario alla caccia. La tua riflessione, anzi, contribuisce a comprendere meglio l’impulso atavico che certamente spinge il cacciatore e che lo tiene, è il caso di dire, in trappola.

  3. lector ha detto:

    Questo mio intervento non è molto a tema rispetto al significato metalogistico del tuo post, ma ne trae semplicemente spunto.
    Riferendomi alla caccia, l’unica modalità che reputerei veramente “sportiva” sarebbe quella in cui cacciatore si periti d’affrontare l’orso grizzly, la tigre o il leone armato di solo coltello.

    • diegod56 ha detto:

      grazie caro lector, comunque una passione estesa e diffusa deve avere delle motivazioni anche complesse, sulle quali magari qualche volta torniamo a ragionare

  4. Filippo Scuderi ha detto:

    Un giorno porto il mio cane dal veterinario, ho un bellissimo bracco tedesco “gigante”, incontro nella sala d’attesa un tizio, anche lui con un cane da caccia, quasi simile al mio, ma di un altro colore , un po’ più piccolo, subito mi chiede se io andavo a caccia, gli risposi che ero contro la caccia, lui mi ribatte , con una frase; perché in macelleria lei non ha mai comprato un coniglio, penso un poco….. e rispondo , si ma sono di allevamento e non è la stessa cosa di uccidere un animale mentre se ne sta tranquillo immerso nella natura, non vedo la cosa come uno sport ma come un accanirsi contro un animale più debole rispetto a l’animale che siamo noi, animali con l’intelletto, e come tali dobbiamo decidere cosa è giusto nei confronti della natura e cosa non l’ho è, il tizio mi risponde con un accento di sfotto, il cane nelle mani sbagliate, e aggiunge; magari lei è vegetariano, ma anche mangiando un uovo si uccide ,rispondo che il mio cane non è certo nelle mani sbagliate, anche perché io me ne frego della caccia e non faccio come certi cacciatori che se un cane non è buono per cacciare viene abbandonato in campagna, ma che cosa si possono aspettare da chi come sport fa il cacciatore , è poi aggiungo che non sono vegetariano, sono un’amante degli animali, ma non si deve essere per forza vegetariani per amare gli animali in generale. Viene il mio turno, non riesco a continuare la discussione,( peccato o forse no) mentre entro nella camera del dottore, il tizio mi dice ; io non abbandonerei mai il mio cane, ed io rispondo , allora se ama il suo cane smetta di andare a caccia.

  5. Chiedo venia, ma solo ora, per varie vicissitudini, ho letto il tuo “Una strana scuola di ballo”.Devo dirti che il racconto mi è piaciuto e mi ha commosso. Si sente la tua partecipazione, seppur stemperata dai tuoi commenti attuali e, con pochi tratti, ha ricostruito, perfettamente l’atmosfera di quei giorni. Bravo!

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