parole rubate alla vita

Una scarsa consapevolezza dell’importanza che nella vita umana assume il radicamento in uno spazio ben preciso, familiare, sentito come proprio, conduce a formulare alcune ipotesi antropologiche letteralmente sradicate.  [...] Al di là delle città, delle campagne, dei mari e dei luoghi, si aprirebbe lo spazio senza confini degli intellettuali collettivi, la cui presenza in ogni luogo viene montiplicata dagli schermi. Come facilmente si intuisce, pulsa in queste tesi un entusiasmo esplicito verso il cyberspazio senza territorio, senza identità, senza interiorità.
(A.G. Biuso, La mente temporale, pag. 107)

Certo che siamo entusiasti dell’internet. Chi non apprezza quegli spazi nuovi in cui scrivere, leggere, costruire nessi, intessere una rete elaborata e potenzialmente infinita di scambi?

Ma attenzione: sono convinto che tutto quel che immettiamo nel cyberspazio è debitore dalla vita vera, dal sangue, dal respiro, dagli odori acri o dolci del mondo. Nulla nasce lì, in quel gelido interregno, tutto è succhiato, prelevato, copiato, dalla nostra vicenda, dal nostro antico, doloroso e intenso, girare dei giorni.
Ma c’è un altro aspetto, contiguo ed analogo a questo. Anche il potere usa molto le grandi possibilità di velocità e interconnessione. Fascia la vita reale delle donne e degli uomini in una guaina di regole, di dati numerici. La vita di interi popoli è riassunta, sul monitor, da uno spread che sale, un PIL che decresce.

Un cyberspazio parallelo fatto di denaro veloce, un potere dei numeri più forte d’ogni lento, antico, desiderio umano di pane, di calore, d’amicizia.
Ed ecco pronto il rimedio, il simulacro della libertà: un post, un blog, parole rubate alla vita, ma che forse, alla vita non restituiscono un bel niente, se rimangono lì, nel monitor.

5 Risposte a “parole rubate alla vita”

  1. Julo d. Dice:

    Potrà sembrarti strano, ma sono completamente d’accordo col prof. Biuso. E anche con te.
    Internet, come tutte le invenzioni umane, è un giano bifronte. Può essere ‘buono’ o ‘cattivo’. Non va demonizzato, ma neanche osannato a priori.
    Il guaio è che troppi ne fanno un idolo a cui sacrificare la propria vita reale, concreta. E alla fine si finisce per sacrificare all’idolo la propria libertà e la propria dignità di essere umano.

    Pace e benedizione
    Julo d.

    • diegob Dice:

      non mi sembra strano julo, tu sei un uomo buono e intelligente (più di me senz’altro)

      provo sincero affetto per te, per l’uomo in carne ed ossa, per l’uomo vero che, con fatica, sta navigando questa vita

      certo, il mezzo consente di comunicare, è molto pratico, ma il «materiale» lo prendiamo appunto dalla vita, non nasce nel cyberspazio

  2. Denise Cecilia S. Dice:

    [...] lento, antico, desiderio umano di pane, di calore, d’amicizia.

    Solo per questo, grazie, grazie, grazie.

    • diego Dice:

      cara c.d., sei molto gentile, ma una bella frase non è qualcosa che merita così tanta gratitudine, rispetto ad un gesto concreto, di quelli che costano fatica per davvero

    • Denise Cecilia S. Dice:

      Non te l’avrei scritto, se avessi trovato soltanto che fosse una bella frase e non, come tu stesso evidenzi, il risultato di brani ripetuti di vita concreta.
      Non ringraziarmi dunque, non faccio che rilevare un’ovvietà.

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