Col mio becco giallo.

Giorni fa mi godevo l’aria primaverile in cortile, è bello ogni tanto essere inoperosi a metà mattinata, orario nel quale solitamente una persona rispettabile lavora, si guadagna il pane, secondo una desueta retorica. Ero giustificato: aspettavo un artigiano per un lavoretto in casa mia. Come al solito, c’era la signora dei gatti, affaccendata dietro a qualche animale da nutrire, pronta a quel chiacchierare placido che solo i pensionati possono permettersi; in mano un cartoccio con delle grosse briciole di dolce, col gesto invogliava un bel corvo dal becco giallo a scendere dal palo dove stava appollaiato; in realtà, mi fece osservare la signora, lui stava attento alla gatta, aspettava che fosse lontana per buttarsi in picchiata sul dolce, e poi volare verso il grande nespolo del giardino a fianco; il prezioso cibo, non era per lui, ma per i piccoli merli, nascosti; il furbo pennuto cercava di evitare che il felino, seguendolo, trovasse il rifugio dei piccoli, insomma stava attento per risparmiare loro una brutta fine. Il gatto felpato s’allontanava dal cortile, e il merlo guardingo osservava; poi, finalmente, scese ad afferrare il cibo, e volò dai figlioli; interessante, ma ancor più interessante un’altro fatto curioso: l’uccello poi volò, col dolce nel becco, anche nella direzione opposta, verso un altro giardino, e l’anziana signora mi spiegò che andava presso una gabbia: qualcuno aveva trovato uno dei piccoli merli e l’aveva messo in cattività, ma, nonostante questo, la sua mamma e il suo babbo andavano alla prigione, per portargli il cibo. Onestamente la gabbia non l’ho vista, ma i merli, andare avanti e indietro, sì, e ci credo; e provo tenerezza. Certo che i sentimenti più veri, dentro di noi, non sono quelli umani, ma quelli così antichi da essere comuni con le altre creature; chissà, forse il buono e il bello di noi, appartiene ad una dimensione molto più antica che a quella della storia del pensiero; è la storia della vita. Mi viene anche in mente certe teorie orientali per cui nelle vite precedenti siamo stati altri animali, e ad ogni giro si sale nella scala, dallo scarrafone all’homo sapiens. Però, certe volte, gli animali, mi sembrano meglio di noi: chissà com’ero bello, col mio becco giallo.

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meno scrivo, meglio è
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7 risposte a Col mio becco giallo.

  1. DaZa ha detto:

    In realtà è solo un istinto.
    Il cucolo ne approfitta e mette un suo uovo nei nidi degli altri – eliminando un uovo originario – così che questi, una volta dischiuso, si ritrovano costretti a nutrirlo a scapito della stessa propria prole perchè il cucolo appena nato butta fuori dal nido le altre uova o anche i piccoli (è più grande delle specie di cui approfitta, circa una trentina)

    Non è natura anche questa? Non è vita anche questa?

    Il buono è concetto morale e la morale è “artificiale” nel senso che nasce proprio dal pensiero dell’uomo. E’ il nostro pensiero e l’empatia che nasce da questo che ci porta a interpretare certe azioni.

    In natura le cose avvengono perchè hanno uno scopo. Siamo noi che in un’azione affianchiamo allo scopo la morale, così che un gesto non è solo funzionale (raggiunge o no lo scopo ) ma anche giusto o ingiusto (cioè morale)

    La parte buona di noi non appartiene perciò a una ipotetica natura arcadica. La parte buona è umana. Però bisogna saperla ascoltare.
    Ed è questo che secondo me si è un po’ perso.

  2. DaZa ha detto:

    Ehh… col mio misero collegamento non posso guardare video ^_^

  3. ericablogger ha detto:

    non è solo istinto, credo che anche loro , cani gatti, uccelli, abbiano dei sentimenti verso i loro cuccioli o prole che si dica
    un vero peccato invece che gli umani abbiano messo in gabbia il piccolo merlo
    forse sarebbe finito in bocca a qualche micio ma forse i suoi genitori sarebbero riusciti a farlo tornare con loro nel nido
    quella gabbia dovrebbe essere aperta in modo che il piccolo sia libero di andarsene quando vuole!
    grazie di essere passato da me e di aver lasciato un commento erica

  4. diegod56 ha detto:

    anche secondo me la questione è controversa, certo è che il concetto di “istinto” come anche quello di “sentimento” non sono poi definibili in modo incontrovertibile, è difficile valutare la “coscienza di sè” degli animali, anche se mi pare d’aver letto che almeno per alcuni superiori (delfini, elefanti, scimmie antropomorfe) pare certo ne siano dotati

  5. DaZa ha detto:

    Come detto gli uccelli nutrono anche l’assassino della loro prole quindi dubito che quel che li spinge sia un sentimento.
    E anche i mammiferi – quindi animali qualche gradino più su nell’evoluzione – abbandonano la prole a morte certa se nasce sofferente di qualche handicap, perchè è un peso per la soppravvivenza propria e del gruppo.

    Non dico che gli animali siano insensibili, non sentano dolore o che siano fabbriche di bistecche semoventi per noi, sia chiaro, anzi…
    La natura è un mondo ben diverso da quello che ha portato l’uomo a formulare le “regole morali” -non migliore o peggiore, diverso- e per questo penso che riflettere certi sentimenti (che mal capiamo e governiamo persino in noi stessi) sui loro comportamenti anche se “romantico”, sia comunque una forma di “umanocentrismo” che poco ha a che fare con la comprensione della natura… loro e nostra.

    Modesta opinione ovviamente.

  6. diegod56 ha detto:

    buon daza, ti rimando al libro di cui parlo nel mio video:

    amore e odio, di eibl-eibesfeldt irenäus, edito da adelphi

    l’autore è un discepolo di lorenz

    il tuo ragionamento è fondato, ragionevole, ma in questo libro si “rovescia” il problema, cioè si cerca quanto degli animali “è in noi” più che cercare ciò che v’è di umano in essi; e leggendolo potresti avere delle sorprese, te lo consiglio caldamente

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