i colori dei nostri ricordi

come di consueto, una recensione dell’amico graziano

ecco la versione scritta della recensione di graziano:

L’ultimo libro che ho letto è il saggio “I colori dei nostri ricordi” di Michel Pastoureau, edito da Ponte alle Grazie.
Massimo esperto al mondo di storia dei colori l’autore francese ripercorre le tappe fondamentali della sua vita dagli anni ‘50 a oggi attraverso i colori conservati dalla sua memoria redigendo un vero e proprio diario cromatico, fatto di ricordi personali, indagini storiche, digressioni colte.
La prima bicicletta, la giacca del liceo, la maglietta della squadra di calcio ricostruiscono il ritratto dell’autore da giovane facendo dei colori rievocati veri e propri luoghi della memoria, immagini cromatiche filtrate attraverso lo scorrere del tempo che ne ha conservato l’essenza nostalgica e poetica.
Il libro di Pastouerau si legge come una godibilissima raccolta di racconti, che vanno dai coloratissimi e più remoti ricordi dell’infanzia a una dimensione collettiva che abbraccia gli usi e i costumi, i vocabolari e gli sport, le mode e gli aneddoti dell’Europa dell’ultimo mezzo secolo: osservazioni di storici, riflessioni filosofiche, impressioni di sociologi e giornalisti, appunti di letterati e artisti corredano questo coloratissimo mosaico narrativo, mescolando sogno e realtà, emozioni piacevoli e ricordi persecutori. Il Giallo, il Rosso, il Verde e il Viola costituiscono la scala cromatica che tanto influenza le scelte e gli stati d’animo della nostra vita, così come il Bianco e il Nero non sono due colori ma due dimensioni opposte. Il colore preferito per l’auto è il Rosso, seducente e veloce, il Verde per gli abiti, il Giallo è amato dai bambini, il Viola il colore che piace meno in assoluto insieme al Nero, colore che evoca l’odio e la morte.L’autore mette in evidenza come la storia e l’evoluzione dei colori sia collegata alla nostra cultura occidentale, così che in pittura e in generale nelle arti figurative le sorti e il significato degli stessi si è via via modificato nel corso dei secoli. Il bianco da sempre associato alla purezza e all’igiene cambia col cambiare delle mode e degli stili pubblicitari; il colore vive nel mondo reale e nell’ immaginario come un sapore o un profumo ora gradevole e desiderabile, ora fastidioso e ripugnante, a seconda dell’idea che ci siamo fatti di esso nella nostra esperienza percettiva. Arthur Rimbaud associava in un celebre sonetto le vocali ai seguenti colori: “… A nera, E bianca, I rossa, U verde, O blu …”.
Nel nostro tempo presente lo spettro cromatico “in vigore” nella nostra cultura occidentale resta quello descritto da Newton verso la metà del ‘600: viola, indaco, blu, verde, giallo, arancione e rosso, ovvero la sequenza che riproduce il prisma dell’arcobaleno. Nel continente africano fino a tempi recenti non era essenziale se un colore fosse rosso, verde, giallo o blu ma se era secco o umido, morbido o duro, liscio o rugoso, sordo o sonoro; il colore non è una cosa in sé, sia esso considerato materia, luce o una frazione di questa: il colore forse è il riconoscere un dato ricordo. Buona lettura e buona estate.

Informazioni su diegod56

meno scrivo, meglio è
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