dal campeggio al residence

Una persona della mia famiglia, in questi tempi solitamente dediti alla vacanza, alla villeggiatura, m’ha parlato delle sensazioni diverse che offre il campeggio rispetto alla permanenza in un residence.
Negli anni giovanili, era il campeggio la risorsa, la modalità prediletta, se non altro perchè meno gravosa per le tasche da studente. Poi, l’avvento di un reddito più certo, la ricerca di un maggiore confort, hanno fatto prevalere il residence. Ebbene, in campeggio, complici le tante piccole difficoltà quotidiane, complici le code all’acquaio per lavare le stoviglie, complici le richieste al vicino se per caso non ha una pomatina per le punture della zanzara ultratigre, era molto facile fare amicizia. Dopo qualche giorno con i vicini di tenda si percepiva un senso di tribù, quando ne incontravi uno in pizzeria o al market ti pareva di incontrare un familiare. Non so se è ancora così, in questi tempi bui, ma trent’anni fa, era così. Ad un certo punto, specie per il mare, ecco la scelta del residence. Ricordo un residence bello, molto bello, in Corsica. La caratteristica principale però era che tutti i muretti, le paratie, l’orientamento dei piccoli chiostri, era finalizzato alla riservatezza, al non incrociare l’altrui sguardo, a non vedere un altro villeggiante insaponato sotto la doccia o intento a cambiare il pannolino alla bimba piccola. Meraviglioso, ti sentivi fuori dal volgare promiscuo vociare del popolo in vacanza, un vero signore. Ma, una tristezza, una freddezza appena mitigata dal confort, stava in agguato. Insomma, secondo la persona della mia famiglia, il residence è bello, ma il campeggio era un’altra cosa, più umana.
La vicinanza, la visione dello sguardo altrui, è una cosa sana, e il rifuggirli è, probabilmente, una patologia del nostro tempo.
Nel bel libro La morte del prossimo di Luigi Zoja, oltre a tante altre fondamentali considerazioni, ho letto con piacere la descrizione di quel che avvenne nel Natale del 1914 sulla linea del fronte.
Soldati nemici escono dalle trincee, mettono tavolini dove giocano alle carte, bevono insieme, si scambiano tabacco, giocano al calcio. Nel natale del 1915 non è più possibile, dalle due parti del confine gli alti comandi hanno minacciato la legge marziale per quelle forme di fraternizzazione con il nemico.

Per la prima volta, durante la Grande Guerra, i mass media insegnano la distanza, l’uomo al di là del reticolato, anche se guarda le foto dei suoi bambini come fai tu, anche se lo vedi fumare, devi odiarlo, non è il tuo prossimo, anche se è vicino

Io sono un inguaribile ottimista: se non spaventato dalla propaganda, l’uomo comune, quello che ha una famiglia, degli affetti, che capisce quanto siamo tutti eguali, è portato all’amicizia, l’inimicizia è sempre voluta dalla propaganda ben prezzolata.

Di questo, si parla anche qui.

Informazioni su diegod56

meno scrivo, meglio è
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

8 risposte a dal campeggio al residence

  1. Enrica Garzilli ha detto:

    Concordo con il campeggio perché ti dà una vicinanza e un contatto con la natura che non ti dà assolutamente niente altro.

    E anche il contatto con i vicini di tenda, senti tutto quello che dicono (e purtroppo, talvolta, fanno), e durante la notte in modo così chiaro che sembra di essere lì con loro, e partecipi della loro vita, e loro della tua, direttamente (i bei caffè con i vicini, le fette di pane e Nutella condivise!) o indirettamente. Sarà perché sono un animale assolutamente sociale, ma mi rendo conto che mi manca molto tutto questo. La fraternizzazione, ecco.

    La cosa più bella che imparato girando e lavorando all’estero è che dietro le differenze culturali, che in fondo sono solo superficiali, l’uomo è uguale a ogni latitudine.

    (Sono contenta che il libro _La morte del prossimo_ ti sia piaciuto, io l’ho trovato molto bello ed educativo, senza essere didascalico).

  2. diegod56 ha detto:

    grazie ancora enrica per avermi consigliato il libro, davvero una lettura densa di riferimenti ma niente affatto difficoltosa

    è il secondo che leggo su tuo consiglio, dopo quello sulla vita di albert speer

  3. Enrica Garzilli ha detto:

    spero che anche quello su Speer ti sia piaciuto, per me è stato illuminante di un certo modo di fare giornalismo e di vedere i fatti. Ed è anche molto bello, scritto bene (almeno in inglese, in italiano non so), e rivela pagine di storia che non è mai stata scritta.

  4. Enrica Garzilli ha detto:

    oops mi era sfuggito, pardon. Volevo aggiungere a quello che dicevi tu su Speer che è stato un grande architetto, ha reso tridimensionale anche nelle luci quello che Mussolini *prima di lui* usava in abbondanza: la monumentalità. Che è una delle caratteristiche dell’epoca romana, anzi, per essere precisi, dell’Impero romano. E come sai Mussolini si rifaceva a livello stilistico, e anche sostanziale (era un suo sogno quello di ricostituire l’Impero, credo), a questo tempo mitico e quasi senza tempo di Roma imperiale.

    Speer ha inventato per esempio i famosi fasci di luce, ora così usati anche nelle feste di paese. Solo per dare un esempio. Se ti va guarda su Youtube le Olimpiadi del 1936 a Berlino, dovrebbe esserci qualcosa (io ho visto dei documentari dell’epoca nella meravigliosa biblioteca di Harvard, luogo di delizie). Ha usato a fini propagandistici tutto quello che c’era da usare, tutti i mezzi architettonici. Peccato l’abbia fatto per il Fuhrer.

    Ma, d’altronde, si sa che gli unici che pagano come si deve gli artisti e gli intellettuali, nonché gli scienziati di ogni tipo, sono i governi totalitari! Beh anche la Dc lo faceva. Solo ora, con questi ultimi governi pseudo-populisti (sia di centro destra sia di centro sinistra) chi porta avanti la “cultura” e la scienza è considerato un perdente! (ehm perdonami la digressione, di cui tratto peraltro nel pubblicando libro, ma è un tema che mi sta molto a cuore quello del rapporto fra scienziati e potere)

    Mi sa che sono andata OT..

  5. diego b ha detto:

    cara boh, molto calzante invece, il tuo commento

    sia per la componente storica che per quella attuale

  6. Diego come si fa a contattarti? ;) magari via Facebook o msn o simili?
    Volevo un consiglio sul videoblogging…

    Ah tra l’altro il mio blog fa le bizze…tronca, sposta, muove…vabbè…

    Leggo la tua risposta qua.
    A presto. ;)

  7. diego b ha detto:

    no facebook, msn non so cosa sia, forse una marca di crociere?

    la mail mia è d56.mail[chioccolina]libero.it

    comunque io sono un autarchico naif del videoblogghing, nulla di professional…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.