la dittatura dell’ignoranza, breve recensione

Ecco la recensione di Graziano:

Un libro che consiglierei è l’ ultimo che ho letto: “La dittatura dell’ ignoranza” di Giancarlo Majorino pubblicato dalle edizioni Marco Tropea.
L’ autore, poeta e critico letterario milanese, personaggio eclettico tra i più apprezzati nel panorama culturale italiano, scrive questo pamphlet affrontando i problemi della conoscenza, giustizia, libertà e felicità e denunciando la situzione di ignoranza, eletta a regime di vuoto individuale e collettivo della società cotemporanea.
Majorino con l’ energia che gli è propria viviseziona quel regime invisibile che penetra nelle nostre piccole vite, nel quale sopravviviamo indifferenti e inermi, quella sudditanza diffusa e inalata, dove anche la parola e l’ immagine vengono espropriate e sottomesse al dominio del Denaro e del Potere:”… romanzi e film commerciali, trasmissione televisive e canzoni sono presi per opere culturali o artistiche. La parola Poesia è poi ridicolmente attribuita a chi genericamente dimostri di essere bravo nel proprio mestiere.” Parola e Immagine sono quindi oggi più che mai i puntelli di una “mascherata divisione tra chi ha, e quindi è, e chi non ha, e quindi non è.” Il libro di Majorino è composto di brevi capitoli dove si parla di arte, di televisione, di scuola, di lavoro, di politica, di precarietà – le nostre vite trasformate in vitette -, di impoverimento della lingua e di letteratura, osservazioni da cui escono con forza riflessioni su una visione organica di ciò che sta accadendo alle nostre ambizioni intellettuali. Linguaggio non facile il suo che spesso comunica attraverso suggestioni, mescolando sapientemente una prosa analitica, dolce o vendicativa, a sprazzi di rara potenza evocativa, qualità propria di chi ha osservato a lungo e acutamente e ha saputo individuare isolandola l’ essenza delle cose e del mondo.
Da questo connubio tra dittatura e ignoranza ne deriva quella “naturalezza della natura artificiale, ormai più vera del vero” con i suoi condizionameti e specchi di ogni formato che ci spinge in un meccanismo di assuefazione che pare irreversibile. Ma per Majorino qualche speranza si può ancora intravvedere; sono infatti ancora la Parola e l’ Immagine gli strumenti di resistenza e di opposizione, di quel non adeguamento non facile: “… occorre spostarsi e muoversi su di un terreno non previsto liberamente e autonomamente generando, eventualmente anche ironizzando, qualcosa di impreveduto, qualcosa che disorienti.”
Buona lettura.

Informazioni su diegod56

meno scrivo, meglio è
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