pagine oscure, e un’immagine dal mito

Da piccole le bambine, almeno quando ero bimbo io, giocavano con i pentolini, con le bambole, tutti giochi a similitudine di gesti che poi forse avrebbero compiuto, nella vita reale adulta. Invece noi maschi si giocava a fare il guerriero con la spada, il giustiziere con la pistola, i pirati all’arrembaggio, con tutta una mitologia marziale, aggressiva. Poi da grandi, quasi tutti, abbiamo intrapreso vite normali: geometra, bancario, assicuratore, barman, postino, commerciante (anche il grafico, purtroppo…). Insomma c’è un salto, una “caduta” dal fantastico, dal violento, dal dio marte alle pantofole fantozziane. Ho sempre riflettuto sul fatto che le donne son più concrete, più ancorate ai bisogni veri, e fin da bambine più equilibrate, meno a sghimbescio fra i sogni di gloria e la realtà.

Queste se vuoi banali riflessioni mi sono riapparse alla mente leggendo un libro, Centauri, un piccolo saggio di Luigi Zoja.

Il tema, un tema doloroso, è la violenza maschile, la realtà di un fatto sconvolgente e orrendo, come la violenza sessuale di gruppo, praticata non solo nell’antichità, ma, ai danni di donne “straniere”, anche nei conflitti dell’ultimo secolo trascorso.
Una realtà che spesso anche le ricerche storiche hanno rimosso, per tanti motivi, per la profondità della ferita inferta, per ragioni di diplomazia politica, per rimozione collettiva di un male troppo pesante da ricordare.

La tesi di fondo (Zoja è uno psicanalista junghiano) che è nello strato più arcaico e pre-civile dell’uomo esista anche questa componente. A differenza della psiche femminile, che ha una stabilità più antica, più profonda, nel maschio l’acquisizione di una morale rispettosa, di una resposabilità, risale all’instaurarsi della civiltà, alla creazione della figura paterna. Questa positiva evoluzione è avvenuta in epoca antica, ma non in epoca pre-storica. Dunque in taluni momenti, in circostanze di rottura dell’ordine sociale e valoriale, secondo l’autore, emerge come una precisa patologia del gruppo, che sfocia nella violenza.

Ovviamente uno psicanalista che indaga sulla psiche collettiva non può non far riferimento al mito greco. Nel mito greco i centauri son collocati in Tessaglia, una terra lontana, di confine, come a significare come già nella grecia antica questa componente fosse da allontanare, da tenere distante per la sua distruttività.

Un libro anche difficile da leggere, non per come è scritto, è scritto benissimo e scorrevole, ma per il tema, non facile, e gli eventi cui viene fatto riferimento.

Di molto maggiore interesse che le mie fanfaluche, l’introduzione dello stesso autore fatta lo scorso anno.

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meno scrivo, meglio è
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