Recensione de “L’orco„ di Jacques Chessex

Un libro che consiglierei di leggere questo mese è un romanzo pubblicato qualche tempo fa dalle edizioni Fazi: “L’ orco” di Jacques Chessex.
Trovo sia un libro sconvolgente per la crudezza con cui l’ autore svizzero affronta le angosce e le ossessioni del protagonista, evidente riflesso letterario della propria vicenda biografica.
Jean Calmet è un timido professore di latino e greco di Losanna e la storia narrata in terza persona è ambientata nei primi annin settanta: tascorse sono le esperienze dell’ esistenzialismo e del maggio francesi, e nel Canton Vaud la vita trascorre nello stile tipicamente elvetico, disciplinata e forse un po’ monotona. Un uomo non più giovane ma neppure per così dire propriamente “formato”, insegna ai suoi studenti senza conoscere ancora quell’ alterità adulta necessaria alla formazione di giovani menti, sempre indeciso e pronto a capitolare. Ecco che, con questi pochi elementi drammaturgici, si snoda il conflitto esistenziale del protagonista-autore che, dopo aver dato commiato al padre defunto, intraprende un percorso che si fa calvario, discesa negli inferi dei meandri della psiche, minacciata ossessivamente dal fantasma del genitore onnipresente, un padre-padrone che da sempre divora come un orco il piccolo Jean, eterno bambino, antieroe reietto e colpevole per natura.
Espliciti i rimandi junghiani e biblici che evidenziano il rapporto padre-figlio nella logica atavica di amore-odio, tema immortalato nella letteratura mondiale da un autore come Franz Kafka nella famosa lettera rivolta al padre. Qui lo scrittore ceco dichiarava in prima persona la sua paura verso l’ immensa figura genitoriale senza ravvisarne alcuna spiegazione razionale, e così il personaggio di Chessex si trova ad incarnare l’ emblematica figura di Giobbe, che avverte inesorabilmente lo sguardo su di sé di un Dio inquisitore che lo giudica e condanna.
L’ amore segreto per una giovane studentessa come unica via di salvezza dall’ inferno quotidiano lo macchia di un ulteriore sentimento di colpa, che lo perseguita irriducibilmente così secondo il dettato calvinista, altro tema pregnante del romanzo.
Uscito nel 1973 il libro vinse il Premio Goncourt, suscitando vivaci scandali tra pubblico e critica per l’ elegante commistione tra narrazione poetica di tematiche sacre e irriverenti nefandezze dionisiache.
Sorprendente resta l’ epilogo tragico dell’ autore recentemente scomparso: per dichiarare pubblicamente la sua solidarietà intellettuale nei confronti del regista polacco Roman Polanski accusato per stupro di minori, Chessex venne colto da un malore e morì sul colpo, sacrificato nella finzione e in vita e condannato dal padre-orco a quel destino prefigurato senza possibilità di redenzione.
Buona lettura e buona estate.

Informazioni su diegod56

meno scrivo, meglio è
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