quel sottile suono ipnotico, amicizia

Amicizia è una parola pericolosa.

Infatti talvolta dobbiamo rafforzarla con un aggettivo un po’ amaro. Diciamo infatti: costui è un «vero» amico. Come dire che gli altri erano fasulli, apparenti, amici blandi.

Ma è soprattutto un sentimento potente, impegnativo. Lo confesso, ho paura quando mi chiamano «amico».
Ho quasi la certezza, prima o poi, di deludere, di mostrare l’eccessiva sopravvalutazione.

Eppure capita, trovi altri esseri umani nei confronti dei quali la sensazione più viva è quella di una vecchia conoscenza, come se anche il loro passato fosse familiare. Come se quel sottile suono ipnotico che attraversa i giorni fosse lo stesso. Come le note di un bell’accordo, insieme sono armonia e piacere, così la compagnia di un amico è un dono magico, pregnante.

Bello, ma fa fa anche paura.

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meno scrivo, meglio è
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14 risposte a quel sottile suono ipnotico, amicizia

  1. Boh ha detto:

    L’amicizia (non la conoscenza) mi ha salvato la vita un paio di volte. Ho stabilito legami che hanno passato non solo l’usura del tempo, ma della vita. Io penso a loro e sono certa che loro pensano a me, e come io sento rieccheggiare parole e consigli in me, loro sentiranno parole e consigli mie, da qualche parte. E risate, alleanze, confidenze, complicità. Fiducia.

  2. dafnevisconti ha detto:

    Anche io pprovo quel sentimento di sottile paura alla parola amico. Come se nel percepire la nascita di un’amicizia, o il pronunciare laparola, fosse presagio della sua fine. Mi è capitato infatti di provare reciproco forte senso di amicizia senza averlo mai esplicitato verbalmente.

  3. Prof. Woland ha detto:

    Caro Diego,
    persino Cicerone nel “De amicitia” lascia comprendere chiaramente quanto grande (addirittura disperato) fosse il suo bisogno di amicizia. Vera, aggiungeremmo noi. A me piace sottolineare che l’amico è colui che completa e arricchisce la nostra anima. Per esempio senza Diego mi sentirei non voglio dire più povero ma certamente meno ricco.

  4. A me fa più paura la banalizzazione del termine. Chiamare tutti amici, anche i conoscenti, serve solo a svuotarlo dalle sue profonde implicazioni a rendere tutto sempre più superficiale.

    • diegod56 ha detto:

      in effetti la «banalizzazione» del termine è un altro modo, anche giusto, di focalizzare il tema

      grazie del commento

  5. Boh ha detto:

    Ma solo io mi sento privilegiata ad avere avuto amiche vere? E anche amici maschi, anche se “a tempo”.

    Non so, forse chiedamo troppo all’amicizia. Che è come siamo noi: fortemente imperfetti, ma perfettibili.

    • diegod56 ha detto:

      carissima boh, io penso che tu abbia avuto amiche «vere» anche in virtù dell’importanza dei tuoi viaggi, dei tuoi contatti con persone di alto profilo morale e culturale, insomma, non per incensarti, ma il tuo spazio, sia etico che geografico è «il mondo» e non magari una cittadina di provincia

  6. redpoz ha detto:

    sto giusto scrivendo un post sul tema: l`amicizia è qualcosa di molto significativo, e l`abuso che se ne fa oggigiorno ne sta svalutando il significato.
    “conoscente” era un ottimo concetto al fine di indicare persone verso le quali non si hanno particolari attaccamenti affettivi.
    una vera amicizia richiede qualcosa di più di questo, richiede una condivisione…

  7. lulu ha detto:

    Un suono ipnotico …ecco cos’era..
    Adoro questo blog…complimenti.

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