in un fiotto abbagliante di luce

e un dio che è morto,
ai bordi delle strade dio è morto,
nelle auto prese a rate dio è morto,
nei miti dell’ estate dio è morto…

La canzone di Guccini è famosa, fin troppo celebrata, come il suo autore. Ma non avevo mai riflettuto sull’assonanza con l’aforisma 125 della Gaia Scienza. Capita, quando una cosa è troppo evidente non la vedi. Il filosofo coi baffi è, per me, profondamente religioso. La morte di Dio la avverte in tutta la sua profonda tragicità, in tutto l’abisso sul quale ci si affaccia. Forse non esiste Dio, per cui non puo’ morire, forse. Ma di certo se muore il divino in noi, è duro, durissimo e gelido il nostro orizzonte. Senza Dio, ovvero senza un uomo che sia un po’ divino dentro, non siamo nulla. Scorrono milioni di scintille fra le sinapsi, miliardi di cellule nascono e muoiono e in quell’agglomerato c’è un gioco, un processo, un evento strano chiamato pensiero. Ma non è nulla, senza lo slancio eroico. Senza un Dio, l’uomo deve volare lo stesso, del volo spavaldo e temerario di chi sa morire in un fiotto abbagliante di luce. I mercanti non hanno ucciso Dio, ma il Dio nell’uomo. Abbiamo bisogno di poesia, altrimenti non siamo nulla, e la preghiera altro non era che poesia.

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meno scrivo, meglio è
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12 risposte a in un fiotto abbagliante di luce

  1. tramedipensieri ha detto:

    I mercanti non hanno ucciso Dio, ma il Dio nell’uomo.

  2. Julo d. ha detto:

    Il guaio è che siccome non possiamo fare a meno del sacro, se ci uccidono Dio ci creiamo degli idoli. E di idoli ce ne sono sempre di più.
    Solo che Dio è colui che ti libera, mentre gli idoli sono quelle cose che ti incatenano

    Buona domenica
    Julo d.

    • diegod56 ha detto:

      in effetti, caro Julo, non avevo riflettutto su questo aspetto potenzialmente «deviante» della religiosità, anche se la questione degli «idoli» è oggi, in effetti, assai importante; secondo me alcuni non credenti hanno un dio (il denaro) al quale sono devotissimi

  3. lector ha detto:

    Vado meglio a risponderti con quest’altra riflessione.

    • diegod56 ha detto:

      ho letto con interesse, caro lector; sicuramente la spiegazione psicologica delle fedi (religiose, ma anche politiche e sociali) è efficace e calzante; nondimeno essendo chiaro, anche da queste considerazioni, l’umana tendenza a cercar protezione in entità cui affidarsi fiduciosi, è dunque necessario costruire un contesto sociale che ne tenga conto; l’idea astratta di un singolo slegato da ogni legame affettivo, sociale, culturale che persegue «per sua natura» il proprio interesse economico è anch’essa intessuta di falsità, perchè disegna un «uomo» inesistente, coincidente con una partita iva; ovviamente l’uomo «in sè» non esiste, essendo l’uomo solo una porzione individuata della storia complessiva del fenomeno «vita»; grazie del contributo, car lector

  4. redpoz ha detto:

    torniamo un pò alla biga alata di Platone…

  5. Denise Cecilia S. ha detto:

    Condivido Julo.
    Ma naturalmente non l’idea che la psicologia spieghi la religione. Me spiase, non sufficit (era poi così?).

    […] e la preghiera altro non era che poesia.
    Secondo me, quasi. Direi l’inverso: la poesia altro non è che preghiera. Non proprio la stessa cosa, ma è bello rincorrere queste cose.

  6. Denise Cecilia S. ha detto:

    Ovviamente scrivo “religione” non in senso stretto, ma in quello da te usato.

  7. diegod56 ha detto:

    grazie cara CD; io, come sai, non sono molto amante della psicologia, in quanto non credo esista la psiche

    la preghiera certo non è tout court la poesia, ma di certo si nutrono della stessa linfa dell’umano sentire e soprattutto sentirsi

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