la focaccia e il libero arbitrio

La mente è l’autocoscienza del grumo di tempo fattosi corpo nell’umano.
(A.G.Biuso, Cyborgsofia, p. 26)

La focaccia ligure è molto buona, così buona che io ne mangio troppa.
Chi legge penserà che almeno per una volta non sto tediando con le mie dilettantesche, mal arabescate, congetture filosofiche e, finalmente, si legge di qualcosa che si mette sotto i denti. Niente da fare, qui la questione è filosofica non poco, giacché la filosofia non sfugge la vita, ma la afferra proprio nella sua essenza.
Torniamo alla focaccia. Quando il mattino dei dì lavorativi m’avvicino alla tipografia, passo accanto ad un bel forno. Dalle porte che la fotocellula magicamente dischiude al mio troppo rasente indugiare, ecco giungere al mio naso, e di qui al cervello, il profumo magnifico e tentatore. Dopo la famelica trasgressione, mi vien da riflettere sulla mia debolezza con la consueta frase: «mi è venuta voglia».
Ma questa voglia, da dove è venuta? Sembra quasi che sia venuta da fuori, dall’esterno di me stesso. Si potrebbe obiettare che lo stimolo ingenerato dal sublime profumo proviene dal corpo, oppure da una parte di me comunque desiderosa e predisposta. Eppure appare evidente che c’è come minimo un conflitto fra una volontà razionale, sobria, dietetica, responsabile e l’emergere prepotente di un desiderio difficile da controllare. Sicuramente, se prendiamo in prestito al mondo giuridico i suoi concetti, io sono perfettamente responsabile, poiché libero di addentare o meno la focaccia tentatrice. Eppure l’umano non è così univoco, se io non volevo mangiare la focaccia, chi è che ha deciso invece di assaporarne una bella e croccante porzione?
Il tema è molto interessante e controverso, e a tal proposito suggerisco la lettura del libro Siamo davvero liberi?, a cura di De Caro, Lavazza e Sartori, per i tipi delle edizioni Codice. Il tema fondamentale e di estremo interesse per un filosofo della mente è quello del libero arbitrio. Da qualche anno oltre ai tradizionali strumenti di indagine della psicologia e della filosofia si sono aggiunte le tecniche dei neuroscienziati, con risultati controversi ma di grande rilevanza filosofica e giuridica.
Il punto di partenza sono i famosi esperimenti di Libet, condotti nei primi anni ’80. Detto molto alla buona, si misurava l’attività elettrica nel cervello allorché viene presa la decisione di compiere un movimento. In termini più esatti si misurava il cosiddetto potenziale di prontezza motoria. L’aspetto dell’indagine che ha suscitato stupore e intenso dibattito è l’apparente incongruenza temporale.  Si rilevò che il PPM, nelle aree prefrontali del cervello, si manifesta molto prima del momento in cui al soggetto pare di aver preso la decisione.
Dopo gli esperimenti di Libet anche altri studiosi hanno proseguito in quella direzione, cercando anche di renderli più affidabili e completi, come ha fatto il gruppo di ricerca che fa capo a John-Dylan Haynes, di cui è riportato nel libro un testo di grande interesse.
Vi sono posizioni diverse sul tema, e fra quelle più radicali trovo assai ben argomentata quella di Daniel M. Wegner, decisamente sfavorevole all’idea di un libero arbitrio. Wegner in sostanza distingue nettamente l’azione che il nostro cervello intraprende dalla sensazione cosciente di aver volontariamente deciso quell’azione. In qualche modo raccontiamo a noi stessi di aver deciso qualcosa, ma dopo che ciò è avvenuto, in una consapevolezza che è sempre in leggero ritardo (anche se non lo sappiamo).
Molto bella la metafora della bussola e della nave.

«La bussola guida la nave? In un certo senso potremmo dire di sì, perché il capitano fa riferimento alla bussola nel valutare quali aggiustamenti di rotta deve compiere. Se sembra che la nave sia diretta a ovest verso gli scogli, si può evitare girando verso nord nel porto. Ma, ovviamente, la bussola non guida la nave in qualche accezione fisica. L’ago si sta soltanto muovendo silenziosamente nella bussola, non sta facendo alcuna manovra. La volontà cosciente è la bussola della mente.» (p.42)

Nel libro sono comunque esposte diverse posizioni, fra loro anche divergenti non poco,  e si fa riferimento (grazie all’apporto di studiosi del lato giuridico del tema) al problema giuridico del libero arbitrio. Da sempre i codici nel considerare la colpevolezza ipotizzano la libertà e la consapevolezza del soggetto, e non possono fare altrimenti. Ma le indagini propriamente neuroscientifiche sono entrate anche nelle valutazioni dei tribunali, e c’è consapevolezza che il concetto di libertà e di colpa è utilissimo, ma non combacia del tutto con le evenienze scientifiche (per quanto esse stesse oggetto di valutazioni e discussioni lungi dall’esser chiuse).
Comunque, se ho addentato la focaccia, non sono poi così colpevole, almeno sembra.

