filosofia del viaggio

Un libro che consiglierei è l’ ultimo che ho letto: “Filosofia del viaggio” di Michel Onfray, pubblicato da Ponte alle Grazie. Questo breve ma prezioso saggio porta come sottotitolo “Poetica della geografia”; nelle sue riflessioni il filosofo francese si interroga sul significato della necessità di percorrere distanze verso un altrove sconosciuto.
Il viaggio, precisa Onfray, sembra fornire l’ occasione per dilatare i cinque sensi, per sentire e comprendere in modo più profondo, guardando e vedendo in modo più intenso verso l’ infinita tensione che può riservare l’ esperienza di colui che viaggia. Siamo sollecitati perciò a scegliere una destinazione sfogliando le pagine di un atlante o puntando un dito su di un mappamomdo, anche se è come se fossimo noi ad essere convocati dalle possibili destinazioni, in quanto il corpo del viaggiatore “aspira a ritrovare l’ elemento nel quale si sente più a suo agio”; ecco allora che il nome di un paese o di una città o ancora di un fiume o di una montagna sembrano attrarci perché ci riportano a sensazioni di un tempo remoto, agli albori delle nostre origini. Siamo alla ricerca della nostra soggettività perché il viaggio rappresenta l’ invito socratico alla conoscenza del sé, esortati dai nostri dubbi a tracciare bilanci esistenziali. Il viaggio è stato spesso pretesto di tanti scrittori proprio perché tesi a farsi, per via di traiettorie poetiche, scrupolosi esploratori di seducenti centri urbani così come di romantiche cornici periferiche. Il flaneur si veste di mezzi pronti a conservarsi nella memoria, oggetti, appunti, fotografie, odori, che gli permettono di evitare quello che in tempi moderni è divenuto un vero e proprio olocausto del ricordo. Si pensi ad viaggiatori come Stendhal, Goethe, Conrad, Benjamin, Walser, Sebald, le cui opere ci hanno lasciato meravigliosi ritratti di geografie sentimentali, di luoghi eletti a consacrare la nostra identità, il nostro “essere che abita nel mondo” citando Heidegger. Secondo Bachelard lo spirito del nomade va a caccia di una poetica dello spazio per darsi diritto a sognare. Infine dopo il viaggio, il movimeto, lo spostamento, l’ esaltazione e il lento ritorno a casa non resta che ricongiungersi al nostro paese di origine, inteso come punto di partenza di quel cammino realizzato durante la nostra vita.
Leggere questo piccolo libro permetterà di prepararsi ad un prossimo possibile viaggio con maggior consapevolezza, ad una visione afferrata prima che svanisca.
Buona lettura.

Informazioni su diegod56

meno scrivo, meglio è
Questa voce è stata pubblicata in Recensioni Graziano, della libreria Contrappunto. Contrassegna il permalink.

2 risposte a filosofia del viaggio

  1. Enrica Garzilli ha detto:

    Sai Diego, quando leggo le tue recensioni mi viene sempre voglia di leggere il libro. Forse è male, ne ho già così tanti arretrati.

  2. diego b ha detto:

    cara enrica, per queste dove c’è il mio amico libraio io sono solo il rozzo regista del video, e anche il testo è suo (anche se da me “approvato e pubblicato”)

    in effetti ogni volta che leggiamo un libro, in qualche modo siamo costretti a non leggerne tanti altri, è quasi una forma di disciplina ascetica che occorre

    poi, le persone come te, che i libri li scrivono, son messi ancora peggio, perchè il tempo che scrivi, non leggi

    comunque, io mi fido dei riassunti degli amici, in qualche modo rimediano al problema

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