Kailasa

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meno scrivo, meglio è
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23 risposte a Kailasa

  1. Enrica Garzilli ha detto:

    su FB diversi amici mi e ti ringraziano per la segnalazione. Sai, se lo dico io che è un bel libro è un conto (sono partigiana) ma se lo dici tu..! E se lo dico io poi sembra che non sia vero, pensano tutti che io ami i libri “pesanti”: cosa assolutamente non vera. Certo, li leggo per lavoro. Ma non li leggo per sfizio e sopratutto non li scrivo.

  2. Enrica Garzilli ha detto:

    ps oddio mi è scappata l’ultima frase. Non li scrivo sempre, ho scritto anche cose pesantissime come ed. critiche e traduzioni originali di testi poetico-filosofici di una scuola kashmira medioevale davvero difficile. Ma molto bella però.

  3. diego b ha detto:

    sicuramente uno “strato” di studi rigorosi è indispensabile perchè possa esistere poi un livello divulgativo; è comunque certo, cara enrica, che non avrei mai prelevato dal caos della bancarella il libro di tucci se non avessi, in precedenza, letto il tuo blog, insomma il tutto è partito da lì

  4. The Catcher ha detto:

    Sei uno spettacolo quando spieghi i libri, Diego, in particolare nei video blog. Questo è definitivamente un genere letterario nuovo.

    L’amore di Enrica per Tucci, è comprensibile e ammirevole. Credo che non sarò mai sufficientemente colto per leggere Tucci: mi scontro già con molto meno. Se c’è un contro della cultura scientifica, è che tende a rimuovere quella umanistica dal tuo cervello, anche se resta dentro la tua formazione e il tuo cuore.
    Tucci sta uscendo dal raggio delle mie conoscenze raggiungibili intellettualmente, a favore di Wittgenstein. Che tristezza.

    @Enrica
    La storia dell’incontro, umano o fatto di affinità elettive, di Enrica con Tucci sarebbe sicuramente un racconto interessante. So che, Enrica, hai scritto qualcosa nel tuo blog su questo e chissà, magari hai anche scritto un libro “Garzilli meets Tucci”. Ma uno stralcio…? Una preview? Un trailer? ;)

    Per i tuoi lettori: “spoiler alert….!”

  5. The Catcher ha detto:

    Perchè hai fatto un cut and paste della parte centrale? ,)

  6. diegod56 ha detto:

    dai stefano, esageri con gli elogi, davvero

    in realtà la scrittura di tucci è per il lettore non specialista, nel senso che lui racconta con termini semplici la sua esperienza, non scrive, a me pare, con l’intento d’esser compreso soltanto dagli esperti, il pubblico per il quale scrive è a mio avviso la persona di media cultura della sua epoca, insomma credo (ma questo ovviamente lo sa senz’altro molto meglio la nostra amica enrica) che si senta un divulgatore

    il video è l’assemblaggio di due versioni, prima avevo girato quella in casa con la webcam del mac; avevo lasciato un paio di strafalcioni intollerabili (sbagliato la data della spedizione), allora ho girato l’inizio e la fine il giorno dopo, nell’unico momento libero possibile, cioè in macchina

    inoltre mi piaceva sperimentare la location varia col siparietto centrale, così da metter due volte la musica, che avevo suonato (si fa per dire…) apposta a suo tempo per il video sull’articolo di enrica su limes

  7. Enrica Garzilli ha detto:

    Stefano, Tucci, il maestro dei miei maestri che conobbi quando lui era vecchio e io avevo 16 anni, ha scritto cose difficilissime, ultra specialistiche e ultra tecniche, in tibetano letterario e in sanscrito. E ha scritto libri divulgativi, godibilissimi, come *Tibet ignoto* o come *Tra giungle e pagode* o *La via dello Swat*. Tutti libri da tenere sul comodino per rilassarsi prima di dormire. Come anche gli articoli dui giornali, peraltro.

    E poi è stato un ottimo politico, e il primo archeologo italiano dell’Asia: ha fondato lui l’archeologia tibetana e l’archeologia nello Swat e in altre aree dell’Asia centrale come il Sistan.

