La partita si gioca nei silenzi

Ma come, non sei su facebook? In sostanza, vuol dire, «ma come, non ci sei?»
Ho rispetto per i social network, un fenomeno rilevante, talora veicolo d’istanze sociali e politiche urgenti, ma io, sul facebook, non ci sono, non fa per me.
Opportuno è il «non esserci», accettare serenamente la propria solitudine, l’intimità con i propri pensieri. Trovo angosciante dover continuamente verificare la risposta di altre soggettività, come fosse indispensabile questo continuo rimbalzare e scontrarsi, come bocce di un immenso, frenetico, bigliardo.
La partita vera si gioca nei silenzi, nello studio che il giocatore consumato persegue osservando attento le bocce ferme, e solo dopo, con calma, scocca l’impulso.
Così, osservando in silenzio e senza urgenza la vita, ogni tanto si annota qualcosa. Così funziona il mio scrivere. Esserci di continuo è angoscia, è apnea: occorre respirare. No, facebook non fa per me.

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meno scrivo, meglio è
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12 risposte a La partita si gioca nei silenzi

  1. Julo d. ha detto:

    In sostanza, vuol dire, «ma come, non ci sei?»” a me pare che invece voglia dire “non esisti”.

    Fa sempre piacere scoprire di non essere il solo a non seguire certe mode. Lo ammetto: non sono sulla Faccialibro, né non fischio su twitter, e me ne vanto, ne son fiero

    Una volta c’era la antitesi essere-avere, adesso è tra essere-apparire (non importa dove, basta che ci sia più gente possibile a vederti). Mi pare non sia stato un guadagno

    Pace e benedizione
    Julo d.

  2. diegob ha detto:

    grazie del commento caro julo

  3. Boh/Orientalia ha detto:

    dipende Diego, io personalmente mi diverto e mi scarico, anche se parlo di lavoro. Infatti ho 3000 contatti (e almeno la metà li conosco personalmente o virtualmente). Anche se ogni tanto ne tolgo qualcuno e, dico la verità, di questi ne avrò chiesti un centinaio, il resto me lo hanno chiesto.

    Io controllo e se la persona è a posto, se non sono ditte, se non è pubblicità, se non c’è roba porno o illegale, se non c’è odio violenza o solo politica partitica accetto. Ma pare che sia abbastanza graziata, molto raramente mi sono capitate certe persone. Si vede che a loro non piaccio.:)

    E comunque ci sono da molti anni, dagli inizi, quando ancora d’estate andavo a Harvard. Ci parlavamo così noi amici sparsi per gli USA (ex docenti, ex studenti ecc.). Eravamo pochi e ci si conosceva non dico tutti, ma molti sì.

  4. diegod56 ha detto:

    difatti cara enrica, il giudizio di julo è deciso, ma io lo leggo in termini soggettivi, non oggettivi

    sicuramente il mezzo è potente e quindi in determinati contesti va usato, è utile usarlo, e difatti ho accennato a questo, nella mia considerazione

    però tu sei: un docente universitario, il direttore editoriale di importanti testate on line, mantieni contatti culturali d’alto profilo a livello planetario, sei una studiosa conosciuta per lo meno in determinati ambiti

    quindi, è giusto che tu adoperi questi mezzi, mentre magari ci sono molti che, secondo me, non hanno nulla di interessante da riferire e secondo me perdono del tempo

    comunque, la mia è una riflessione soggettiva, da appartato filosofo dilettante, probabilmente affetto anche da una certa agorafobia virtuale, insomma di quelli «poca brigata, vita beata»

    la tua puntualizzazione, cara enrica, è utile e rilevante, senz’altro

  5. Biuso ha detto:

    Caro Diego,
    io amo molto la Rete e la utilizzo per lavoro e per passione. Ma Facebook è un luogo dove le persone esclamano invece che pensare.
    Anche per questa ragione ho deciso, come lei, di non avere un account su questo “frenetico bigliardo” (ottima definizione).

    • diego b ha detto:

      in effetti, caro prof. biuso, è proprio una questione di ritmi, per me insostenibili (anche se probabilmente un utente molto esperto riesce a destreggiarsi con maggior profitto più di quanto non abbia fatto io, nel mio maldestro tentativo)

  6. Sara ha detto:

    Anch’io non sono su facebook, perché tra indirizzi mail, un blog e qualche forum che bazzico, sono preda fin troppo di quella che Hillman chiama “intossicazione ermetica”.
    Sara

  7. Sara ha detto:

    A proposito…hai modo di farmi avere la tua mail? il luogo in cui lavoro sta preparando una mostra e magari ti può interessare.
    Sara

  8. lordbad ha detto:

    Facebook non fa proprio per l’essere umano secondo me. Ecco riscoperta del gioco silenzioso. Sei perfettamente in linea con i miei pensieri.

    è interessante osservare come un social network possa essere tanto un’occasione per fare successo, per trovarsi, quanto per perdersi.

    Alienante non è dunque l’oggetto in sè, ma la funzione che affidiamo a quell’oggetto.

    Interessante post il tuo :) Spero avrai tempo di ricambiare la visita su Vongole & Merluzzi dove parliamo dei social network raccontando una storia di fuga ^^

    http://vongolemerluzzi.wordpress.com/2011/03/15/facetrix-revolution/

  9. diegod56 ha detto:

    grazie del commento e del link

    in effetti io non sono un competente di facebook perchè non lo uso, però l’argomento è di notevole attualità

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