Perché non c’è la pagina «chi sono»

Chi s’avventura in queste irrilevanti paginette, forse si domanda perché non c’è quel «menù», quella paginetta ad hoc. Una paginetta dove sta scritto chi sono, cosa faccio, cosa vorrei fare da grande (oppure da dopo morto, per chi ha una qualche mappa dell’al di là). Una paginetta con gli studi compiuti (o incompiuti), i gusti in fatto di cucina, musica, viaggi. La professione, il mestiere, la missione e anche la squadra del cuore.

Niente da fare, qui non c’è. Fai conto di salire sul treno. C’è un tizio di fronte, se non è troppo antipatico o timido, ci scambi due parole. Ma nessuno va in giro con appeso al collo un cartello con il nome, la professione, i gusti, insomma tutte quelle notizie che chiamano in certi orrendi ambienti virtuali «il profilo». Una persona la scopri un po’ alla volta, da quel che dice, da spezzoni di racconto, ricordi che affiorano, speranze e slanci che emergono, come folate d’aria dal finestrino.

Abbiamo uno spessore, uno spessore di tempo, abbiamo un gioco nel senso meccanico del termine, uno spazio dove si mischiano verità e illusione. Non siamo un «profilo».

Qui non c’è nessuno, di preciso, c’è quel fascio di luce che illumina, di sbieco, una moltitudine, ma solo un attimo. Così, solo così, forse, avrai l’illusione dell’incontro che è sempre e comunque una propria, personale, ricostruzione. Grazie a chi lo capisce, e anche a chi no.

Informazioni su diegod56

meno scrivo, meglio è
Questa voce è stata pubblicata in momenti. Contrassegna il permalink.

13 risposte a Perché non c’è la pagina «chi sono»

  1. Come dici tu non puoi scoprire subito di una persona , se uno sapesse tutto di una persona appena la conosce , uno poi non avrebbe più quel senso di mistero e dentro di te non c’ e più quella voglia di scoprire questo mistero .

  2. tramedipensieri ha detto:

    Meglio non ci sia. Non bastarebbe una pagina, tra l’altro ;)

    • diegod56 ha detto:

      ovviamente, cara Trame, è una scelta personale; chi per esempio ha un sito collegato con la propria professione «deve» necessariamente fornire delle informazioni; comunque prima di questo ne ho avuto uno totalmente anonimo, dove nessuno sapeva assolutamente chi sono, che ho cancellato

      • tramedipensieri ha detto:

        Io non so in effetti chi sei come tu non sai chi sia io. Ma non è proprio un anominato.
        C’è l’anonimato anagrafico, di vita reale…ma in fondo attraverso ciò che pubblichiamo qualcosa di noi c’è.

        Pochino….

        • diegod56 ha detto:

          io effettivamente ho messo molte notizie, lungo il percorso (addirittura i video), poi ci sono anche i numerosi link, come dai siti degli amici prof. Biuso e prof.ssa Garzilli e tanti altri, quindi diciamo che la paginetta non c’è ma le notizie, sì

          certo, un blog è sempre un po’ uno strano ibrido fra pubblico e privato, qualcosa di «nuovo» rispetto anche alle categorie mentali che hai

  3. claudiosalone39 ha detto:

    Mi piace quest’idea “volumetrica” e non “piana” dell’essere umano che comunica. Sono d’accordo; siamo solo, ora più che mai, nell’infinità della Rete, tessere di un mosaico che si compone (e si scompone) in continuazione, Quello che conta è il mosaico, non la singola tessera. Una questione resta aperta: saremo in grado di giungere ad una distanza tale che ci consenta di leggere l’intero disegno senza perderci nei particolari?

    • diegod56 ha detto:

      grazie, ottimo prof. Claudio, per il bel commento (sì, molto giusto aver colto lo «spessore» in contrapposizione alla visione «piana» delle umane persone), e soprattutto per la domanda, sulla quale dovremo, o dovremmo tornare; invito chi passa di qui a visitare il suo blog, di grande qualità

  4. gelsobianco ha detto:

    Io ti leggo con piacere e ti capto.
    Ti sorrido
    gb
    Perchè è necessario il “chi sono”?
    Non lo so.
    A me non interessa più di tanto.

  5. Prof. Woland ha detto:

    Caro Diego,
    rispetto naturalmente la sua scelta ma devo dire che quando si decide di occupare uno spazio pubblico dare qualche piccola notizia di sé potrebbe essere anche un atto di cortesia. È chiaro che molto si apprende seguendo il percorso ma non è detto che chi ci legge sia così assiduo. La mia esperienza personale è questa: se leggo un libro e non trovo nel risvolto di copertina notize sull’autore mi dispiaccio enormemente e resto frustrato.
    In fondo anche sul treno se il contatto non è così fugace ci si presenta.
    Potrei sbagliare naturalmente. Il mio commento vuole essere solo uno spunto alla discussione.

    • diegod56 ha detto:

      Carissimo Prof. Woland, proprio lei, che si cela sotto uno pseudonimo? (è pur vero che a me ha riservato il privilegio di conoscerla nel suo esatto nome….)

      In effetti il problema è il termine «pubblico», che in un blog è quantomeno ambiguo; tornando alla metafora del treno: è anche il treno un luogo «pubblico» eppure non ci si rivela subito agli altri viaggiatori

      in ogni caso, come sempre, ella solleva quesiti e dubbi non banali e sempre interessanti, caro Prof. W.

  6. Prof. Woland ha detto:

    Caro Diego,
    touché! però anche se indosso una maschera il lettore può trovare (‘cliccando‘ sul logo del Prof. Woland) qualche essenziale notizia biografica.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...