le rivoluzioni nascono dal [relativo] benessere?

Ieri sera ero a Carrara, nel centro storico di questa gagliarda e libertaria città che sorge sotto le celebri cave di marmo. L’occasione il bel festival «con-vivere», dedicato quest’anno all’America Latina. Capita a volte la fortuna di assistere ad una conferenza con annessa discussione e di non annoiarsi affatto. Omero Ciai, giornalista di pluridecennale esperienza in quella parte del mondo, ha analizzato i due fenomeni più vistosi degli ultimi dieci anni. Da un lato l’avvento al potere, in quasi tutto il subcontinente, di politici che possiamo definire di sinistra o quantomeno di centrosinistra, dall’altro lato la grande crescita economica e, seppur in un contesto di ancor gravi disegualianze sociali, un arretramento sensibile della povertà. Il Ciai ha voluto sottolineare come in tutto questo abbia avuto un ruolo chiave la Cina, acquirente di grandi risorse agricole e minerarie. La Cina ha avuto finora un atteggiamento poco «invasivo» riguardo la politica interna di questi paesi. Il paragone inevitabile è con gli Stati Uniti, che invece hanno spesso agito direttamente, e tragicamente, un esempio fra tutti il Cile.

Secondo il giornalista la diffusione di un maggiore benessere economico ha portato con sè anche un miglioramento della «qualità» delle stesse rivolte e proteste sociali: rivolte non più per fame, ma per chiedere più diritti, uno stato migliore, una democrazia più efficiente. Presente al dibattito c’era Carlos Cherniak, importante diplomatico Argentino, personaggio di notevole caratura politica, molto vicino all’attuale corso politico di quel grande paese.

Cherniak è intervenuto, dissentendo sull’impostazione del Ciai, affermando che è riduttivo attribuire solo all’espansione economica i grandi miglioramenti sociopolitici. Per il diplomatico argentino il «merito» va attribuito al nuovo corso politico, alle scelte coraggiose (una fra tutte l’atteggiamento sul debito dopo il tragico default). Ovviamente son questioni complesse. Io penso che siano un po’ vere entrambe le cose: un popolo alla fame e nell’arretratezza non puo’ esprimere istanze politiche di un certo livello, ma è anche vero che le scelte, il lavoro politico di donne e uomini coraggiosi, sono indispensabili per innescare evoluzioni positive. Da sempre, le rivoluzioni non le costruiscono i morti di fame, ma élites di persone che, privatamente, non avrebbero problemi a metter insieme il pranzo con la cena. Forse la chiave di tutto è che oltre al pane di grano bisogna garantire ai cittadini del mondo, ovunque, il pane del sapere, della conoscenza, del pensiero. Retorico? Sì, forse sì, ma le cose stanno proprio così.

Carrara è libertaria, e l’aria fresca che scende dalle Apuane aiuta a pensare.

Informazioni su diegod56

meno scrivo, meglio è
Questa voce è stata pubblicata in ironia culturale e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

6 risposte a le rivoluzioni nascono dal [relativo] benessere?

  1. tramedipensieri ha detto:

    Non male….come punto di vista. Merita più d’una riflessione.

    • diegod56 ha detto:

      ovviamente, cara Trame, l’America Latina è un continente assai complesso; debbo dire comunque che i protagonisti della discussione, in specie l’argentino, persona di primissimo piano nel nuovo corso di quel paese, hanno espresso concetti assai interessanti; come dire, sempre bene ascoltare voci qualificate!

      • tramedipensieri ha detto:

        Vedi Diego ho sempre pensato che le rivoluzioni nascessero dal basso, dalle necessità…
        Sicuramente sono delle “belle spinte” di energia…però…sono anche energie che si disperdono e vengono disperse facilmente.

        Invece…

        Concordo sull’ascolto di voci qualificate ma anche di voci oltre confine…

        • diegod56 ha detto:

          sicuramente ogni rivolgimento sociale parte da spinte anche «dal basso», ma sicuramente ogni evento storico ha le sue complessità, per cui il termine «rivoluzione» puo’ significare molti diversi accadimenti

          credo che il contesto culturale, l’egemonia culturale di cui scrive il Gramsci, sia assolutamente determinante, comunque son questioni davvero complesse, dove è facile sovrapporre i propri sogni alla reale dinamica degli eventi

  2. redpoz ha detto:

    Sono abbastanza convinto sia così, le rivoluzioni -per quanto coinvolgano masse di poveri- hanno molto spesso un apice relativamente benestante e con una certa educazione intellettuale… questo era vero sin da Diderot e Roberspierre

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...