    Era un uomo poliedrico e leggere i suoi libri divulgativi è viaggiare con estremo gusto (visto che lui si divertiva): quello che ha fatto, con più furbizia e romanzando assai di più, il suo giovane aiuto fotografo di spedizione (del 39 e in parte del 48) Fosco Maraini con *Segreto Tibet*.

    • The Catcher ha detto:

      Una descrizione esemplare. appassionata, lucida la tua. Abbiamo avuto entrambi maestri da ammirare. Ma a 16 anni Tu non eri certo un’orientalista universitaria, Tucci sì. Che ci faceva una 16-enne al cospetto di un orientalista sicuramente navigato anche alle terribili acque politiche dei suoi tempi, intendo Gentile e Mussolini.
      Avrà conosciuto anche il genero di Mussolini, Galeazzo Ciano. E personaggi meno provinciali e più interessanti dei nostri “italici” del ventennio.

  8. diegod56 ha detto:

    grazie del chiarimento, enrica, in effetti il lettore dei libri divulgativi non può render conto dell’immenso lavoro scientifico e specialistico, anche se nello stesso “tibet ignoto” si accenna al fatto che l’autore legge e studia questi manoscritti antichi, ovviamente rimandando l’argomento tecnico alle sedi opportune; non è privo di fascino sapere che l’hai conosciuto e ne sei come dire una “nipote” culturale diretta; senz’altro quindi anche per te vale la stessa doppia valenza: divulgazione e racconto per un pubblico più vasto da un lato, studi, scritti specialistici e d’alto valore scientifico dall’altro;
    del resto il sapere “vero” nasce sempre come distillato da una mole grande di lavoro, altrimenti son solo chiacchiere da tuttologi come le mie

  9. Enrica Garzilli ha detto:

    Diego, che tu mi paragoni a Tucci mi lusinga ma credimi, anche se appartengo alla stessa scuola e ho ereditato (per forza, e poi per amore) la stessa metodologia, lui era davvero un grande, un grandissimo! Ha davvero iniziato nuovi campi di ricerca e ha fatto avanzare i vecchi.

    E comunque non è che avere studiato e tradotto per 20 anni dal sanscrito o dal vedico mi dia più diritto di te di parlare o di esprimere le mie opinioni. Forse sul sanscrito, ma stop. Io mi sono affacciata al mondo, e lo posso dire anche se con imbarazzo, solo nel 2004 con il blog. Tu forse un po’ prima. Su moltissime cose mi ritrovo ancora indietro anni luce da ragazzine di 17-18 anni che ascolto in biblioteca. Ho fatto una vita troppo chiusa e poco “pratica”. Tucci, per esempio, sapeva anche stare molto bene nel mondo e fare carriera ungendo le ruote giuste (Gentile per quasi 25 anni e Mussolini; Andreotti per quasi 40 anni, da dopo l’uccisione di Gentile).
    Insomma, un vero genio.

  10. diego ha detto:

    certamente, cara enrica, anch’io ho diritto ad esprimere le mie opinioni e riflessioni, quanto te o chiunque altro; però le tue sono “di fatto”, almeno su determinati argomenti, molto più autorevoli, nel senso che, per esempio, se io ho da scrivere una voce per un libro, alla voce “india” chiamo la prof.ssa garzilli e non il buon diego (del resto se mi devo togliere l’appendice spero lo faccia un chirurgo e non un seppur bravo tappezziere), insomma un professionista è un professionista

    sulla questione generale, cioè se si è capaci o meno a “navigare” il procelloso mare della vita, molto ce ne sarebbe da discutere: leopardi, altro ben famoso uomo delle marche, in fondo non è che abbia brillato come vita privata, eppure è leopardi; il “valore” di un uomo o di una donna, è difficile da soppesare, e anche una vita “chiusa” forse è una vita dove si lavora più “in profondità” per certi aspetti; e poi, cara enrica, non so di preciso, ma molto hai viaggiato, mi pare, e molto dai, in certi ambiti, sicchè forse, ti vedi più piccola di quel che sei

    sulle ruote da ungere, anch’io sono pessimo, ci butto la sabbia, qualche volta anche

  11. The Catcher ha detto:

    Il sapere vero non esiste, diego, io credo. Esiste la saggezza vera, di cui tu sei maestro. E la popolarità delle teorie che poi si fanno sapere comune.
    Il sapere è un contratto tra pari. Meglio la saggezza che è un contratto tra l’uomo e Dio.

