il gioco, quello vero

Il re e il cavallo, disegno originale per il blog

Da qualche parte ho letto che c’è crisi nel mercato dei videogiochi. Può anche essere, ma sicuramente sono una forma di produzione importante del nostro tempo. Controverso è il tema se siano o meno una forma d’arte (a questo riguardo suggerisco di leggere qui ).
Talvolta assisto a qualche brandello di conversazione fra appassionati e, senza troppo dispiacere lo ammetto, m’accorgo d’un mondo che per me non esiste, come fosse un quartiere della tua città che scopri sullo stradario, all’improvviso. Una zona che non sapevi.
Quel che è certo, assolutamente certo, è che all’essere umano piace giocare. Piace utilizzare il cervello per combinare elementi, agire su segni o simboli, per mettere alla prova la propria destrezza, la forza del proprio pensiero o dei propri riflessi, o entrambi assieme.
Stamane, a lato d’un piccolo slargo sotto ai portici, sulla panchina, due uomini sedevano girati l’uno verso l’altro. Vestiti non di lusso, roba pulita ma fuori moda, capelli grigi, volti abbronzati, mani grosse, ruvide, mani da lavoro.
Fra loro, una scacchiera. Da tempo, la domenica mattina, trovi in giro queste scacchiere consunte.
Lo sguardo dei giocatori è serio, ogni piccola mossa ha la sua solennità.
Giocare, è importante. E senza videogames, è ancora meglio. Da qualche parte il giovane filosofo Diego Fusaro ha affermato che la filosofia è un gioco. E ha ragione, ma tutto il vivere è un gioco, un gioco che comunque si perde alla fine, ma va giocato con eleganza, questo sì.

Aggiungo un link, riguardo il gioco, riferito alle parole di Giuseppe Tucci, sul rapporto fra vita e gioco della vita

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7 risposte a il gioco, quello vero

  1. Julo d. ha detto:

    “un gioco che comunque si perde alla fine”
    Non so se essere d’accordo con questa frase (anzi molto probabilmente non lo sono).
    Ma comunque il bello del gioco (e della vita) non sta nel vincere, ma nel giocare. Chi gioca per vincere non si diverte, ma soprattutto non capisce il gioco, lo tradisce anche se ne rispetta tutte le regole.

    Pace e benedizione
    Julo d.

    • diegod56 ha detto:

      un uomo di chiesa, non può, non deve, chiudere la porta della speranza, è intrinseca al messaggio cristiano

      certamente però giocare la vita per vincere, nel senso di acquisire potere e prestigio sugli altri uomini, non è buona cosa, porterà comunque ad un delirio di insaziabile potenza e di solitudine

      penso con tutta onestà che una buona vita in un contesto religioso comporti senz’altro un peso minore di solitudine, perchè la vita è bella soprattutto se non ci si sente soli nei momenti difficili

      in qualche modo, la fratellanza, se sai che c’è e funziona, ti fa star bene perchè se sai che il giorno che cadrai qualcuno ti prenderà per mano e non ti calpesterà senza vederti, allora stai più sereno

      in fondo, la religione cristiana, perfino se hai qualche dubbio sull’esistenza di Dio, è comunque un giusto modo di giocare la vita

      sì, Julo, le tue ragioni son fondate

  2. Julo d. ha detto:

    Già i latini dicevano “Spes ultima dea”. È insito nell’animo umano cercare una speranza. Senza speranza si è disperati. La speranza non è esclusiva del cristianesimo, né delle varie religioni. E inoltre non è neanche il centro del cristianesimo. Come dice s.Paolo sappiamo che la speranza finirà. L’unica cosa che resterà sarà l’amore. Questo è il centro.

    Dici bene sul senso di vincere come acquisizione di potere, prestigio sugli altri uomini. Ma io pensavo anche vincere nel senso di strappare il paradiso. Fare il bene solo per andare alla fine in paradiso è, a mio avviso, indice di una mentalità mercenaria, di un rapporto con Dio che non è un rapporto d’amore ma un rapporto commerciale.

    E non credere che una vita in un contesto religioso non sia una vita senza solitudine né incomprensioni. Anzi. D’altra parte se anche Gesù alla fine è rimasto solo e per quasi tutta la vita è stato frainteso anche dai suoi discepoli….. perché lo stesso non dovrebbe accadere a chi cerca di seguirlo?
    E non è che la cosa pesi di meno. Sotto certi aspetti invece pesa di più, proprio perché ti ritrovi abbandonato e incompreso proprio da quelli che dovrebbero esserti più vicini e solidali.

    Pace e benedizione
    Julo d.

  3. Julo d. ha detto:

    Dimenticavo una cosa. Molto bello il tuo disegno. Complimenti vivissimi.

  4. diego b ha detto:

    forse buon julo io ho una visione un poco romantica della missione dell’uomo di fede, mentre tu, che la vivi dal vero, tutti i giorni, ne puoi molto meglio narrare anche le difficoltà

    il disegno è un piccolo schizzo in photoshop, l’unico pregio vero è che è originale e non pescato sulla rete

  5. Daza ha detto:

    Beh… come appartenente alla generazione cresciuta anche coi videogiochi già dai primi “home computer” (C64 – Amiga e via dicendo…) ti posso garantire che sotto il nome videogames si fa di tutta un’erba un fascio… c’è veramente di tutto, anche giochi per niente “rincretinenti” ^______^
    Aver perso la possibilità di giocare e vedersi narrare una storia come “Grim Fandango” (Lucas), solo per fare un esempio, è un peccato (piccolo piccolo ma pur sempre un peccato) ;)

    • diegod56 ha detto:

      buon daza, non credo che i videogiochi siano sempre rincretinenti, tanto è che ho linkato un articolo di una seria rivista filosofica che ne affronta il tema, che è controverso

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