non è nell’orologio

Che il tempo non sia descritto dall’orologio è sensazione comune, quasi banale. Pensa al giorno in cui per la prima volta hai conosciuto il grande amore.  È forse descritto dal cerchio con 24 tacche che le lancette dell’orologio, come sempre, percorsero anche quel dì?
Oggi piove. Rammento un giorno d’ottobre, in cui, uscito da scuola, fra i tanti genitori venuti a prendere i bambini, non vidi mia madre. La cercai fra gli ombrelli aperti nella confusione, e piansi. Solo cinque minuti e arrivò, trafelata, e mi vergognai del mio timore. Forse quel mio tempo è descritto nella fila di giorni, in un vecchio ingiallito calendario del 1962?

E il futuro? Al massimo l’orologio marca una misura, una distanza. Per esempio quando la lancetta delle ore sarà nuovamente dove è adesso, probabilmente, fra 12 ore, sarò in banca a versare un assegno, per tenere in piedi (a fatica) la mia attività. Ma l’orologio misura solo una distanza, non mi fa agguantare il futuro.

Eppure il nostro vivere, non solo il vivere dei filosofi, ma proprio il vivere di ogni uomo, è intessuto nel tempo o, meglio, nella temporalità.

Un amico, il filosofo e poeta (due parole che andrebbero fuse ma ne parliamo un’altra volta…) Alberto G. Biuso m’ha esortato alla lettura d’un brevissimo testo, tanto breve quanto fondamentale: Il concetto di tempo, di Martin Heidegger.

Anzitutto la domanda su che cosa sia il tempo non va disgiunta dall’investigazione su cosa possa caratterizzare, come ultima ed autentica istanza, l’esperienza del vivere (per dirlo più filosoficamente dell’esserci). È proprio nel rapporto col tempo che noi percepiamo noi stessi. Da un lato il passato, che continuamente ci costituisce, la nostra storia che continuamente ci permette di sapere chi siamo. Dall’altro lato l’apertura, la disposizione verso il futuro, che non è fuori di noi, in terra straniera. L’attesa fa parte già adesso del presente.

«il fenomeno fondamentale del tempo è il futuro» (pag. 40)

Il futuro è la propensione fondamentale, ma non è che ci aspetta, siamo noi in attesa che siamo fatti di futuro. Ma Heidegger, che fra l’altro all’epoca della conferenza (1924) era assai giovane, va subito dritto al tema della morte, della fine. Ma non è un buco, un buio, un babau da scacciare pensando ad altro. Al contrario il nostro possedere, includere, anche la consapevolezza della finitezza, del nostro non esserci più, è parte costitutiva di noi. Forse la consapevolezza più grande, il vero esser uomini (e non cose o altri animali).

«Siffatto “non più” […] scopre il mio esserci come d’un tratto non più qui; d’un tratto non sono più qui, in queste e queste altre cose, in queste vanità, in questi pretesti, in questa verbosità. […] Il non più non è un evento né una vicenda che capiti nella mia esistenza. È appunto il suo non più, non un “che cosa” che accada in essa, che le capiti e la modifichi. Questo non più non è un “che cosa” , ma un “come”, e precisamente il “come” autentico del mio esserci.» (pag. 38)

Dunque non il tempo (parola dai troppi significati: storici, musicali, cronometrici, economici, fisici), ma la temporalità è l’essenza più autentica dell’esperienza del vivere. Il tempo non è una cosa, ma è la natura stessa, il «come» siamo in quanto umani.

«Il tempo è il “come”. Se si insiste a chiedere cos’è il tempo, non bisogna aggrapparsi affrettatamente a una risposta che dice sempre un “che cosa”. (pag. 50)

Certo, chi ha avuto la pazienza di leggere queste mie noterelle, ha perso dieci minuti dell’orologio, ma forse è stato un «tempo» con una sua piccola densità. Chiudo con questa illusione.

Martin Heidegger
Il concetto di tempo
Adelphi, 1998, pag. 80
Traduzione di Franco Volpi

Informazioni su diegod56

meno scrivo, meglio è
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3 risposte a non è nell’orologio

  1. Biuso ha detto:

    Ho impiegato benissimo il mio tempo, caro Diego, a leggere spiegato con tanta chiarezza e rigore il tempo che io sono, che noi siamo.
    Molto efficace -ed esatto- anche il titolo della tua riflessione.

  2. diegod56 ha detto:

    grazie a te che hai la pazienza di legger quasi tutto quel che scrivo, Trame

    Caro Alberto, ovviamente qui la lettura è avvenuta sotto la tua guida, alla luce dei tuoi libri, ai quali rimando anche la piccola pattuglia di chi mi onora della propria lettura

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