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meno scrivo, meglio è
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11 risposte a la focaccia e il libero arbitrio

  1. papibulldozer ha detto:

    “film blu” ovvero l’ idea di libertà secondo Krzysztof Kieślowski. consigliatissimo se non l’ avessi visto.

  2. diegod56 ha detto:

    un nome impronunciabile…
    ma prendo buona nota vecchio pbull

  3. Prof. Woland ha detto:

    Caro papibulldozer,
    se posso permettermi le suggerisco di cercare il nome del regista (da me molto apprezzato) sul sito http://www.comesipronuncia.it soprattutto per sentire la corretta pronuncia della prima s.
    Cordialmente
    W

    • diegob ha detto:

      caro prof.w, secondo me, un uomo di italica stirpe, quando vede un grappolo di consonanti così bizzarramente affastellate, è bene che si arrenda, giacchè un gatto non può abbaiare e un cane non può miagolare

      (naturalmente lei ha fatto benissimo a scrivere il suggerimento, sia chiaro)

  4. Orientalia ha detto:

    Diego, cominciare una recensione sulla libertà con la focaccia ligure è un colpo da maestro degno dei migliori scrittori di gialli e dei migliori romanzieri! Quasi Proust.:)

    • diegod56 ha detto:

      non ci avevo pensato, carissima e., grazie per la tua bella intuizione

      in effetti per noi liguri la «petite madeleine» non può essere che una fetta di focaccia

  5. Orientalia ha detto:

    Sì dovresti scrivere un libro. Dai che ti faccio la recensione (anche se solo sul blog perché sai che non scrivo di cultura…!).

    • diegod56 ha detto:

      uno piccolino l’ho scritto, e per questa vita mi basta

      se lo ripubblico (in pdf gratuito) la tua recensione sul tuo blog personale sarà un enorme regalo

      ma un libro nuovo non ho le energie fisiche sufficienti per produrlo

      un caro saluto e., i doveri tipografici mi assorbono fino a sera tardi

  6. redpoz ha detto:

    intanto annoto come sia intrinseco all`animo umano il bisogno di trovare delle giustificazioni “postume” alle nostre azioni che riteniamo errate, giusto per farci vivere piu` tranquilli.
    curioso notare la diffusione di questo atteggiamento, primo passo di una lunga scala.
    passando al nodo centrale, la tua domanda su “chi” voleva mangiare la focaccia, direi che parte della risposta (forse la controparte rispetto a quanto scrivono gli autori, ma non ho ancora letto il resto del post) dipende proprio dai limiti e costrizioni fisico-sociali che ci circondano: potessimo permetterci di realizzare tutto cio` che vogliamo(= essere totalmente liberi), il problema non si porrebbe (ovvero, nel caso della focaccia: non ingrassare, non aver limiti di spesa….).

    in effetti, questo bisogno di giustificarsi con se` stessi di cui parlavo sopra risponde bene alla tesi di Wegner, ovvero al bisogno di dimostrarsi autonomi e liberi nelle scelte anche se i condizionamenti esterni potrebbero essere preponderanti.

    quanto al problema giuridico: il tema e` immenso. basti qui accennare al fatto che in diversi codici si assistono a rilevanti evoluzioni relative all`alcolismo ed uso di droghe (in passato considerati irrilevanti, oggi si registra qualche apertura). ma il punto fondamentale e` che i codici -specie penali- DEVONO presupporre un minimo di libero arbitrio, altrimenti non potrebbero presupporre la responsabilita` personale e con essa la regolamentazione sociale.

    bel post, il tema e` estremamente affascinante.

    • diegod56 ha detto:

      in effetti, ottimo red, la tematica giuridica (nella quale io nulla son ferrato), è ben presente nel libro da me suggerito

      certo, temi di notevole fascino

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