due parole intorno ad un classico: “the catcher in the rye„

dal mio amico graziano, della libreria “contrappunto”, per il magazine www.peve.it

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6 risposte a due parole intorno ad un classico: “the catcher in the rye„

  1. Lizzie ha detto:

    Uno dei piú bei libri mai letti. Ho letto sia la versione inglese che quella italiana, ma penso che quest’ultima vada aggiornata: troppo pesante e troppo lontana dal modo in cui gli adolescenti parlano. Penso che neppure negli anni ’50 un adolescente avrebbe mai detto cosí tante volte “vattelapesca”!

    • diegod56 ha detto:

      interessante questa notazione sulla traduzione “attuale” del linguaggio giovanile; è un problema non da poco

  2. Lizzie ha detto:

    Beh, trattandosi di un romanzo di formazione uno si aspetta come minimo che il bacino di lettori piú papabili siano gli adolescenti, ma scritto in quella maniera, é difficile da digerire. Ad esempio, tempo fá ripresi in mano Le Grand Meaulnes, non che sia proprio uno splendore, e l’effetto non é stato lo stesso che mi fece quando lo lessi alle medie, ma per quanto sia stato scritto quaranta anni prima ha un adattamento migliore che lo rende piú piacevole. Esempi cosí potrei farne a migliaia e la cosa brutta é che spesso ci perdiamo dei libri spettacolari per pessime rese italiane.

    • diegod56 ha detto:

      però se accettiamo questo pur intelligente ragionamento, d’un libro dovremmo continuamente, o quantomeno ogni vent’anni, rifare la traduzione; comunque, in effetti è un problema abbastanza complesso sul quale non m’ero mai soffermato, e sul quale non ho certamente strumenti culturali adeguati per giudicare; mi piacerebbe leggere o sentire l’opinione del graziano su questo punto

  3. graziano ha detto:

    Un libro che consiglierei è l’ ultimo che ho letto: “Il giovane Holden” di Jerome David Salinger, pubblicato in Italia dall’ editore Einaudi nel 1961.
    Fino a poco tempo fa si sapeva che Salinger viveva da recluso in una casa in collina nel New Hampshire sin dall’ inizio degli anni cinquanta, restio ad apparire in pubblico; per chiunque provava di valicare il confine della sua privacy, la leggenda vuole che non si tirasse indietro nel respingere i suoi visitatori con tanto di fucile imbracciato.
    Salinger era nato a new York nel 1919, aveva frequentato studi irregolari, quindi partecipato allo sbarco in Normandia; poi l’ esordio folgorante nel ’51 col romanzo che gli procurò fama mondiale “Il giovane Holden”, cui seguirono i “Nove racconti” nel ’62, “Franny e Zooey” nel ’63, “Alzate l’ architrave, carpentieri e Seymour. Introduzione” nel ’65 e l’ ultimo racconto lungo “Hapworth 16, 1924” sempre nel 1965; poi silenzio per oltre cinquant’ anni, almeno per quanto ne sanno gli editori. All’ inizio di questo 2010 la notizia della sua morte fa nuovamente parlare dello scrittore ormai celebre per non voler esser stato famoso. “The catcher in the rye” è il titolo originale del romanzo che lo consacrò nell’ olimpo dei grandi del novecento americano, che tradotto in italiano suonerebbe all’ incirca come “L’ acchiappatore nella segale” oppure nel gioco di parole slang come “Il terzino nella grappa”. E’ un romanzo di formazione che racconta un balordo week-end del sedicenne Holden Caufield, adolescente di buona famiglia che depresso ed annoiato grida al mondo intero la sua insofferenza, il suo disagio. Famoso l’ incipt del romanzo: “Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e come è stata la mia infanzia schifa e cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne”. Holden rappresenta il giovane ribelle che abbandona la scuola poco prima del Natale per tornare in famiglia, deluso ed arrabbiato. Nell’ arco di pochi giorni si ubriaca, va a prostitute, si prende gioco di alcune suore, fa a botte, tra un taxi e l’ altro incontra vecchie amiche, dice di amare la musica jazz e libri come “Il grande Gatsby” di Fitzgerald, padre della lost generation, o generazione perduta, quella che uscita dalla guerra insegue il sogno americano a ritmi sincopati, con tante sbornie e velocità autodistruttive. Quando è lucido e triste cerca le anatre di un laghetto vicino al Central Park… Non vorrei aggiungere altro per questo classico della letteratura, un capolavoro di stile – la forma parlata e colloquiale dei personaggi, la trama scarna e lineare – che merita di essere letto almeno due volte, quando si è giovani e quando ricordiamo di esserlo stati. Lo stesso Holden/Salinger chiude con questa confidenziale e provocatoria raccomandazione la sua storia: “Non raccontate mai niente a nessuno. Se lo fate, finisce che sentite la mancanza di tutti”.
    Buona lettura.

  4. diego b ha detto:

    benissimo, graziano

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