emozioni

Le emozioni sono un accadimento dove, in maniera estremamente evidente, si intrecciano attività del pensiero e del corpo, in una potente ed affascinante correlazione. Per orientarsi partendo da uno studio scientificamente fondato ma affrontabile anche da un lettore non specialista, mi permetto di consigliare «Neuropsicologia delle emozioni» di Michela Balconi.

Tutti sappiamo quanto un’emozione è esperienza corporea, si può avvertire per esempio batticuore, sudore, tremori, sensazioni alle viscere, insomma «sentiamo» di essere in preda ad un’emozione. Una prima valutazione fra due approcci diversi la troviamo nel definire «da dove parte» un’emozione, quale sia il percorso che compie in noi. Esistono due approcci diversi al problema, uno definito «periferico» ed uno «centrale». Il primo consiste nell’ipotesi che, al momento in cui ci rendiamo conto del nostro emozionarci, sono i segnali che provengono dalla periferia, dal corpo, a renderci coscienti dell’emozione, la quale ha già, per così dire, fatto la sua strada dentro di noi, inconsapevoli. L’autrice sembra propendere più per l’altro approccio, cioè quello «centrale», come dire che è a livello delle strutture centrali che prende forma lo stato emotivo, anche se poi si manifesta il potente feedback con il sistema nervoso periferico.

Ma, e qui il tema si articola in modo davvero interessante, infatti a livello delle strutture celebrali, non è che tutto avviene al livello cosciente, ma c’è gran un lavorìo sommerso.  Protagonista è quella parte filogeneticamente più antica, definita sistema limbico. I nomi assegnati alle strutture sono piuttosto singolari e, mi si permetta da profano, anche un pò evocativi: ipotalamo, ippocampo, talamo anteriore, corteccia del cingolo e, fondamentale, amigdala.

Questa parte antica ma attivissima del cervello opera un continuo scambio di informazioni e stimoli con la parte più recente, insomma laddove, per dirla molto semplice, si pensa.

Di fronte ad uno stimolo esterno, un allarme, la risposta emotiva segue due percorsi differenziati, uno rapido e inconscio e l’altro meno tempestivo ma al livello cosciente. Questo processo lo controlla l’amigdala che invia il segnale lungo due percorsi: una via talamica (quella rapida) ed una via corticale (quella più lenta). Vi sono due reazioni emotive, una immediata e istintiva, dove l’informazione è generica ma tempestiva, ed una più lenta, ma nella quale dà il suo contributo l’area della corteccia celebrale, e dove abbiamo una coscienza di quel che accade. Ovviamente la reazione più «primordiale» è innata, mentre l’altra risente delle conoscenze, delle esperienze, del pensiero insomma.

Così si spiega la natura ambivalente dell’esperienza emotiva, che ha una parte «sommersa» ed una parte di cui si fa esperienza cosciente.

Il libro di Michela Balconi poi cerca anche di rispondere ad una domanda apparentemente semplice ma dalle implicazioni molto particolari, cioè «dove» sono le emozioni, o, per meglio dire, in quali parti del cervello si collocano. Il testo cerca di rendere conto in modo puntuale, concreto, degli accorgimenti utilizzati al fine di queste indagini, ed essi sono essenzialmente due. Il primo è il classico studio delle persone che purtroppo hanno una lesione cerebrale localizzata, fatto che permette di localizzare quelle funzioni alterate, modificate; il secondo accorgimento è l’utilizzo di strumenti derivati dalla diagnostica medica, come l’elettroencefalogramma, opportunamente adattato.

Alla luce anche degli attuali studi pare confermata la divisione dei compiti fra i due emisferi celebrali, e questo vale anche riguardo alle emozioni, con la preponderanza per l’emisfero destro per i sentimenti più «irrazionali» e le visioni d’insieme, e una maggiore specializzazione del sinistro per le funzioni logiche, la visione più analitica.

A mio avviso l’autrice rimane in una posizione equilibrata nel distribuire la responsabilità delle emozioni: in parte processi innati, rapidi ed automatici, in parte processi nei quali entra a pieno titolo quel che la persona apprende, il suo mondo culturale, insomma l’educazione.

Il testo  ha il grande pregio, secondo me fondamentale, di non voler invadere il campo della riflessione filosofica, non ha l’intenzione riduzionista di far coincidere la mente col cervello. Vuole solo arrivare al confine di ciò che si sa concretamente, ma non vuole identificare il pensiero con la corteccia. Direi peraltro che lascia invece intravvedere una certa importanza della formazione educativa e culturale quando prendono forma le emozioni dell’adulto, per cui la mente, intesa come processo, anche se fortemente integrata con le strutture celebrali, viene per così dire rispettosamente tenuta fuori dai confini della trattazione. Un libro serio, che mantiene le premesse/promesse fatte al lettore, senza facili orpelli letterari, e non è poco, in un periodo in cui l’argomento «cervello» è abbastanza di moda.

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meno scrivo, meglio è
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2 risposte a emozioni

  1. Orientalia ha detto:

    Bello iniziare con Battisti! Il libro pare interessante, fortuna che lo hai letto tu per me.;) Grazie di avercelo illustrato.

  2. diego ha detto:

    è un libro abbastanza «scientifico» senza concessioni al tono letterario, contiene anche altri argomenti, ma l’essenziale secondo me è quanto ho scritto

    come cantante sono un obbrobrio

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