Una luce che il tempo non spegne

Arnaldo da Brescia, Giovanna d’Arco, Giordano Bruno, tanto per citare tre personaggi che col fuoco hanno avuto a che fare. Il fuoco, dell’antica ripartizione di Empedocle, rimane da sempre il più affascinante degli elementi, per la sua natura così fortemente simbolica (anche se parole come aria, terra, acqua hanno anch’esse tante e profonde implicazioni).
Il canonico agostiniano Arnaldo, ebbe come maestro Pietro Abelardo e studiò con passione le opere dei Padri della Chiesa. Accusò il clero di interessarsi di vicende politiche, predicava il ritorno alla povertà evangelica, all’elemosina, alla solidarietà. Quel che gli costò caro fu il rifiuto assoluto del potere temporale del Papa e della Chiesa (nel secolo successivo, Francesco d’Assisi, predicò lo stesso ritorno alla povertà evangelica e alla solidarietà, ma non si pose in urto “frontale” con il potere della Chiesa). Nel giugno 1155 Arnaldo venne condannato all’impiccagione, il suo corpo fu arso al rogo, le sue ceneri furono sparse nel Tevere. A Brescia c’è il monumento, in Piazzale Arnaldo, e il prestigioso liceo della città porta il suo nome. Di Giordano Bruno e di “Jeanne la Pucelle” credo che tutti più o meno sappiano, e non mi dilungo. Quando un personaggio finisce la sua missione sul rogo, a me pare che quel fuoco lasci un segno più persistente nell’immaginario, nell’orizzonte della storia, nella capacità d’evocare una luce che il tempo non spegne, ma continuamente ravviva.
Nell’antica Roma le Vestali avevano una grande importanza, e il loro compito di mantenere acceso il fuoco della dea Vesta, era percepito come il compito di custodire, mantenere, tenere appunto accesa la vita stessa dell’Urbe. Da sempre, il fuoco ha un fascino enorme, tanto è vero che ancora adesso, davanti ad un camino acceso, è quasi inevitabile attardarsi un pò ad osservarlo. Credo che il morire sul rogo, garantisca al condannato una fiaccola perenne, difficile da cancellare dall’immaginazione, difficile da spegnere nell’oblìo.
Nel bruciare c’è sempre un elemento di fine che diviene inizio, un passaggio definitivo, un pò eroico. Il senso del definitivo, del non poter tornare indietro, lo associamo al fuoco; perfino nelle alchimie della politica si dice: il candidato è “bruciato” non è più adatto alla contesa.
Vorrei chiudere ricordando gli operai morti nel fuoco, in Piemonte, nel rogo del dicembre 2007; speriamo che il fuoco, simbolo potente, dia una mano anche lui a non dimenticarli. Ma in questi nostri tempi d’informazione famelica di inutili novità, i simboli fanno poca presa, purtroppo.

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meno scrivo, meglio è
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