recensione su bolaño (con pablo)

l’amico graziano in una recensione, con il fondamentale apporto del ben più elegante e disinvolto amico a quattro zampe (pablo)

E questa è la versione per iscritto della recensione:

Il libro che ho letto questo mese e che propongo è “I dispiaceri del vero poliziotto” di Roberto Bolaño pubblicato dalla casa editrice Adelphi.


Un romanzo questo incompiuto, l’ultimo lasciato dallo scrittore cileno prima della sua morte avvenuta nel 2003; un libro scritto pensando a tutti coloro che lo avrebbero amato, a quei lettori che avevano inseguito le vicende dei personaggi incontrati nel precedente romanzo-fiume “ 2666 “, salutati alla fine con un po’ di rimpianto, quasi “ saltassero letteralmente fuori dall’ ultima pagina e continuassero a fuggire”. Uomini e donne sempre in fuga, una fuga senza fine quella dei personaggi di Bolaño, alle prese con storie che scottano e che li conducono on the road, come ci ha abituati lo scrittore sin dai suoi primi pirotecnici libri.
In questo libro il lettore è come il poliziotto del titolo che si trova come scaraventato in una numerosa serie di avvenimenti intricati ed inquietanti: così il professore universitario Amalfitano, cacciato da Barcellona perché accusato di quel marchio indelebile e scomodo come l’omosessualità, si ritrova a Città del Messico ad inseguire ancora i suoi fantasmi letterari e le sue pulsioni amorose.

Concepito come libro-universo, costruito su più dimensioni e frammentario, il romanzo procede seguendo quel ritmo seducente e visionario tipico della tradizione letteraria sudamericana: così troviamo che la figlia di Amalfitano, Rosa, si innamora del poliziotto che ne insegue il padre indagato per le sue idee politiche, mentre ci vengono proposte una serie di biografie fittizie dei poeti più amati da Amalfitano e fatti imparare a memoria ai suoi studenti, sedotti dal docente e dalla sua passione per la Poesia, concepita come labirinto nel quale tutti dovrebbero perdersi, abbandonando l’illusoria ambizione di poter fare ordine nella propria vita.
Leggendo le pagine febbrili del libro di Bolaño ci vengono in mente autori come Kerouac, Borges e Cortazar, i cui mondi opposti e paralleli invece di chiudersi in un aporia intellettuale sembrano voler proporre un nuovo genere che approdi ad una riconciliazione spinta ai confini di uno stile immaginario, dove Vita e Letteratura si mescolano in un continuo rincorrersi. Chi non avesse ancora letto il precedente “Detective selvaggi “, pubblicato in Italia da Sellerio, scoprirà un autore sperimentale e dalla scrittura ringhiata, viscerale e visionaria, uno di quegli scrittori dal quale universo letterario non è possibile sganciarsi senza chiedersi prima dove siano destinati quei personaggi e quelle storie incrociate che sembrano usciti da un film di Gonzalez Innarritu, il regista di “ 21 grammi “ e “ Babel “. Un libro che si legge tutto d’un fiato, con tanta adrenalina.
Buona lettura.

Informazioni su diegod56

meno scrivo, meglio è
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6 risposte a recensione su bolaño (con pablo)

  1. filippo scuderi ha detto:

    Visto Caro Diego che hai messo il supporto , sul video di quel elegantissimo cane,vado fuori argomento.
    Un giorno…………………………….
    Guardo un bambino , che gioca con una palla con un cane vicino, in quel momento, sia il bambino che il cane sono sulla stessa direzione senza la ragione,
    penso che un giorno il bambino diventerà uomo ,
    ed allora può capitare che lui guardi un bambino che gioca con un piccolo cane vicino, e pensa il suo trascorrere del tempo,
    e allora penso che questo sia un miracolo della vita,
    questi pensieri che si intrecciano col passare del tempo,
    ma nel contempo penso che l’anima del bambino in principio sia stata come quella del cane , senza la ragione,
    ma dopodiché il bambino crescendo raggiunge la ragione ,che invece questo non succede al cane che rimarrà sempre tale ,
    ma allora la nostra anima subisce un mutamento con l’avvento dei pensieri,
    oppure i pensieri sono sempre stati tutt’uno con l’anima e si manifestano con l’avanzare dell’età, quando il corpo sarà pronto a percepirli, rispetto al cane che anche se invecchia, l’anima sarà sempre tale senza la ragione,
    ma forse un giorno………………………………..
    Filippo Scuderi

    • diego ha detto:

      non sei fuori tema caro filippo

      guarda, il legame affettivo fra un uomo e un cane puo’ essere ben più profondo di quel che si immagina

      • diego ha detto:

        e poi, anche la “ragione” non è che non l’abbia, un cane; essa è una ragione perfetta per la sua specie; immagina per esempio un mondo in cui percepisci milioni di odori, e ultrasuoni che un umano neanche avverte; a suo modo un cane è perfetto nella sua “anima” in senso aristotelico, cioè nella sua essenza

  2. Filippo Scuderi ha detto:

    In un certo senso hai ragione, scusa il gioco di parole, io intendevo una ragione in senso assoluto, più legato alla coscienza , anche se pensandoci e riflettendo credo che il mio cane , possiede dentro la sua anima l’io, per chiudere con un certo senso umoristico, io con il mio cane ci parlo e lui in un certo senso ,penso che mi capisca, peccato che non possiamo giocare a scacchi,
    ma forse un giorno……………………

  3. tramedipensieri ha detto:

    A parte la recensione.. Interessante leggere i vistri commenti :)

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