filogenesi della musica [da natura a cultura]

Un brano di musica ci attira al suo interno. Ci insegna la sua struttura e i suoi segreti, indipendentemente dal fatto che lo si stia ascoltando consapevolmente oppure no. […] Ascoltare la musica non è un processo passivo, ma intensamente attivo, che comporta un flusso di inferenze, ipotesi, aspettative e anticipazioni.  (Oliver Sacks, Musicofilia, Adelphi 2008, pag. 246)

La musica non esisteva, prima che esistessero i musicanti, i cantanti, i coribanti? Sicuramente la musica è un fenomeno molto umano, profondamente umano. In realtà la meravigliosa struttura dell’organo del Corti, quelle delicate ciglia capaci di trasmettere al cervello sfumature di suono, provengono da una storia evolutiva lunghissima. Gli uccelli, nostri cugini al pari dei silenziosi rettili, con i loro canti organizzano gli amori, i territori, le relazioni. Forse anche noi, le prime volte abbiamo cantato di puro istinto. Ma ad un certo punto, gli uomini si sono accorti d’aver inventato la musica, questa chiave incredibile, ingegnosa, delle porte segrete, dei labirinti della mente, dei territori e dei paesaggi ignoti, anche sotto la linea d’orizzonte della coscienza. Qualcosa che è nato nella storia naturale si è incastonato con potenza nei secoli della storia. Anche ogni piccola vita, la mia, la tua, ha la sua musica. La musica vuole rispetto, e buon silenzio, prima e dopo. Ma attenzione, soprattutto la brutta musica è un delitto, uno spreco. Uno strapazzo anche peggiore d’una vita senza musica.

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meno scrivo, meglio è
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4 risposte a filogenesi della musica [da natura a cultura]

  1. Julo d. ha detto:

    D’accordo sulla brutta musica come delitto. Ma cos’è una brutta musica?
    La musica è anche (o forse soprattutto) un fatto culturale. Per noi occidentali la distanza minima tra due suoni è il semitono, e una differenza minore non la percepiamo. Però ad esempio nella musica araba usano il quarto di tono, e in certa musiche asiatiche anche l’ottavo di tono. Una musica con queste scale, se non sei almeno un po’ allenato, per noi è semplicemente non-musica.

    Come certi fonemi di una lingua straniera e non presenti nella propria lingua madre (ad esempio la ‘r’ per un cinese, o il ‘gn’ italiano per un inglese, solo per farne un paio)

    Ogni arte vuole rispetto, non solo la musica. E ogni forma d’arte vuole il digiuno, prima e dopo: per la pittura digiuno dalle immagini, per la musica digiuno dai suoni, cioè silenzio. (e purtroppo noi viviamo in un’epoca bulimica)

    Pace e benedizione
    Julo d.

    • diegod56 ha detto:

      le tue considerazioni sulle differenze culturali che portano a giudizi di piacevolezza diversi sono interessanti, caro Julo

      la mia opinione è che per la musica avvenga come per il linguaggio una sorta di «imprinting», per cui le persone in parte sono «preparate» alla musica della propria cultura

      mi fa piacere che anche tu apprezzi la necessità del silenzio

  2. dafnevisconti ha detto:

    penso anche alla voce umana come musica, a quanto è importante nelle relazioni, nell’amore.

    • diegod56 ha detto:

      cara dafne, è vero che la voce umana, nelle relazioni d’amore (siano esse di tipo erotico oppure d’affetti familiari), è capace di un’espressività notevolissima,

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