quella differenza

È uno di quei grandi negozi d’arredamento che usano adesso. Mobili, cuscini, vasellame, scatole, lampade, nei quali i designer si sono scervellati per conferire loro un’anima, per evocare delle atmosfere. Anche busti del Buddha, qua e là, per non farsi mancare nulla. E anche molti specchi. Mi sono visto in tutte le angolazioni, da lontano, da vicino, da sopra, da sotto. Un signore col grigio crine e la grigia barba. Con gli occhiali da lettura, dimenticati sul naso, potrei sembrare una specie di intellettuale. Ma quel che ho provato è soprattutto una profonda differenza. Non mi sento affatto somigliante alla mia figura. Sono nascosto, acquattato dentro quel tizio, ma non gli somiglio affatto. Non avevo mai provato, prima d’ora questa differenza così vivida. Uscendo, il tramonto rosso dalle colline, l’aria fresca, il suono dei passi sulla strada bagnata, e un poco mi sono ritrovato, abbastanza intero. Ma bisogna fare attenzione, quando emerge quella differenza, è micidiale.

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meno scrivo, meglio è
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6 risposte a quella differenza

  1. Sara ha detto:

    Qualche volta capita.

    • diegod56 ha detto:

      sì, non è che sia un dramma, cara Sara, ma a mio avviso sono sensazioni significative della sostanziale arbitrarietà dell’ «io»

  2. redpoz ha detto:

    Pirandelliano?

  3. Dopo gli “anta” è d’uopo eliminare gli specchi, per non vedere sia il dentro sia il fuori.

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