  12. diego ha detto:

    caro stefano, mi pare che mi sopravvaluti e molto; ma, detto questo, la questione su cosa sia il “sapere” non è banale; certamente un problema di “fondazione” d’ogni sapere è sempre presente, però, credo che almeno in un ambito specialistico si possa affermare, sempre come approssimazione pragmatica e non come verità assoluta, che qualcuno è più addentro in una materia

    certamente può essere che un calzolaio saggio alla fine sia più filosofo del docente di filosofia teoretica della normale di pisa, ma, se voglio sapere cosa c’è scritto nella filosofia dello spirito di hegel, magari non lo chiedo al calzolaio ma al professore

    certo, il discrimen fra sapere e capire, non è semplicissimo, e su questo, buon stefano hai ragione, difatti nel tuo blog le tematiche della fondazione sono spesso trattate con attenzione

  13. The Catcher ha detto:

    Ne faccio un fatto più profondo. Quando ti agganci al circuito della conoscenza scopri, almeno nelle cosiddette scienze esatte, che qyello che chiamiamo sapere è un sapere convenzionale.
    Quando esponi una idea c’è sempre chi ti dice “non è vero perchè Caio ha dimostrato il contrario”. Galilelo diceva cose evidenti, ma il sapere dell’epoca (non composto solo dalla Chiesa), gli diede ripetutamente torto.
    Cosa spinge quindi una persona a perseguire, anche nel circuito del sapere specialistico, una idea. Un preconcetto. L’idea che la tua visione dei fatti è più corretta, più lineare, più semplice, più esplicativa. O altro.

    Cosa guida questo “preconcetto”, questa idea non fondata su nulla se non la tua personale intuizione delle cose (la medesima che ti guida nella scelta delle scarpe, o nella lettura di un libro) ? La saggezza delle cose.
    Più sei saggio, umanamente e culturalmente, più i tuoi preconcetti hanno possibilità di superare lo scoglio della “cultura comune”, del preconcetto sociale cristallizzato.

    La conoscenza è un mistero: per quello bisogna esser saggi più che colti. Tucci è un esempio di questo, mi pare. Ma non solo Tucci.

  14. Enrica Garzilli ha detto:

    Stefano, il sapere vero esiste eccome! Intendo dire specifico, è ovvio. Non vorrei mai vemire da te per togliermi un dente, o da Diego per farmi fare i capelli o da Pinco Pallo (studente in legge) per una consulenza legale importante. Certo che esiste.

  15. Enrica Garzilli ha detto:

    ps e anche in filosofia esiste: guarda i tecnicismi e i fini ragionamenti della logica buddhista. Non credo proprio che Diego (né tantomeno io) potremmo discuterne. E neanche tu.

    Se poi per “filosofia” intendi la saggezza umana, la comprensione, e tutti quei valori etici o morali che mostra Diego (non so se li abbia, non lo conosco, ma li mostra), beh, allora lui ha questo sapere a josa.

    Ma intendiamoci sui termini, sul sapere e sui saperi, se no si fa un pout pourri e tutto è relativo, quindi tutto diventa uguale a tutto. Infatti mi sono un po’ imbufalita quando un certo tizio per essere stato 15 gg due volte nella vita in India ne disquisiva con arroganza e supponenza con me, dicendo che lui sa più e meglio di me perché conosce un bramino e la sua famiglia! Ha lavorato per una vita in banca.

    Francamente, prima gli ho fatto una breve lista di errori marchiani che aveva fatto, documentati e documentabili, e poi alla sua riposta molto offensiva, quasi insultante (visto che è un tuttologo della migliore risma), neanche gli ho più risposto. Aldilà dei modi, intollerabili, date a Cesare ecc.

