pancia

Il professore di ginnastica era un uomo anziano. Quei corpi scolpiti nel legno, ai quali il tempo non arreca degrado, ma pregio, come certe pipe di buona radica. Noi, scolaretti un po’ rachitici, volti sui quali s’affacciava la prima ridicola peluria, stavamo in fila. «Pancia in dentro e petto in fuori!» Questo motto riecheggiava fra i muri della palestra. Per la verità allora io non avevo alcuna pancia, ma erano le prime avvisaglie del rapporto d’amore/odio che gli adulti nutrivano per quella parte del corpo. Nei ricordi delle mamme e delle nonne, a tavola nei dì di festa, aleggiava il tempo della fame, la guerra ancora vicina. La magrezza era vista con sospetto. Quelli di mezza età, un po’ pelati, in canottiera, al cospetto dei ravioli della Festa de l’Unità, sfoggiavano la sopraggiunta pancia come il segno della fame sconfitta, della lontananza dalle privazioni. Ma presto la pancia, col sopraggiunto benessere, diverrà il nemico, l’antiestetico segnale dell’esser trascurati, ineleganti e irrimediabilmente proletari, ex morti di fame. Le uniche pance davverto amate ed ammirate erano quelle delle tante giovani mamme, così attive e fruttifere, così che, anni dopo, si parlerà del baby boom degli anni ’60. Ma la pancia era ormai vissuta, vista e narrata come minaccia e il ventre piatto come sinonimo di salute, bellezza, avvenenza sessuale. Forse la cupezza massima sarà raggiunta con il bel film Il ventre dell’architetto di Peter Greenaway. Ma soprattutto la pancia diverrà, per gli intellettuali di sinistra, metafora della parte cupa e viscerale del corpo sociale. L’avversario politico che sa sollecitare i desideri di pancia degli elettori, vince sempre, senza dubbio (vedi IMU). Eppure ci sono nobili tradizioni culturali e religiose che collocano nel ventre il centro dell’uomo, ma noi, irrimediabilmente americanizzati, al massimo ci preoccupiamo di inghiottire yogurt dal nome vagamente latino. Per fortuna [si fa per dire] stiamo ritornando poveri, così torneremo ad amare quella dolce collina di pelle, con nel mezzo l’ombelico, che ci ricorda che siamo un pezzo di vita, che viene dalla vita.

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meno scrivo, meglio è
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3 risposte a pancia

  1. redpoz ha detto:

    interessante l’evoluzione temporale e socio-economica…
    un amico dallo Zimbabwe mi diceva che, quando si sposerà, tutti si aspettano ingrassi e “metta su pancia” per almeno i tre anni successivi. altrimenti sospetteranno qualcosa non vada bene in casa o al lavoro.

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