la lingua salvata

Ho cercato di non leggere nulla su questo libro famosissimo, in modo da scrivere la mia modesta recensione senza condizionamenti

Affascinante fusione di storie intime, personali, con storie di famiglia e storie collettive, vicende e narrazioni che abbracciano un continente. Sullo sfondo di un ampio spazio geografico e storico, a cavallo fra oriente e occidente, a partire dal crogiuolo dei Balcani. E poi le città, la città antica dell’infanzia, Rustschk, passando da Manchester, Zurigo, Vienna.

Sicuramente una storia ricca di spostamenti e mutamenti reali, ma anche storia intima. Una vicenda personale nella quale è naturale immedesimarsi, per quelle inevitabili somiglianze con l’infanzia di ognuno di noi. Sentimenti di una primissima giovinezza che non sono stucchevolmente dolciastri ma aspri, potenti, assoluti.

Il piccolo Elias odia. Un odio innocente si dipana nelle pagine, acuto e incoercibile verso i corteggiatori della madre, giovane vedova. Personaggi incisivi che scavano una loro nicchia nel ricordo del lettore, il nonno, i parenti, le governanti, il padre e, su tutti, protagonista totale, la madre. La lingua appresa dalla madre è metafora ed essenza stessa della vicenda. Chi ama leggere, ovviamente, si sentirà affine alla smisurata passione per i libri e per la scrittura, in virtù della quale il bambino protagonista si sottopone ad una disciplina spietata, come del resto accade quando davvero una passione afferra l’anima.

C’è qualcosa di immenso in Canetti, perché troviamo fuse in un unico, piccolo, caparbio, ragazzino l’amore per il sapere non disgiunto dall’amore per la vita, per la bellezza, per i sentimenti nobili e veri. Il libro ha troppe pagine indimenticabili, io riporto qui solo un piccolo episodio, quello del servitore armeno. Il piccolo Elias lo sente cantare, mentre con l’ascia spacca i tronchi, e in quel canto vive condensata una storia tristissima, emblematica delle tante cupe umane tragedie.

«Nel cortiletto della cucina c’era spesso un servitore che tagliava la legna, di lui mi ricordo benissimo, era il mio amico, l’armeno triste. Mentre tagliava la legna cantava canzoni che io naturalmente non capivo, e che però mi dilaniavano il cuore. Quando domandai alla mamma perché fosse tanto triste, lei mi raccontò che a Istambul gente cattiva aveva voluto uccidere tutti gli armeni e l’uomo vi aveva perduto l’intera famiglia. Da un nascondiglio aveva visto persino trucidare sua sorella. […] Concepii per quest’uomo un profondo amore. Quando tagliava la legna, mi mettevo sul sofà all’estremità del lungo salone la cui finestra dava sul cortile della cucina. Poi mi sporgevo dalla finestra e lo guardavo e quando cantava io pensavo alla sua sorellina.» (p. 25)

In quel brivido che il piccolo prova di fronte all’immensità del dolore fattosi canto, c’è tutta la potenza di uno scrittore che sa arrivare fino al confine estremo del raccontare, dove le sensazioni sono un passo più un là delle parole. Un grande libro.

Elias Canetti
La lingua salvata
traduzione Amina Pandolfi e Renata Colorni
Adelphi, 1980

Informazioni su diegod56

meno scrivo, meglio è
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3 risposte a la lingua salvata

  1. redpoz ha detto:

    Canetti è senza dubbio un autore eccezionale, il suo “auto da fè” è un bellissimo libro, ricco e profondo; così come “le voci di Marrakech” è un diario simpatico e gradevolissimo.
    “la lingua salvata” ancora non l`ho letto, ma è pronto in bella vista sulla libreria. potrebbe essere il libro giusto quando rientro in italia!

    • diegod56 ha detto:

      ottimo redpoz, ovviamente il mio piccolo parere è una goccia nel mare di apprezzamenti autorevoli sul canetti

      io ho letto solo, precedenza, «massa e potere», un libro originalissimo e davvero profondo

      • redpoz ha detto:

        anche quello aspetta lì di esser letto… invece, se ti capita sotto mano prendi “potere e sopravvivenza”, un libricino, ma molto interessante

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