  16. diego ha detto:

    in effetti nei filmati risulto molto spettinato, quindi ovviamente non sembro un probabile bravo parrucchiere

    venendo alla questione, direi che la conoscenza vera, affidabile, di un tema deriva solo da una costante e seria applicazione; io faccio il grafico di mestiere, e non è che occorra un premio nobel, però già per usare a modo i software adatti in un flusso produttivo di lavoro, occorrono a mio avviso almeno dieci anni di esperienza; e questo per un mestiere non “alto”, un mestiere diciamo “medio”; quindi tanto più un ambito specialistico, penso richieda un lavoro enorme sia come tempi che come applicazione per essere adeguati; il buon stefano scrive un discorso interessante sulla “fondatezza” dei saperi, ma questo però a mio avviso è ambito più epistemologico, insomma cose filosoficamente anche impegnative;

    non sono un delinquente, ma certamente non quella summa di qualità morali che possono apparire erroneamente sul web, sono una persona con tutte le contraddizioni di un non-eroe

    onoratissimo comunque di accogliere queste interessanti considerazioni a calce d’un mio thread, grazie

  17. diego ha detto:

    aggiungo una considerazione, di banale buon senso

    quando tu, enrica, riferisci del bancario che si crede un grande sapientone delle cose indiane e, giustamente, ti fa arrabbiare, in fondo è una questione di banale educazione, che manca

    nel senso che se costui fosse stato semplicemente educato, e senza strafottenza avesse detto le sue opinioni, magari tu gli avresti detto: per essere un bancario, te ne intendi abbastanza, o qualcosa del genere; la maleducazione, la mancanza di modestia, l’atteggiamento arrogante provocano ovviamente una reazione negativa, e in effetti mi stupisco come tanta gente sia semplicemente maleducata, per strada o sul web ancora peggio

    citando lucio dalla: l’impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale

  18. Enrica Garzilli ha detto:

    gli ho risposto punto per punto e poi gli ho detto che per essere andato in India due volte se ne intendeva un po’, e forse ho sbagliato!;)

  19. Cara Enrica, ovviamente bisogna che definiamo il punto di vista. Il sapere utilitaristico è una cosa, i greci la chiamavano Techne in contrapposizione all’Episteme, se non ricordo male.
    La conoscenza circostanziata anche: “Wall” significa “muro” e le leggi del moto newotniano si riducono a poche formule.

    Quando però penetriamo negli ambiti di discussione nuova, quelli strettamente scientifici – esiste l’entanglment quantistico ?,il cervello è una macchina? L’inconscio esiste? – allora le opinioni si fanno meno nette.

    Non lo vedo come un fatto di progresso: quello che oggi non è noto, domani lo sarà. Lo vedo come un limite epistemologico intrinseco: quando cerchi di guardare da vicino i dettagli di una teoria, la conoscenza si sfoca, sguscia via, diventa contradditoria, si autoannulla e ci rivela tutti i nostri limiti. Sappiamo ma in modo miope. Ogni conoscenza può essere contraddetta con gli strumenti che la generano (come Goedel in parte mostrò, nei limiti della matematica).
    La contraddizione intrinseca, e l’incompletezza insuperabile (?) della conoscenza è probabilmente il motivo stesso della sua esistenza.

    Ti lascio a riflettere ad esempio s uno dei più grossi misteri della natura: l’anima femminile ;) E Dio. Due “incirscuptibilis” molto vicini tra loro. ;)

  20. Sulla questione del bancario mi pare che si commenti da sè la cosa…Scusa se sorrido di lui.
    Mi pare che qualcuno dimentichi talvolta che certe forme di professionalità vengono certificate più e più volte ai livelli massimi. Molti non sanno quanto complessa e approfondita sia la vita professionale di chi studia per mestiere. Mi riallaccio ad esempio alle recenti polemiche su Tucci.
    Questo fa parte della maleducazione del “povero di mente”, però.

    E questo bancario che fa ora? Dirige una banca buddista ? ;)
    Fa soldi reincarnandoli? ;)

  21. Diego mi sono accorto ora di come sono indurito dalla terminolgia del mio lavoro: ti ho chiesto perchè hai fatto un “cut and paste” del video… Anzichè chiederti perchè hai tagliato e sostituito la parte centrale.
    Mmmm… penso di dover andare in vacanza—

    • diegod56 ha detto:

      era chiaro lo stesso il quesito, ormai siamo tutti dentro certe terminologie, da cui traiamo i termini anche per altri contesti

      ti ricordi i flipper degli anni 60?, erano fantastici aggeggi elettromeccanici, se li scrollavi di brutto per barare, andavano in “tilt”

      difatti si diceva poi, quando eri un pò scombussolato, sono in “tilt”

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